CRISTA: IL PITTORE DELLA FANTAFISICA*
Se il sogno si può materializzare sulla tela di un quadro questa tela di certo porta la firma di Crista.
Nei dipinti dell’artista reggino la realtà
viene "esplosa" liberando sussulti emotivi che interrompono con
prepotenza l’apparente staticità del mondo fisico che mostra così tutta la
meraviglia della sua complessità.
Quella che emerge dalle opere di Crista è una
condizione esistenziale tutta calata nel nostro tempo. Non vi sono più piani
lineari, prospettive definite, direzioni visive, la materia si trasforma in un
continuo movimento di colori e angoli di lettura. L’artista interviene su
questa materia, la manipola, la indaga, le da forme che vivono in movimento
dentro la tela, un movimento che mentre aggrega i colori nelle strutture degli
oggetti lascia subito intuire i molteplici piani che dentro la stessa opera si
intrecciano, si flettono e portano l’osservatore a proiettarsi, protagonista,
nella dimensione della realtà mutevole rappresentata sulla tela, senza più un
punto di partenza ed un punto di arrivo, senza la possibilità di dire se l’oggetto
rappresentato tra i tanti colori che compongono la tela sia proprio lui ad
attrarre il resto o se ne faccia parte in un momentaneo apparire che subito muta
per portarti su l’altro che gli sta accanto, davanti, dietro e addirittura
spingendoti verso l’intuizione di una realtà che va oltre la tela che hai
davanti agli occhi.
Crista rappresenta la dimensione poetica della necessaria destrutturazione dello spirito dell’uomo contemporaneo che allarga lo sguardo verso le molteplici dimensioni della realtà in cui l’uomo rimane a contatto con la stessa solo se riesce a partecipare al suo divenire. E questo modellamento delle forme e dei colori delle opere di Crista rappresenta l’intervento fisico dell’uomo sulla materia combinato all’intuizione artistica che, mentre ne organizza le forme, fa già prefigurare la trasformazione, la trasfigurazione delle stesse in altro, che si può cogliere solo nella sintesi momentanea e mai definitiva, nella visione d’insieme dell’opera, mai nel particolare, pur lasciando la soddisfazione di indagare il particolare per cogliere il momento ispiratore che ne ha fissato la forma nell’immaginazione dell’artista prima ed infine sulla tela.
Pino ROTTA
Premio "Francesco Cilea" 1995 al pittore reggino CRISTA, la cui espressività, resa con vigore concettuale e morfologico attraverso codici inequivocabilmente originali, approda ad un linguaggio di neo-figurazione (FANTAFISICA) che apre una pagina di letteratura artistica inedita.
Coniugare emozionale (Fantasia ) e razionale (Fisicità), essenza l'uno, sostanza l'altro, significa definire una spazialità a-tipica, perchè insolita, che vive di fremiti cromatici ai quali CRISTA affida il ruolo di connotare e denotare l’oggettività.
E, tra gli archetipi della memoria e i flussi della coscienza, si colloca l'ordito di una realtà sublimata.
NUCCIA MICALIZZI
E' tutta contemporanea la ricerca dell'Artista di un sistema di segni in cui semplificazione formale, interesse ideativo e posizione intellettuale corrispondono. Oggi occorre essere riconoscibili in Arte, o meglio far ritrovare nella comunicazione visiva che sia tela, oggetti decontestualizzati, o il divenire della materia stessa, una serie di valori concettuali e non, che appartengano non più al singolo, ma alla vita associativa.
Crista è punto di incontro di due percorsi: quello del colore e quello della forma. Due percorsi paralleli, equidistanti, disgiunti apparentemente, ma in realtà coincidenti in quanto seguono un preciso iter semiologico e dunque iconico.
- Il Percorso del Colore, Crista sa che deve essere esemplificativo di un reale che reale non è, reso in un'ampia visione dove sogno e realtà divengono un tutt'uno, in una scansione di piani e quindi di cromatismo a volte piatto e regolare, a volte ribelle, quasi a travolgere la staticità di ciò che è stato osservato e sedimentato dalla memoria. Tutto nasce e si sviluppa in un divenire di campiture non controllate dove il correlativo cromatico dell'artista può vivere anche senza struttura.
- Il Percorso della Forma si inserisce fortemente in una illusoria fusione di elementi figurativi, il reale diviene sintesi, ovvero solo con la sintesi di ciò che è disegno, figura, struttura, la pittura è leggibile ed è possibile riconoscere e ritrovare l'idea di ciò che esiste, di ciò che si trova nello spazio circostante, in un processo non di intersecazione, ma di sovrapposizione di colore e forma.
Solo una sottile linea nera di demarcazione indica uno spazio circoscritto o più aree della memoria collettiva o dell'artifex-Crista che a volte è fedele a prospettici effetti ma che al tempo stesso circoscrive piani che scandiscono una Fantasmagoria che è fantasia di colori, di immagini, di parole.
GIUSEPPE LIVOTI
Febbre di bellezza accende la fantasia del pittore che intravede i meravigliosi paesaggi di sogno.
E perchè lo stupore di queste visioni non abbia fine, tuffa il pennello in un bagno di aurora, lo rituffa nel sangue del tramonto e ne ha le gradazioni dell'arancione e del rosso, sbriciola per l'azzurro il più limpido cielo mattinale; e per gli altri colori devasta campi di trionfali primavere, imprigiona bagliori di incendi, fissa riflessi di sole.
La tavolozza è pronta. Ecco, si delineano orizzonti di mondi mai visti; nascono monti fatti di materia pietrosa e terrosa, ma morbidi, soffici. Leggeri, impalpabili come piume cadute ad arcangeli in volo; si stendono mari liquefatti in tenerezze di albe stellari e poi cristallizzati in riverberi di arcobaleni sconosciuti.
Questa pittura è una festa dell'anima, una musica lieve, vaporosa, dolcissima che si ascolta con gli occhi, musica che come nell'autunno di vendemmie gioiose ti ubriaca di inimmaginabili fantasmagorie, e poi ti lascia in alto solo, smarrito, assorto nelle regioni più inesplorate dello spirito.
Mons, FRANCESCO GANGEMI
*) Crista vive ed opera a Reggio Calabria, via Caprera nr. 26
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