DA UNA SPONDA ALL’ALTRA

Un’intervista del Ministro degli Affari Esteri Lamberto Dini realizzata da Oscar Carchidi durante la Conferenza Euromediterranea di Marsiglia del 15 e 16 novembre 2000.


(Pubblicare in exstenso il curriculum vitae di Lamberto DINI risulterebbe cosa ardua. Le tappe sono quelle di: Economista e Dirigente del Fondo Monetario Internazionale (1959-1975); Direttore Generale della Banca d’Italia; Ministro del Tesoro dal maggio ’94 al gennaio ’95; Presidente del Consiglio dei Ministri dal gennaio ’95 a maggio del ’96; Ministro degli Affari Esteri dal maggio 1996).

(il Ministro Lamberto Dini)

 

16 Novembre 2000

Oscar Carchidi: Con quale spirito l'Italia viene a questa conferenza?

Lamberlo Dini: Noi abbiamo pensato fin dall'inizio che, vista l'insistenza e la determinazione con la quale la Francia, che è attualmente alla presidenza de l'Unione Europea, ha voluto che questa riunione si tenesse, avesse un buon fondamento. Le discussioni di ieri e di oggi dimostrano l'utilità di questo incontro.

O.C.: E che ne pensano gli altri partners?

L.D.: Lei sa che questa conferenza stava per fallire a seguito della violenza e del conflitto israelo-palestinese. Ma i partners mediterranei infine sono qui tutti presenti ad esclusione di Siria e Libano. La Libia ha confermato la sua partecipazione a livello ministeriale al quale gli si è dato lo status di osservatore speciale, lo stesso che aveva ottenuto alla riunione di Stuttgart un anno fa.

O.C.: Quali sono gli argomenti principali che avete trattato ed in qual modo sono affrontati?

L.D.: La serata di ieri come Lei sa, è stata destinata ad un'ampia discussione sul conflitto israelo-palestinese e la crisi in medio-orientale. E' stata, devo dire, una discussione di sostanza e di grande rilievo; i toni pacati nell'insieme. Ognuno ha detto quello che pensava anche alla presenza del ministro israeliano Ben-Ami e mi pare che i propositi siano rimasti dentro i termini di grande normalità in una discussione, anche se sono stati sodi.

O.C.: Quale è stato il punto principale?

L.D.: Credo che il punto fondamentale che emerge è che sia i Palestinesi che gli Israeliani ribadiscono il loro impegno per la pace. Vogliono la pace. Lo stesso Ministro Ben-Ami ha detto che in Israele si vuole la pace; si discute all'interno, soltanto del prezzo da pagare per la pace, ma non sul principio. Il raggiungimento della pace non è un obiettivo dei Palesatine soltanto, ma anche degli Israeliani.

O.C.: Cosa possono fare i paesi del Mediterraneo per spegnere il fuoco, e cosa attendono dall'Unione Europea?

L.D.: Naturalmente i paesi della sponda Sud hanno parlato quasi tutti denunciando e rammaricando il conflitto che è in atto e quindi, alla fine, il discorso si è un pò concentrato su "cosa fare". In particolare voglio sottolineare che tutti i paesi della sponda Sud del Mediterraneo che hanno parlato, a cominciare dall'Egitto, hanno sollecitato un ruolo attivo nel negoziato da parte dell'Unione Europea. Non basta essere presenti e stare zitti. Bisogna che l'Unione Europea assuma una posizione nel negoziato. Naturalmente questo sarà possibile se l’Unione Europea sarà desiderata alla tavola di discussione da entrambi i contendenti. A questo riguardo il Ministro israeliano ha evitato di pronunciare un qualsiasi giudizio su questo tema. Si sollecita la partecipazione dell'Unione Europea non tanto solo perchè si intravede nell'Europa un partner che mostra simpatia soltanto per la causa palestinese ma anche per il fatto che il mandato presidenziale di Clinton arriva al suo termine. E prima che la nuova amministrazione, qualsiasi essa sia, possa immergersi nei dettagli delle questioni richiederà tempo.

