Antropologia e teatro classico: l’incesto di Fedra.
Di Maria Barreca
Quando Fedra nomina il suo amore per Ippolito, tutti inorridiscono.
Perché l’amore di Fedra fa così paura? In fondo lei non ha nessun legame di sangue con questo giovane, è solo il figlio di suo marito e di un’altra donna.
Eppure l’amore di Fedra è considerato incestuoso, anzi, spesso è considerato tra gli incesti più orridi. Un’analisi storico-antropologica, che indaghi sul ruolo in cui la generazione era concepita nella cultura antica, è forse in grado di fornire qualche risposta.
L’incesto si configura come atto molto grave nella cultura antica: lo scarto tra la società umana e non umana è rappresentato dall’esogamia. Al problema dell’incesto si ricollega il mito di Fedra, uno dei più noti delle letterature classiche. In Ovidio, Heroides, IV, 129 sgg. Fedra pronuncia queste parole per convincere il figliastro Ippolito della liceità del rapporto amoroso tra loro due:"Nec quia privigno videar coitura noverca / terruerint animos nomina vana tuos. / Ista vetus pietas, aevo moritura futuro, / rustica Saturno regna tenente fuit. / Iuppiter esse pium statuit quodcumque iuvaret, / et fas omne fecit fratre marita soror…/ "Né poiché la matrigna vorrà accoppiarsi al figliastro / nomi vani atterriranno il tuo animo. / Codesta pietà è antica e morirà in un evo futuro, / esistette nel tempo in cui Saturno reggeva regni selvaggi. / Giove stabilì che fosse pio tutto ciò che giova, / e rese del tutto lecito che la sorella si accoppiasse al fratello…/" Con queste parole Fedra persuade Ippolito ad abbandonarsi a ciò che è contro la pietas e contro il fas: Giove (Iuppiter) loda come pio tutto ciò che giova (iuvat). Fedra in realtà non ha rapporti di sangue con il suo figliastro, figlio di suo marito Teseo e di un’altra donna, ma quando ella comunica la sua decisione alla nutrice, l’ancella pensa subito ad un incesto: Racine, Phèdre, Atto I Scena IV: "Juste ciel! Tout mon sangue dans mes veines se glace.O désespoir ! ô crime ! ô déplorable race ! Nella Fedra di Seneca, a vv. 129 sgg., la nutrice cerca di spiegare quale sarà questo orrore: "Ammettiamo pure che sfuggirai a Teseo, tuo marito, ma non sfuggirai a tuo padre Minosse e a Giove, padre di tuo padre".
La nutrice insiste sui parentes, i genitori; nella cultura romana esistevano gli dei parentes, che avevano come obbligo di vegliare sul comportamento interno alla famiglia. Catullo, nel c. 64, dice (Catullo, Carmina, 64, 403 sgg.): "Ignaro mater substernens se impia nato / impia non verita est divos scelerare parentes…", "L’empia madre, stendendosi sotto l’ignaro figlio/ empia, non ebbe timore di contaminare gli dei parenti…"quando la madre empia si unisce al figlio scelerat deos parentes, "getta lo scelus, la disgrazia, il delitto sugli dei parenti". Sempre in Seneca, la nutrice dice ancora:" Miscere thalamos patris et nati … uteroque prolem capere confusam impio", "(Ti appresti) a mescolare il letto del padre con quello del figlio e accettare nel tuo empio utero una prole confusa". Queste sarebbero dunque le conseguenze dell’amore di Fedra. Miscere, mescolare, accoppiarsi, è un verbo usato spesso per indicare l’incesto: un figlio di Ippolito e Fedra sarebbe figlio e nipote di Teseo nello stesso tempo. Confonderebbe il semen proveniente da entrambi.
Françoise Héritier, in Biologie sauvage, nota come nella cultura antica la rappresentazione del corpo umano sia diversa da quella scientifica, qualsiasi cultura antica, infatti, si rappresenta volgarmente e fantasticamente i fatti biologici inerenti al corpo umano, come ad esempio il fatto che due uomini, unendosi alla stessa donna e procreando entrambi da lei provocherebbero il fenomeno della mescolanza di semina. Questo tema non si riscontra soltanto nelle culture arcaiche, ma anche nella letteratura medievale. Nella Vita sancti Declani episcopi de Ard Mor, in Vitae Sanctorum Hiberniae, II, Oxford, Clarendon Press, 1910, 32 si dice: "Et peperit filium pulchrum, tribus conceptionibus commixtis eorum aglutinando se invicem", " E partorì un figlio bello, mescolati i tre concepimenti da loro, unendosi scambievolmente" è un esempio di mescolanza di semi che fa parte della storia della cultura irlandese. Si racconta la storia della mamma di Lugaid Strisce Rosse, il bambino nato in seguito all’accoppiamento di tre fratelli con la propria sorella, la quale soleva lamentarsi di non conoscere un cavaliere talmente nobile da meritarla in sposa. Lugaid è un bambino diviso in strisce, che porta in sé i segni della triplice paternità. L’idea dell’unione dei semi nel corpo della donna si riscontra anche nel diritto romano. Papiniano, nei Digesta, 48,5,6,1, scrive:"proprie adulterium in nupta committitur propter partum ex altero conceptum composito nomine", "Propriamente l’adulterio nasce in una donna sposata a motivo del parto concepito da un altro "composito nomine", "in maniera confusa", e Ulpiano aggiunge che la vedova non può contrarre nuovo matrimonio prima dei nove mesi dalla morte del marito "propter turbationem sanguinis". La Biologie sauvage è dunque una serie fluttuante di credenze.
A Roma ci si poneva seriamente il problema della purezza della stirpe. L’orrore della nutrice di Fedra nasce dal fatto che nella donna, il cui corpo era considerato semplice humus, "luogo", che non partecipa alla generazione, si sarebbero uniti addirittura i semina di un padre e un figlio, non vi sarebbe stato dunque solo un incesto, ma un incesto omosessuale. Nella cultura giuridica europea tale incesto non è nemmeno previsto, come fatto "inimmaginabile". L’unione omosessuale produrrebbe nel corpo di Fedra un figlio. La donna diventerebbe dunque "terreno di coltura" di un atto mostruoso, ancora peggiore dell’incesto tra Edipo e Giocasta.
Se infatti Edipo, invece di scoprire di essersi unito alla madre, avesse scoperto di essersi unito al proprio padre e di aver ucciso la madre, la vicenda di Sofocle sarebbe ancora più drammatica.
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