Gli ultimi stregoni. La fisica straripa nella metafisica.
IL MIO NOME E’ UNIVERSO
Di Marco Salvia
Una visione immane si sta realizzando, una profezia da sempre sostenuta con decisione dai grandi maestri della dottrina dello spirito ci si sta rivelando sotto gli occhi, eppure ancora una volta stentiamo a riconoscerne i segni evidenti.
Con l’avvento deciso della meccanica quantistica, con la ancora più recente divulgazione della teoria delle stringhe, la fisica, scienza principe della nostra era, madre indiscussa di tutte le nostre conquiste tecnologiche è precipitata a dibattersi nel fulcro stesso delle discussioni esoteriche sulla reale natura della verità soprasensibile dell’universo.
Cerchiamo di capire come.
La postulazione rivoluzionaria del principio di indeterminazione di Heisenberg le cui conseguenze finali non sono ancora completamente prevedibili, ha minato definitivamente l’intero edificio della scienza basato sulla dualità.
Il presupposto apparentemente inalienabile che osservatore e osservato fossero due entità separate, è caduto.
E’ stato ormai provato in modo evidente che non è possibile interagire con l’universo senza modificarlo, tanto da far esclamare al grande fisico Eddington che l’unica deliberazione a cui si poteva giungere in tali condizioni era che "qualcuno che non conosciamo sta facendo non sappiamo bene cosa".
Perché questa dichiarazione di sbandamento così totale? I perché sono molteplici, ma l’origine è sempre la stessa. I fisici si sono spinti così tanto in profondità nella analisi della materia (e quindi della energia) da rendersi conto con sgomento della verità di ciò che avevano sempre negato: la interdipendenza totale tra soggetto e oggetto. Detto senza tecnicismi la materia ultima che cercavano di analizzare (ad esempio un elettrone) era così leggera che anche l’analisi con uno strumento del peso di un singolo fotone possedeva la capacità di fargli cambiare di posizione. Era la prova scientifica della relazione illimitata tra osservatore e osservato, la realtà si modificava inevitabilmente nel momento in cui veniva fatto oggetto di indagine.
L’osservazione altera dunque la natura del reale, realizzarono i fisici, il che è esattamente come dire che l’universo ci appare tale perché noi lo stiamo osservando. Se non la osservassimo la natura della intera creazione sarebbe altra. L’assurdo è che non ci è nemmeno possibile dire quale. Tale risultato segnava e segna la fine del concetto stesso di dualità che domina e pervade la struttura della nostra mente. Fine del sogno di una intera civiltà scientifica che si è sempre basata sul fatto indiscusso che osservatore e osservato fossero entità indipendenti e che fosse per questo possibile studiare una "realtà esterna" senza alterarla.
Così non è.
Il significato stesso di interno o esterno e di qualsivoglia opposto non ha più alcun senso.
Non indica oggettivamente nulla.
Per i fisici stessi così come per chi si occupava di indagare la natura dell’assoluto trascendente, la provata interdipendenza del tutto suggeriva quindi in modo definito quello che la scienza dello spirito sostiene da sempre. Quello che la Bibbia, i Veda, le Upanishad, la dottrina buddista del vuoto, il Corano e tutte le vere culture spirituali hanno sempre sostenuto nonostante la deficienza delle interpretazioni: L’assoluto è uno. Soggetto e oggetto sono una cosa sola. Tutto è Bramhan. Osservatore e osservato sono una singola entità . " Ciò che è visto è colui che vede e colui che vede è ciò che è visto".
Affermazioni di eminenti scienziati e misteriose asserzioni sulla natura del reale risalenti anche a cinquemila anni fa testimoniavano in modo esatto la stessa cosa.
Per anni si è restati semplicemente sgomenti a constatare il miracolo. Dal clamoroso rifiuto di Einstein delle conclusioni della quantistica sintetizzato nella frase "Dio non gioca a dadi " molta è però l’ acqua scivolata sotto i ponti.
Allo stato attuale delle cose L’intera fisica moderna concorda decisamente con SCHROEDINGER nel sostenere che "Il mondo è dato una sola volta. Nulla si riflette. L’originale e l’immagine allo specchio sono identici." E la cosa strabiliante e che Erwin Schroedinger non è un mistico sufi ma uno degli scienziati più autorevoli di questa epoca.
Dove ci porta dunque una tale indubitabile realizzazione scientifica? Verremo dunque trasportati proprio dalla secolare alleata del dualismo in una dimensione fantasma dove non sappiamo più chi siamo? o finalmente stiamo per attraversare la frontiera delle apparenze? per quanto riguarda i grandi fisici essi si avviano decisi a mostrarsi come i nuovi stregoni, coloro che sanno.