O.C.: Pertanto gli Stati Uniti hanno il massimo interesse di far riprendere...

L.D.: ... ma nessuno sa se il nuovo presidente degli Stati Uniti, che sia l'uno o l'altro, vorrà impegnarsi personalmente tanto quanto ha fatto Clinton in maniera progressiva via via che si immedesimava in una conoscenza più profonda e dettagliata del problema israelo-palestinese.

O.C.: Quindi, in attesa?

L.D.: Le conclusioni della presidenza non entreranno nei dettagli di "cosa fare" ma ricercare di metter fine alla violenza e riprendere la discussione. Però ci sono ancora oggi sviluppi che, debbo dire, sono ancora molto negativi: gli attacchi degli elicotteri, i rockets israeliani contro postazioni palestinesi e quindi nuove uccisioni.

O.C.: Ho sentito dire che Israele ha bloccato anche economicamente i territori palestinesi. Quale è il Suo sentimento?

L.D.: Il fatto che Israele abbia nuovamente sospeso il trasferimento dei fondi che derivano dai tributi, dal commercio, ... questi naturalmente sono fondi che appartengono ai palestinesi; non sono di pertinenza di Israele; non è una "concessione" che Israele fa. Israele raccoglie i tributi per conto dei palestinesi. Perciò anche questo non è un atto che muove nella direzione della distensione.

O.C.: Quale azione è stata auspicata per sbloccare questa situazione?

L.D.: Io Le dico le raccomandazioni che ho fatto. In primo luogo dobbiamo prendere atto che entrambe le parti vogliono riprendere il discorso; certamente dopo le cose che sono successe, l'asprezza del conflitto, i sentimenti che ora si manifestano, anche se è auspicabile non è pensabile che il dialogo politico possa riprendere e concludersi in tempi brevi.

O.C.: E nel frattempo?

L.D.: Alcuni dicono che bisogna mettere fine alla violenza, altri incitano entrambi le parti di riprendere il dialogo anche se la violenza è in corso. Questo non funziona. Lei sa bene che ogni volta che c'è un'uccisione d'un israeliano, Barak riparte da Washington per tornare in Israele. Dunque, in primo luogo metter fine alla violenza. Il primo passo da fare credo che sia il ripiegamento delle truppe israeliane sulle posizioni di prima di settembre di quest'anno. Questo è un atto, che per il mio modo di vedere non ridurrebbe la sicurezza di Israele. E’ la violenza che incide sulla sicurezza di Israele. Ieri il presidente Arafat ha lanciato un appello, ha chiesto ed ha ordinato ai suoi di non attaccare posizioni israeliane. Io credo che questo lo deve dichiarare ogni giorno con maggior forza. Il secondo punto per riattivare piano piano il dialogo dovrebbe essere quello di ripartire dagli accordi Charm-el-Cheikh tra Perez e Arafat che è stato concluso qualche tempo fa. Bisogna ripartire da lì, rilanciare l'idea della commissione d’inchiesta che era stata accordata, pensare anche agli osservatori per riferire chi riprende l'azione offensiva. Lavorare poi nell’ambito delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, perchè è impensabile che si possa arrivare ad un accordo globale e finale senza un adempimento delle risoluzioni 242 e 338 delle stesse N.U. Quindi ripiegando sulle posizioni del 1967.

O.C.: Ma. A breve termine?

L.D.: Questa è la linea che io ho proposto. Inoltre per me bisogna che Israele tolga il blocco dei territori e riapra l’aeroporto di Gaza perchè la situazione dei territori palestinesi a seguito dell’interruzione dell’attività commerciale con Israele porta a una paralisi e ad un impoverimento molto forte della popolazione. Gli aiuti europei non sono sufficienti a colmare la perdita di entrate di attività economiche più normali.

