IMPERO di Michael Hardt e Antonio Negri

Recensione a cura di Pino Rotta


"Un libro che sta suscitando grande fermento nelle università da San Paolo a Tokyo" – The New York Times

"Non occorre condividere la prospettiva marxista degli autori per trovare il libro affascinante" – Time

"Impero disegna una straordinaria visione politica: siamo una specie creativa ed illuminata, e la nostra storia è quella del progresso dell’umanità" – The Observer

"La Bibbia del nuovo movimento" – L’Espresso.


Impero è un testo che riscrive l’analisi filosofica e politica marxista in chiave biopolitica.

Abbiamo a che fare con una situazione politica che mostra ormai, seppure ancora convulsamente, una profonda e radicale trasformazione del sistema capitalistico nelle sue componenti di ristrutturazione sia degli strumenti di produzione che della formazione della sovranità. Questa trasformazione, che ormai conosciamo con il nome di Globalizzazione, è in atto in un contesto di crisi globale ma cammina speditamente verso la ricerca di sintesi di questa complessità. Una sintesi che non sempre si riesce a cogliere dato che ancora sono forti le connotazioni territoriali del processo, ma è indubbio il superamento ormai definitivo del concetto di territorio-nazione. Tutto questo sembra scontato, tutti sia nel campo progressista che in quello conservatore sostengono questa tesi, anzi su questa tesi si creano fronti di scontro anche sincero all'interno stesso dei due grandi schieramenti e non solo in Italia.

Il problema è che questo scontro rimane alla superficie delle questioni che riguardano la struttura profonda del neocapitalismo globale.

Eppure esistono tutti i parametri geopolitici, economici e sociali per individuare le connotazioni strutturali del capitalismo post-moderno. Le sue connotazioni neoimperialistiche configurano per quanto paradossale possa sembrare un Governo del Mondo che possa garantire pace e sicurezza perchè solo con la pacificazione dei conflitti e la sicurezza dei nuovi mercati e crocevia commerciali si potrà realizzare una globalizzazione dell'economia e della sovranità, si potrà imporre, anche concettualmente, il Pensiero Unico. Questo è il vero rischio per la democrazia oggi.

In questa ottica di Governo Mondiale, che non si realizzerà in breve tempo evidentemente, si muovono, come schiacciasassi, le politiche neoliberiste che hanno fretta di realizzare questo processo senza farsi scrupoli di usare politiche economiche vampiresche che riducono in povertà gran parte dei lavoratori occidentali e tengono in schiavitù i cosiddetti paesi in via di sviluppo, che mercificano i flussi migratori ed usano la potenza militare per schiacciare sotto macerie insanguinate le zone di conflitto che si ribellano a questa omologazione.

E' successo nei Balcani ottenendo il doppio risultato di neutralizzare la posizione di autonomia dell'ex Jugoslavia e creare un lungo periodo di destabilizzazione in Europa e sta succedendo in Medio Oriente e in Palestina, nel centro del Mediterraneo.

In questa chiave di lettura bisogna vedere le dichiarazioni di Bossi e Berlusconi quando frenano il processo di Unione politica europea, servi degli Stati Uniti, principali ma non unici artefici della costruzione dell’Impero, hanno oggi nel Governo italiano la V^ Colonna nella nascente Europa che l'America non vuole e farà di tutto per affossare. Mentre il Governo del Mondo fa le prove di dominio però moltitudini di lavoratori si organizzano e premono per ottenere il riconoscimento del proprio diritto di autodeterminazione.

Moltitudini di proletari fanno eco alla globalizzazione iniziando a mettere in rete esperienze di diversità e capacità di lotta. La diversità è cosa diversa dalla conservazione delle radici storiche e antropologiche che se non inserite in un processo di progresso sono una retorica e nostalgica favola del passato. L’unione dei diversi nella realtà di oggi e nella lotta per la democrazia reale, questo mette in crisi il Sistema della globalizzazione ma mette in crisi anche le rigide categorie della sinistra.

Rinasce l'esigenza di una lettura marxista, anche teorica, del conflitto sociale in ambito globale, non più in senso lelinista della rivoluzione in solo Stato, ne in senso utopico di una rivoluzione mondiale futura, ma in un senso immanente e pragmatico della lotta intenazionalista che ha una connotazione nuova ed una sua intrinseca necessità di stare dentro il processo di globalizzazione dell’economia e della formazione della nuova sovranità.

I conflitti di questa nuova epoca del sistema capitalista non hanno quasi più nulla di quello che conoscevamo e che appartiene alla stagione della cosiddetta modernità, questi nuovi conflitti sono espressione di singolarità oppresse e sfruttate, che vivono il lavoro non più solo come risorsa ma anche come desiderio, che solo in un'ottica di rete, di movimento internazionale possono puntare a diventare sistema plurale ed alternativo al nuovo Potere Imperiale.

Occorrerà contrapporre al potere policentrico e virtuale, anche se reale e brutalmente e violento, dell'Impero la resistenza dell'opera, del fare marxista, di quel fare che non sta fuori della realtà ma che opera nella realtà per cambiarla.

(Michael Hardt e Antonio Negri, IMPERO, Rizzoli Editore 2002, pagg. 451, 20 Euro)


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