"Europa Unita" - I volontari dell'A.V.I.E.U.
Di Omar Minniti
Nel
cuore dell’area Grecanica calabrese, sulle coste del Basso Jonio reggino,
opera da quasi nove anni un’associazione di volontariato davvero polivalente,
il cui operato spazia in diversi campi d’intervento a tutela della popolazione
e del territorio. Nata nell’aprile del 1992, sulla spinta dell’impegno dell’attuale
presidente Agostino Stelitano e di altri otto "pionieri", l’Associazione
Volontari Italiana "Europa Unita" (A.V.I.E.U.) ha la propria sede
principale nella frazione Galati di Brancaleone (RC), sita in locali di
proprietà comunale, ma estende il proprio bacino d’utenza, principalmente, ad
altri quattro comuni della zona: Palizzi, Bruzzano, Ferruzzano e Staiti.
Come afferma Stelitano, di professione ferroviere, <<le attività che espleta l’Associazione spaziano dal servizio antincendio boschivo alla protezione civile, dagli interventi nel settore socio-sanitario alla prevenzione antisismica>>. L’ "Europa Unita" può contare sull’apporto si circa 150 volontari, dislocati tra la centrale operativa di Galati e le due sedi distaccate, site a Palizzi e Condofuri; ma il sodalizio intende allargare i propri ranghi ed ha in progetto l’apertura di altre postazione dislocate sul territorio provinciale. Tra non molto, ad esempio, diverrà operativa la sede di Terreti di Reggio Calabria.
Un impegno che è valso all’Associazione, iscritta al Registro regionale del volontariato, numerosi riconoscimenti, anche al di fuori dei confini della Calabria: primo tra tutti, quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile. "Europa Unita" è anche parte integrante dell’Associazione Nazionale Pubblica Assistenza (A.N.P.A.S.), presente nel comprensorio reggino con 22 Organizzazioni senza scopo di lucro (Onlus).
Dicevamo,
uno dei settori prioritari d’intervento dei volontari diretti da Stelitano è,
specialmente nel periodo di massima allerta, tra i mesi di maggio e settembre,
la prevenzione degli incendi boschivi; problema particolarmente sentito nella
nostra Regione, che occupa la prima posizioni nella triste graduatoria nazionale
degli ettari di superficie devastati dal fuoco. Un vero e proprio disastro
ambientale, dovuto solo in minima parte a cause naturali o accidentali, al quale
l’Associazione tenta di fare fronte mobilitando ben 79 volontari, addestrati
sulla base delle più innovative tecniche antincendio, supportati da cinque
fuoristrada con la capienza di 400 litri d’acqua ciascuno. Ancora poco per
contrastare adeguatamente un rischio di tale entità. Ma, assicura Stelitano,
che per la prossima estate <<è in progetto l’acquisto di un’efficiente
autobotte, con la capacità di ben tre mila litri d’acqua, destinata non solo
allo spegnimento degli incendi, ma anche all’approvvigionamento idrico nei
mesi più torridi>>, durante i quali l’attività dell’Associazione
riesce ad abbracciare i territori di dieci comuni del Basso Jonio.
Nei periodi più "caldi", l’ A.V.I.E.U. organizza il servizio con squadre operative formate da un minimo di tre volontari per ogni mezzo antincendio. Tutte le squadre sono collegate via radio, oltre che alla sede centrale, alle altre sedi distaccate e ad ulteriori postazioni d’avvistamento, collocate in punti strategici. Una struttura articolata che <<permette un eccellente monitoraggio e –dice il presidente del sodalizio- soprattutto un buon coordinamento delle squadre d’intervento>>, secondo uno schema consolidato per il quale <<la nostra sede centrale può intervenire solo dopo aver avvisato dell’incendio il Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria, che è designato a coadiuvare tutti gli interventi>>.
Solo nel corso dell’anno 2000, l’Associazione Volontari Italiana "Europa Unita" ha effettuato 184 interventi di spegnimento e 48 di ricognizione e avvistamento, utilizzando nella fasi più critiche più di 30 volontari contemporaneamente. Uno sforzo ingente, che è gravato sulle risorse del gruppo per oltre 50 milioni di lire, relativi alle spese affrontate per l’acquisto del carburante per i cinque mezzi impiegati, dell’equipaggiamento necessario, per coprire le assicurazioni dei volontari e mano d’opera varia; mentre nelle casse associative sono entrati solo 28 milioni, in base ad una convenzione stipulata con l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. Oneri ingenti, per chi opera grazie alle prestazioni gratuite dei propri soci, i quali ricevono, nel migliore dei casi, solo un rimborso delle spese sostenute.