O.C.: Israele ha anche bloccato carichi di cemento? E’ vero?

L.D.: Il Ministro dell'economia palestinese ha confermato che Israele ha bloccato l'importazione di cemento da Israele verso i territori palestinesi. Ora l'attività edilizia occupa circa centocinquantamila persone. E certamente non è con il cemento che si fanno i carri armarti o che si costruiscono le armi automatiche di cui Israele può aver timore.

O.C.: E cosa risponde il ministro israeliano a queste osservazioni?

L.D.: Il ministro Ben-Ami ha indicato che la riattivazione di questo commercio è imminente. D'altra parte Israele ha annunciato il blocco dei fondi e questo non è un atto che fa respirare bene. Dico di nuovo quindi che togliere il blocco dei territori palestinesi sarebbe una misura distensiva che non tocca la sicurezza di Israele, come ritirare le truppe per riposizionarle dove erano prima che il conflitto iniziasse.

O.C.: Che ne pensano gli altri di questa posizione italiana?

L.D.: Questa mia linea è stata molto condivisa.

O.C.: Non penso che questa conferenza di Marsiglia si limiti solo al conflitto israelo-palestinese ma concerne anche altri problemi. Mi potrebbe dare qualche dettaglio sui programmi economici che sembrano avanzare lentamente?

L.D.: Infatti stamane trattiamo del programma Meda economico e finanziario e naturalmente nessuno può negare la lentezza con il quale questo programma Meda ha avuto avvio e si è sviluppato nel corso di questi ultimi cinque anni. Le ragioni sono tante, tra le quali quello di essere un primo saggio in cui la stessa Commissione europea non aveva esperienza, ma anche per il fatto che in questi cinque anni il flusso degli investimenti nei riguardi di questi paesi dell'area Sud è rimasto molto limitato.

O.C.: Qual'è la parte destinata ai paesi del Sud?

L.D.: Di tutti gli investimenti diretti dei paesi dell'Unione Europea verso paesi emergenti soltanto il 5% è andato ai paesi della sponda sud del Mediterraneo. Anche il commercio sud-sud rimane stabile a circa 6% del totale e quindi molto basso.

O.C.: La causa?

L.D.: Ci sono ragioni anche per questo che vanno sottolineate: la lentezza delle riforme interne e di liberalizzazione da parte di questi paesi che continuano ad avere mercati estremamente frammentati. Se non si crea un quadro normativo che renda gli investimenti sufficientemente attraenti è chiaro che progressi in questa direzione saranno necessariamente lenti. A questo riguardo gli accordi di associazioni sono di una grande importanza

O.C.: Che genere d'associazioni e perché?

L.D.: Ora, per esempio, si sta concludendo l'accordo con l’Egitto. Due o tre accordi soltanto sono stati completati. Sono in corso di negoziato quelli con il Libano, l’Algeria, la Siria, ma procedono lentamente. Gli accordi di associazione sono punti importanti per addivenire ad un 'area di libero scambio tra questi paesi e l'Unione Europea entro il duemiladieci. Questo era l'obiettivo fondamentale.

O.C.: Si prende quindi tempo...

L.D.: Le ragioni delle lentezze le conosciamo. La commissione riconosce che le procedure comunitarie si sono dimostrate pesanti per i paesi della sponda sud. D'altro lato è necessario che ci siano garanzie nel momento in cui fanno progetti ed il nuovo regolamento snellisce tutto questo secondo un documento redatto dal commissario Patten sul come rinvigorire il partenariato euromediterraneo. Questo documento contiene tutta una serie di indicazioni teoriche che dovranno essere messe in pratica. Evidentemente noi appoggiamo l’iniziativa del commissario Patten per dare sostegno a questa zona. Lei sa che questo nuovo Meda porterà su 5 miliardi e trentacinque milioni di euro, quindi un pò al di sopra del livello attualizzato nei primi cinque anni che era di 4,6 miliardi.

O.C.: Quali sono i settori favoriti?

