l'opinione - LA TV DEL NONSENSE
di Jenny Canzonieri
La recente polemica scatenatasi sull’indubbia qualità dei programmi televisivi, ci da occasione di puntare lo sguardo, proprio sulla tipologia comunicativa prodotta, quotidianamente e a nostro discapito, dai mass – media.
A prescindere dal mio parere personale, al quale piacerebbe la critica e sottolineare lo scadimento culturale, ridicolizzante di certi "bagaglini ambulanti", nel secolo della comunicazione di massa, il "medium", ha tracciato un’impronta decisamente mistificante nelle acquiescenze mentali dell’odierna società. Ciò, impone una presa di coscienza sul potere che, gradatamente, ha acquistato la matrice televisiva nella percezione individuale della realtà: l’immagine è subentrata alla parola nell’ampio spazio fornito dai vari aspetti dell’esistenza umana. In questo Pasolini non si sbagliava, basta posare lo sguardo in certi angoli tetri e riscontrare una civiltà priva di contenuti profondi. Chi ne ha fatte le spese, in prima persona, è stata un’antropologia giovanile che tende a standardizzare i suoi stili, perdendo ogni istante un pezzo della propria originalità e manifestando, a volte, di brancolare nel caos del post – modernità: manca il senso del reale e del vero.
In pratica le tecniche del postmodernismo, nel cui sistema i mass – media, svolgono un ruolo strumentale primario, hanno generato un sovraccarico informativo ed una super proliferazione di input, tant’è che l’individuo trova difficoltà a cogliere il nesso di un contesto che risulta sempre più complesso, frammentario, dislocato in una nuova simbologia che esula dal tradizionale. E’ così che il potere dei mass – media determina stili, genera mode, impone modelli e, in modo particolare influenza il processo di nascita delle maggioranze politiche; contribuiscono all’amalgama della cultura di massa ma allo stesso tempo, zittiscono le spinte diversificatorie. Non è difficile riconoscere una correlazione, quasi subdola tra il mezzo di comunicazione, che lancia il messaggio "strisciante", e lo sviluppo della psiche umana. La nostra mente acquisisce un parametro di interpretazione gestito da un linguaggio "esterno" che sfugge al controllo immediato: l’essere - uomo viene privato della coscienza e soprattutto dell’autocoscienza. E’ come vivere dentro una gabbia virtuale dove il potere di libertà, in ciò che fare, dire o pensare, è minimo, se non entro i limiti di quello spazio tridimensionale. Se si osservano le sue frange altamente carismatiche, il sistema mediatico sembra abbia assorbito le formule di una struttura para – militare: attraverso l’implicazione psico – sociologica, la dittatura della TV tende a trasformare gli individui, non certo in soldati, bensì in "consumatori".
La TV è una sorta di "mente pubblica", intelligenza collettiva che cambia la natura dei nostri processi mentali e ci rende "dipendenti" per qualunque tipo di decisione: scelta di linguaggio, scelta di gusti, scelta di idee; senza possibilità di incidere sulla qualità dei contenuti.
Dinamiche sociali distorte e costruzione di una sub – identità vanno inquadrate in un contesto assiomatico dagli "effetti a lungo termine". Effetti di "stordimento" amplificati dal "clima di opinione" dove tutti finiscono per sapere tutto di tutti; ciò che è pubblicamente noto e che meglio contribuisce ad intrecciarsi con la dimensione soggettiva degli individui al punto che non si possa più distinguere fra il mondo del "Se…" e la mente del sé. E’ evidente che oggi la TV diffonde, in certe occasioni modelli valoriali disorientativi specie quando giustifica il fascino della droga, l’amore gay, la tracotanza del lusso, quando tesse la figura eroica del suicida famoso… insomma quando crea il mito che mito non è. … "E poi è successo che un giorno tu, un altro io, abbiamo finito per trasformarci pian piano in specchi deformati di un mondo deformato" (Pilar Urbano – El Mundo). Sono d’accordo con questa considerazione. Comunque i mass – media, all’occorrenza forniscono un bagaglio culturale interessante, il punto è, riuscire ad inquadrarlo nella sua giusta luce. Se il tutto viene alimentato da uno spirito devastatore, il risultato è un prodotto guasto, sintomo di una contraddittorietà di fondo; se invece il mezzo pubblico opera in circostanze libere, di equilibrio e con tecniche strumentali a sé, ma solidali al bisogno di coerenza, è possibile un tipo di comunicazione sana, tinta di quella verità che più di tutto ci manca.
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