Importante
l’appello lanciato dall’Associazione, nel tentativo di porre un argine alla
desertificazione del nostro territorio. Un appello accorato rivolto alle
Amministrazioni comunali e ai cittadini delle località maggiormente interessate
dagli incendi boschivi, cercando di attirare l’attenzione su uno squallido
scenario, provocato principalmente dagli incendi dolosi, che << rende le
montagne spoglie e grigie, con il conseguente aumento del pericolo di frane>>.
L’A.V.I.E.U. invita a non dimenticare i tragici eventi del luglio 1998,
<<quando il fuoco devastò il territorio di diversi Comuni del Basso Jonio
reggino, causando la distruzione di gran parte del patrimonio boschivo, la morte
di centinaia di capi di bestiame, la scomparsa di ogni genere di selvaggina>>.
Uno scenario che può ripresentarsi di anno in anno, <<se non si
interviene con tempestività>>. Ai sindaci della zona è stato chiesto di
appoggiare e incentivare le organizzazioni di volontariato impegnate nella
prevenzione e nella lotta contro le combustioni, nonché di <<creare in
ogni paese gruppi preparati, attrezzati ed equipaggiati per intervenire
tempestivamente ad inizio incendio>>.
Nel manifesto fatto affiggere in tutte le località della zona, si è rivendicato anche l’istituzione di squadre operative formate da dipendenti comunali, impiegate anche al di fuori dell’orario di servizio, pronte per intervenire prima che le fiamme si propaghino irrimediabilmente. Un’ipotesi senza dubbio fattibile, visto che i sindaci <<per legge sono la prima autorità di Protezione Civile ed hanno l’obbligo di tutelare la sicurezza degli insediamenti abitativi e la vita dei cittadini>>. La "Legge-quadro in materia di incendi boschivi" del 21 novembre 2000, n. 353, parla chiaro. Sono state introdotte una serie di normative riguardo alla difesa e della conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi, le quali prevedono precisi adempimenti da parte degli Enti locali. In base alla nuova normativa, in particolare i Comuni sono tenuti a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli percorsi dal fuoco, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato. Ciò al fine di prevenire incendi dolosi dettati da speculazioni urbanistico-edilizie. Inoltre, hanno l’obbligo di informare <<la popolazione in merito alle cause determinanti l’innesco di incendio e alle norme comportamentali da rispettare in situazioni di pericolo.La divulgazione del messaggio informativo si avvale di ogni forma di comunicazione e degli uffici relazioni con il pubblico>>.
Secondo l’Associazione, sarebbe quindi più che opportuno che le municipalità facenti parte dei Centri Operativi Misti (C.O.M.) <<si riunissero per stilare programmi ad hoc per la prevenzione e la lotta agli incendi, in stretta collaborazione con le altre forze istituzionali preposte ed il volontariato organizzato>>. Perché, solo se ognuno di noi prende coscienza della ricchezza ambientale e naturalistica che possediamo, è possibile <<è possibile evitare quel fenomeno che, lentamente ma inesorabilmente, avanza verso le nostre montagne e si chiama desertificazione>>. Del resto, non c’è da stare tranquilli in una regione come la Calabria, dove, solo nel periodo tra il 1° gennaio e il 1° ottobre dello scorso anno, sono stati segnalati dal Corpo Forestale 2.273 incendi, che hanno devastato 13.030 ettari di superficie boscata e 7.137 di superficie non boscata. Un’ecatombe ecologica, di cui ne pagheranno le conseguenze le future generazioni, se si prende in considerazione che la superficie forestale regionale è stimata attorno ai 480 mila ettari, molti dei quali, estate dopo estate, vanno in fumo lasciando solo cenere e paesaggi "lunari".
Un segnale positivo è venuto di recente dalla Comunità montana dello Jonio meridionale "Capo Sud", la cui Giunta esecutiva ha deliberato la concessione, in comodato d’uso gratuito, di un modulo antincendio boschivo all’A.V.I.E.U.. In base a questa convenzione, i volontari potranno disporre per due anni , facendosi carico di tutte le spese inerenti la manutenzione e finanziamento, di una Land Rover Defender Crew Cab , dotata anch’essa di un moderno kit antincendio. Con questo atto, l’istituzione sovracomunale ha voluto <<riconoscere e premiare l’impegno con il quale l’associazione opera, in direzione della prevenzione incendi, in un territorio aspro e talvolta impervio>>. Qualcos’altro si dovrebbe muovere prima della prossima estate, termine entro il quale i volontari sperano di poter disporre di alcuni mezzi dell’Esercito. Nello specifico, hanno sollecitato la concessione di un camion, di un gruppo elettrogeno e due carrelli, sempre al fine di sostenere l’ardua "battaglia" per la difesa del territorio.