L.D.: I settori di distribuzione li conosciamo... agricoltura, trasporti, comunicazioni, settore audiovisivo, investimenti infrastrutturali e poi la questione dell'acqua. La gestione dell'acqua mi sembra infatti che sia stata trascurata, mentre nei paesi del Medio Oriente come nei paesi della sponda sud è di una fondamentale importanza. Noi riteniamo che più risorse debbano essere dedicate a questo problema come del resto alla ricerca scientifica e ad altre idee che avevamo lanciato. I paesi mediterranei hanno detto che la somma non riflette un grande aumento però sanno che c’è una capacità di assorbimento di fondi che rimane piuttosto lenta.

O.C.: Ma non tutti i fondi stanziati sono stati distribuiti…

L.D.: I fondi del primo Meda sono stati impegnati ma gli esborsi sono stati solo pari al 26-27 % del totale dei fondi impegnati.

O.C.: Ministro Dini, se posso permettermi di distendere un pò l'atmosfera, vorrei chiederLe il Suo sentimento partendo dalla celebre frase: "L'Italia è stata fatta, adesso bisogna fare gli italiani", e parafrasandola, secondo Lei, dopo tanti millenni di civiltà mediterranea, quanto ci vuole ancora per fare i Mediterranei?

L.D.: Ma, Lei sa che queste trasformazioni non possono avvenire dal giorno alla notte. Le trasformazioni sociali, politiche sono processi che richiedono un certo tempo. Ma mi sembra che non ci sia dubbio, che c 'è un avvicinamento notevole di questi paesi specialmente quelli del Magreb nei riguardi dell'Unione Europea. Le dirò che il Ministro libico mi ha detto che nel suo paese ogni volta che ci sono le partite di calcio, come c'era ieri quella tra Italia e Inghilterra, i giovani libici tifano tutti per l'Italia, vuol pur dire qualcosa…

O.C.: ...che non amano gli Inglesi...

L.D.: (ridendo): ...ma per tutte le partite dove c'è la squadra italiana… anche per le altre… il che dimostra la vicinanza dei nostri due paesi…

O.C.: Al di fuori del calcio, quali sono i rapporti tra lei e il ministro libico presente a questa conferenza?

L.D.: Ottimi. Il ministro libico intrattiene ottimi rapporti non soltanto con me ma anche. rapporti molto cordiali con Robin Cook, Oskar Fisher e con altri.

O.C.: Su un altro capitolo, vorrei sapere come l'Europa affronta i problemi migratori..

L.D.: Certamente ci sono problemi migratori. L'Unione Europea può accogliere un certo numero di persone ma non come si vorrebbe.

O.C.: Dunque il problema dell’immigrazione è stato trattato?

L.D.: No, è stato toccato nel corso di qualche questione. Le vere questioni sociali sono per più tardi. Mi sembra che le regole seguite dall'Italia negli accordi di riammissione funzionino bene. La soddisfazione è che anche altri paesi hanno rialzato le loro.

O.C.: Non si è fatto un patto tra l’Europa e i paesi del Sud, per frenare l'emigrazione contro un apporto finanziario via programma Meda?

L.D.: No, questo non è stato detto. Sull’ammontare delle risorse io ho fatto l’osservazione che in questo primo quinquennio sono state dedicati un totale di quattrocentoventiquattro milioni di euro per aiutare i Palestinesi. Ora dobbiamo anche pensare a come integrare l’utilizzo dei fondi Meda per il processo di pace, per il dopo pace.

O.C.: Da dove verranno i fondi per finanziare la ricostruzione e la pace?

L.D.: Non c’è ancora risposta. Per il momento c’è questa busta di 5,35 miliardi e si vedrà in seguito la migliore distribuzione.

 

L'intervista finisce qui. I cellulari si son messi a squillare ed il Ministro Dini deve ritornare di corsa al tavolo di discussione.


HELIOS Magazine

HELIOSmagazine@diel.it