LE DONNE DI CRATETE E ZENONE
AMORE DEL SAPERE E DEDIZIONE ALLO SPOSO
IN DUE RITRATTI DI DONNA DELL’ ANTOLOGIA PALATINA : VII.413 e VII.691.
Di Maria Barreca
l libro VII dell’Antologia Palatina ci presenta due donne che dedicano la vita allo sposo e, l’una sicuramente, l’altra probabilmente, all’ideale filosofico da lui professato.
Si tratta di Ipparchia, moglie del filosofo cinico Cratete e di Callicratea, moglie di un tale Zenone che ella dice di aver preferito "alla vita" e "ai dolci figli".
VII.413 di Antipatro
Io, Ipparchia, non scelsi opere di donne dalle ampie vesti, ma la dura vita dei Cinici, non ebbi scialli ornati di fibbie, né calzature orientali dalle alte suole, né mi piacque ai capelli la retìna splendente, ma una bisaccia col bastone, compagna di viaggio e adatta alla mia vita, duplice, e una coperta per il giaciglio steso per terra.
Proclamo di essere superiore alla menalia Atalanta, tanto quanto la sapienza è superiore alla corsa sulle montagne.
VII.691 Anonimo
Sono una nuova Alcesti : morii per un nobile sposo, Zenone, il solo che accolsi nel mio seno, che il mio cuore preferì alla luce e ai dolci figli, il mio nome è Callicratea, ammirevole a tutti gli uomini.
Il libro VII dell’Antologia Palatina ci presenta diverse figure femminili che hanno dedicato la vita a un ideale, tra queste Ipparchia e Callicratea di VII.413 e 691.
Waltz ritiene che l’epigramma 413 descrivesse una statua di Ipparchia rappresentata nel costume dei Cinici, vicina ad una statua di Atalanta.
Ipparchia sottolinea il proprio modello di vita : il suo nome è al centro del v.1, che comincia con "ouchì", "non": la donna introduce così il breve accenno alla propria storia. Mette in rilievo la propria forza d’animo: ha perseguito un ideale di vita "romaléon", "dura", ha rifiutato gli "accessori" tipici di una donna dei suoi tempi: le "ampechònai peronétides", gli "scialli ornati di fibbie", l’ "éumaris bathypelmos", l’"eumaride dalle alte suole", elegante calzatura orientale, e il "lipòon kekryphalos", la "reticella splendida di unguento", che donava ai capelli riflessi luminosi.
Ella ha scelto invece la "oulàs" e lo " skipon", la bisaccia e il bastone, equipaggiamento della vita di un cinico : la bisaccia è "synèmporos" e "synoidòs", "compagna di viaggio" e, letteralmente, "che canta insieme", "consona", "in perfetto accordo con la vita", ha preferito il "blema", la rozza coperta dei Cinici, con cui si copre nel viaggio e su cui dorme. In conclusione dell’epigramma Ipparchia proclama di esser superiore ad Atalanta : "famì dè Mainalìas kàrron éimein Atalàntas", quanto una vita contemplativa vince in bellezza la vita attiva.
Atalanta è figura del mito, simbolo del rifiuto di un’esistenza molle e femminea per abbracciare ideali più vasti di caccia e di lotta: la vita di Atalanta, figlia di Iaso, esposta sulle montagne appena nata e nutrita da un’orsa, amata da Ippomene e Meleagro, è una vita d’azione, quella d’Ipparchia invece è una vita di pensiero dedicata alla sequela di una dottrina2.
Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi,VI,96, scrive che Ipparchia si lasciò affascinare dai discorsi di Cratete di Tebe, allievo di Zenone di Cizico e maestro di Metrocle, fratello di lei, abbandonò la propria famiglia per seguire il filosofo e venne, perciò, accusata di "anaidéia", "abiezione", nella società di Maronea da cui proveniva. Ella accettò lo stile di vita del filosofo, andava in giro insieme allo sposo in cerca di cibo e si univa a lui pubblicamente.
Nel VII libro dell’Antologia Palatina si trovano altri epigrammi sui Cinici : il tono è ironico e vi si menzionano gli stessi atteggiamenti dell’epigramma su Ipparchia :
65 di Antipatro di Sidone
Questa è la tomba di Diogene, il saggio cane, che, un tempo, nel cuore virile, cercò una vita nuda: insieme a lui solo una bisaccia, solo un doppio mantello, solo un bastone errava, armi di una saggezza che basta a se stessa. Ma, lungi da questa tomba andate, gente senza ragione, poiché il Sinopeo odia ogni uomo da nulla, anche nell’Ade.
66 di Onesto
Bastone, bisaccia e duplice manto, il peso assai leggero della vita del saggio Diogene. Porto ogni cosa al nocchiero: nulla, infatti, ho lasciato sulla terra.
Suvvia, Cerbero, cane, scodinzola a me, il Cane.
L’epigramma 691 riguarda Callicratea, morta "ypèr anéros esthloù", "in nome di un nobile sposo", "Zénon", il solo che ella abbia accolto nella sua vita. Non sappiamo chi egli sia, potrebbe trattarsi di un filosofo: Zenone di Cizico, Zenone di Elea3, una persona comunque in grado di coinvolgere l’esistenza.
L’epigramma è anonimo, non possiamo stabilirne l’epoca, ma è possibile propendere per un’epoca tarda (I a.C. – II d.C.), tendente com’esso è ad esaltare l’amore coniugale e la fedeltà ad una sola persona.
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