Ma, qualsiasi strategia di prevenzione e lotta al fuoco, per quanto valida nei suoi principi ispiratori, è destinata a fallire se non sostenuta dalla partecipazione della gente, sia in termini di convincimenti che di azioni materiali. Di qui la necessità di indicare alcuni orientamenti volti ad integrare il piano organizzativo antincendio, soprattutto quando lo studio delle cause del fenomeno induce a ritenere che il comportamento dell'uomo, doloso o colposo che sia (83,5% dei casi), è all'origine del diffondersi degli incendi boschivi e della distruzione dei delicati equilibri ambientali.
Nell’ambito di quest’opera di sensibilizzazione, l’A.V.I.E.U. si è prodigata per coinvolgere direttamente le nuove generazioni, i cittadini di domani, coinvolgendoli in esercitazioni pratiche ed assemblee. L’Associazione di Stelitano ha, infatti, tenuto lezioni pomeridiane in alcune scuole dell’area Grecanica, col chiaro insegnare ai ragazzi le modalità di pronto soccorso, sia in caso d’incendio che di eventi sismici. Grazie alla collaborazione dei docenti Teresa Praticò, Maria Potortì, Maria Tripodi e Peppe Tuscano, nonché di Pina Battaglia, dipendente dell’ospedale di Melito Porto Salvo, sono stati simulati incidenti di varia entità (ustioni, fratture, shock), impegnando alcuni studenti come "cavie", spiegando come intervenire con prontezza ed efficacia in ogni situazione. Particolare risalto è stato dato all’evacuazione degli stabili, per prevenire momenti di panico collettivo e quelle "calche" che, spesso, sono più pericolose delle stesse calamità. Un lavoro di formazione che vede l’Italia e soprattutto il nostro Meridione ancora impreparati, se si tiene conto dell’importante esperienza maturata in altre nazioni, vedi il Giappone e gli Stati Uniti, dove le tecniche di prevenzione, pronto soccorso e di evacuazione, fanno parte a pieno titolo dei programmi scolastici.
Un altro settore caratterizzato da un forte impegno dell’ "Europa Unita", è quello della Protezione Civile. Numerose le operazioni a cui ha preso parte l’Associazione in questi nove anni di vita, dove i suoi volontari hanno prestato soccorso alle popolazioni vittime di eventi calamitosi e bellici. Il tragico alluvione che ha coinvolto, qualche anno addietro, la città di Crotone ha visto mobilitati dieci soci per un periodo di tre giorni. Stesso discorso per il diastro, ben più grave, di Sarno e Quindici: in quell’occasione, l’A.V.I.E.U. è immediatamente accorsa sul posto con cinque volontari, supportati da un automezzo. Per più di una settimana si è contribuito alla rimozione di fango e detriti, che hanno cancellato intere comunità, e al montaggio di un centro di prima accoglienza per gli sfollati. Anche i recenti fatti di Soverato e Bovalino non hanno colto impreparato il gruppo, che è riuscito a mettere in piedi una forte macchina organizzativa per prestare i primi soccorsi ed evitare un bilancio di morte e distruzione decisamente più pesante.
Significativo il periodo passato in terra d’Albania ai tempi della guerra contro la Federazione Jugoslava. Nell’aprile del 1999, tre soci (Marrari, Naborre e Fontana) partecipato alla "Missione Arcobaleno", portando aiuto ai profughi delle città kosovare, sfuggiti ai bombardamenti della Nato e all’odio razziale, frutto dello smembramento forzato di uno stato multietnico.
I volontari reggini sono stati impegnati per alcuni giorni presso l’aeroporto civile di Tirana, con il compito di trasportare, nei vari ospedali della città, feriti e ammalati che con gli elicotteri arrivavano da Kukes, località di frontiera tra la Jugoslavia e l’Albania. Per via delle pessime condizione delle strade locali, uno dei fuoristrada utilizzati dall’Associazione ha subito seri danni, rischiando di compromettere il proseguimento dell’opera di soccorso. Successivamente, i tre reggini si sono trasferiti all’interno del campo profughi di Kaycje, il più grande dell’Albania, capace di ospitare sei mila profughi in circa 650 tende. Le mansioni espletate dai volontari sono state molteplici: montaggio delle tende, distribuzione di coperte e sacchi a pelo, censimento dei bisogni degli "ospiti" del campo e accoglienza dei profughi che giungevano in continuazione.
Il contatto con i Kosovari ha permesso ai membri dell’ A.V.I.E.U. di <<toccare con mano le atrocità provocate dall’odio umano, con donne, vecchi e bambini costretti a vivere in condizioni disumane a causa di una politica intollerante>>, dichiara Agostino Stelitano, secondo cui, <<rimane però il conforto di avere, anche se in minima parte, alleviato le sofferenze di quelle persone>>. Momenti difficili da dimenticare, che resteranno sempre impressi nelle menti dei protagonisti di questa pagina di solidarietà, condivisa non solo dai tre volontari giunti nel "Paese delle aquile", ma da tutta l’Associazione e dalla comunità che le ruota attorno. Il giorno della partenza del piccolo e motivato "contingente" da Galati di Bovalino, infatti, l’intera contrada e numerosi cittadini delle aree limitrofe si sono stretti attorno a Marrari, Naborre e Fontana, testimoniando la sensibilità della nostra gente verso queste problematiche (vedi anche l’accoglienza fornita ai profughi Kurdi, approdati in Calabria con le varie "carrette del mare). Un’immagine commovente, che si è ripetuta anche al momento del ritorno dall’Albania, dopo aver concluso brillantemente l’operazione loro affidata. Senza dimenticare che, solo nei cinque comuni in cui "Europa Unita" è più presente, sono stati raccolti oltre 35 quintali di vestiario e alimenti, inviati poi a Durazzo a bordo di un furgone. Quotidiani e televisioni locali ha dato ampio rilievo alla vicenda.
I compiti di Protezione Civile, sempre in aiuto delle popolazioni albanesi, sono stati assolti brillantemente anche ai tempi della rivolta popolare contro il regime di Berisha. Per due mesi, furono ospitati nel Villaggio "Altelia" di Brancaleone circa 300 profughi, assistiti e rifocillati anche grazie all’aiuto di altri sodalizi aderenti al circuito dell’A.N.P.A.S., la cui sede regionale è situata a Gioiosa Jonica.
Il settore principale d’intervento, per l’attiva Associazione di volontariato, resta comunque quello degli interventi socio-sanitari. L’A.V.I.E.U. dispone di tre ambulanze (di cui una adibita a centro rianimazione mobile) e di un’autovettura per il trasporto di plasma e organi per trasfusioni e trapianti; mezzi acquistati con le generose sottoscrizioni dei cittadini dei cinque comuni forniti dal servizio. Una cifra che riesce però a coprire solo in minima parte le esigenze, visto che il gruppo è spesso costretto a limitare i propri progetti per la mancanza di adeguati finanziamenti. Compito che dovrebbe spettare, in primo luogo, alle istituzioni locali, Regione compresa, la quale <<troppe volte ha guardato con diffidenza e freddezza ai progetti da noi avanzati, e, comunque, senza quasi mai fornire un sostegno concreto>>.
Nonostante l’incomprensione e la miriadi di ostacoli incontrati sul cammino,<<siamo capaci di garantire un servizio, completamente gratuito e 24 ore su 24, servendo i Comuni di Brancaleone, Bruzzano Zeffirio, Ferruzzano, Palazzi e Staiti, con un bacino di utenza che varia di 12 mila persone, nei mesi invernali, elevabili a 20 mila circa, nel periodo estivo>>, prosegue Stelitano, facendo notare che i Comuni interessati da tale servizio sono sprovvisti di strutture ospedaliere e posti pubblici di pronto soccorso. Gli ospedali più vicini, quelli di Melito Porto Salvo e Locri, distano entrambi circa 35 chilometri da Brancaleone, tanto che la sede centrale dell’associazione arriva a ricoprire una posizione strategica nella zona>>.
I soci dell’A.V.I.E.U. che operano nell’ambito di questo servizio socio-sanitario sono addestrati a svolgere il loro ruolo con la massima professionalità, aggiornati continuamente mediante corsi e seminari su temi specifici. Adesso, <<nei nostri programmi vogliamo prevedere un salto in avanti, chiedendo la creazione di un centro diurno di accoglienza per gli anziani, data la totale latitanza dello Stato in questo delicato settore. E’ nostro obiettivo, se l’Amministrazione comunale di Brancaleone ci darà in uso dei locali adeguati, istituire uno spazio polifunzionale, affinché le persone anziane di questo comprensorio possano avere un punto di riferimento qualificato, dando così maggiore significato e valorizzazione alla loro esistenza>>. Purtroppo, al momento il progetto ha subito lo stop del Ministero degli Affari Sociali, che lo ha ritenuto "troppo oneroso" rispetto ai servizi erogati.
Di non secondaria importanza è l’opera di circa 30 volontari dell’Associazione, numero in progressivo aumento, che periodicamente donano il sangue presso i centri trasfusionali di Reggio Calabria, Melito Porto Salvo e Locri, raggiungendo complessivamente le 45-50 donazioni nell’arco dell’anno.
Da qualche anno a questa parte, l’A.V.I.E.U. coglie l’occasione delle feste natalizie per fare un "dono" particolare agli abitanti della Marina di Palazzi. Puntualmente, la Befana arriva nel piccolo borgo, in piazza dei Martiri, portando assistenza medica alle persone bisognate. Nei giorni di servizio, i volontari, con l’ausilio di personale medico e paramedico, arrivano ad eseguire anche più di cento di esami di glicemia, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e ossigenazione sanguigna. Il tutto è reso possibile proprio grazie all’Unità di rianimazione mobile, acquistata da poco tempo. Un gioiello tecnologico venuto a costare circa 90 milioni di lire, dotato d’impianto d’ossigeno centralizzato, unità di cardiorianimazione, lettiga automatica, riscaldamento indipendente e vano attrezzato per accogliere presidi sanitari.
Per il 2001, l’Associazione ha un altro progetto ambizioso in gestazione. Riuscendo a reperire le necessarie sottoscrizioni, intende infatti lanciare un servizio di "telesoccorso", rivolto essenzialmente a persone anziane, ammalati, invalidi, che si trovano a vivere da soli in casa. Tramite un apposito recapito telefonico, sarà possibile richiedere l’aiuto dei volontari; non solo per gravi emergenze, ma anche per piccoli problemi quotidiani, per ricevere un po’ di conforto e calore umano, <<che va sempre bene, in una fase in cui le strutture pubbliche si dimettono dal sociale e si diffonde l’individualismo esasperato>>, aggiunge Stelitano, instancabile organizzatore e locomotiva trainante di questi "angeli del Terzo millennio".
L’Associazione Volontari Italiana "Europa Unita" guarda con entusiasmo al futuro, consapevole del ruolo strategico che può rivestire in una società che cambia ritmi vorticosi. C’è tanta voglia di fare, di espandersi a macchia d’olio su tutto il territorio provinciale, di aprire le porte a decine di nuovi volontari, disposti a trascurare una parte del loro tempo libero per esternare solidarietà effettiva e tangibile al prossimo, di garantire maggiori e più efficienti servizi alla collettività. In previsione delle imminenti sfide, il gruppo si sta attrezzando con un organismo dirigenziale forgiato sulla disponibilità e la competenza nelle problematiche affrontate, dando spazio anche alle giovani leve più volenterose. Da qui a pochi mesi, si procederà, secondo i dettami dello Statuto associativo, al rinnovo delle cariche sociali e al bilancio dell’attività svolta in questi tre anni. L’attuale direttivo, formato da nove componenti e aperto ai segretari delle varie sezioni distaccate, valuterà luci e ombre, fattori positivi e ostacoli, incontrati nei vari settori d’intervento, mettendo in discussione anche il proprio operato.
Il direttivo in carica è composto, oltre che dal poliedrico presidente, dal vicepresidente Beniamino Battaglia, dal tesoriere Pepé Cuppari, dal segretario Franco Scaringi, dai consiglieri Giuseppa Giordano, Giovanni Fontana e Santo Rosato. Di diritto partecipano alle assemblee organizzative Antonio Siviglia, a nome della sezione di Palizzi, e Francesco Mangiola, della sezione di Condofuri. A breve sarà ufficializzata l’apertura della sede di Terreti, con la conseguente deliberazione del gruppo dirigente; un nuovo avamposto sulle colline che circondano Reggio, per la prevenzione, l’avvistamento e lo spegnimento delle fiamme. A pochissimi chilometri da Ortì, località che, la scorsa estate, si è vista -suo malgrado- al centro della cronaca, quando il centro abitato fu lambito da uno dei più spaventosi incendi dell’ultimo decennio.
<<Un vento nuovo spira in Calabria, quello del volontariato organizzato –conclude Stelitano- ora spetta alle istituzioni competenti, ciascuna secondo il proprio ruolo e le proprie possibilità, saperlo raccogliere e incentivare, mettergli a disposizione tutti gli strumenti adatti per portare a termine una missione così nobile>>. Sostegno economico alle "tute arancioni" con il caratteristico stemma dell’A.V.I.E.U. può essere fornito anche dai privati cittadini, effettuando una sottoscrizione sul controcorrente postale n. 15547896, intestato all’Associazione, oppure recandosi presso la sede di via Nazionale 68, a Galati di Brancaleone. Ogni piccolo contributo può costituire un mattone, una trave, per edificare questa grande "casa comune" della solidarietà e dell’impegno civile.
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