Eppure, vista la problematica espansione di un sapere così complesso e considerato il loro ruolo istituzionale di ricercatori e non di banditori, il destino dei fisici sembra coincidere con quello di una strana setta depositaria di un sapere esclusivo e pericoloso.
Per tutti gli altri comuni mortali compresi i "cercatori di verità " gli sperimentatori della natura trascendente della realtà oggettiva, la impossibilità di trasportare il sapere non duale retto dalla constatazione scientifica nel quotidiano degli opposti, sembra essere insormontabile.
Prima che avvenga nel singolo una totale "unione percettiva con l’assoluto" non è pensabile sfruttare in concreto tale conoscenza. Detto ancora una volta con una necessaria volgarizzazione se il singolo individuo non "realizza" questa verità a nulla servirà "sapere" che è vera. Gli echi di insegnamenti lontani si cristallizzano così nell’enigma quantistico, lasciando un enorme varco per il dubbio.
Il dubbio che la conoscenza intima che concetti come bene e male giusto e sbagliato vero o falso non hanno nessun fondamento, o meglio sono falsi, ci porti direttamente, non alla forzata distruzione delle nostre illusioni e quindi ad un nuovo sospirato e naturale equilibrio ma ad un più probabile internamento forzato in un manicomio per disadattati.
La via evolutiva passa dunque ancora per lo sforzo personale.
Resta però il fatto che il problema nel suo complesso è dei più grandi che mai l’umanità abbia fronteggiato. E’ possibile prevedere o sperare che la scienza ci conduca lei stessa in massa e per mano, a distruggere le barriere delle proiezioni di Maya la molteplice? l’ insicurezza è sovrana, poichè è la struttura stessa della ragione che ci guida verso una interpretazione mentale dell’universo atta a dividere il mondo.
Per noi il bianco non ha significato senza il nero, non possediamo nemmeno un linguaggio per riferirci alla realtà senza distinguerla tramite gli opposti. Come usciremo da questo enigma?
La strada a mio modesto avviso è sempre la medesima di chi ha creduto e a volte sperimentato e trasmesso la natura intima della realtà. Tutto è uguale a tutto, come sopra così sotto, come fuori così dentro, da millenni sentiamo queste cose e ora che anche la fisica ci sostiene possiamo forse sprofondare più intimamente nella ricerca di quella essenza in noi che riflette e contiene l’universo stesso. Per chi non partirà da se stesso e quindi anche per gli stessi scienziati sarà impossibile realizzare la realtà che ora però possono almeno postulare.
Frattanto la loro indagine continua, vigorosa a tal punto nel svelare gli antichi e decisivi misteri del creato che quasi viene da consigliarli per il loro bene di cominciare a fare esperienza diretta di ciò che sostengono.
L’ultima scoperta che riguarda la struttura della materia è infatti la cosiddetta "teoria delle stringhe". Oltre i quark, fino a ieri componenti ultimi di ogni sostanza o energia, esisterebbe dunque una forma di materia corrispondente a una sottilissima vibrazione di energia, apparentemente filiforme. Una vibrazione di energia che è probabilmente la vera natura ultima di tutto ciò che esiste, uomo o universo che sia.
Inutile sottolineare ancora la enorme affinità con le tante interpretazioni metafisiche sulla vibrazione intelligente che ha dato vita al creato come lo conosciamo.
Esse sono tanto precise da non poter essere discusse in buonafede.
La fisica sta decisamente svelando il significato di quelle che sono state le parole dei sapienti di ogni tempo, definisce verità che gli alchimisti conoscevano, ma che abbiamo dovuto seppellire ed emendare dal nostro sapere. Il loro ritorno però è adesso incontestabile, negare ora sarà molto più difficile. Difficile così come è difficile anzi impossibile per me chiudere questo breve scritto. Non c’è fine alla ricerca interiore che prende spunto dalle riflessioni della fisica moderna. Se Io e l’Universo siamo una cosa sola, per comprenderlo dovrò solo conoscere me stesso. Socrate diceva il vero dunque. Anche il più incallito materialista avrà adesso le sue serie difficoltà per confutare la semplicità di tale equazione. Non dovrà contrastare il pensiero degli illuminati adesso, ma quello dei padri della scienza. Per quello che concerne alla fine questo breve scritto poi, il mettere su carta la certezza, che la osservazione del vero abbia superato i confini dell’intuito e del supernormale, per traboccare nella ordinaria normalità scientifica, mi convince di non poter mettere nemmeno un punto finale ad un semplice articolo; ma solo una lunga serie di punti.
Oltre questi, infatti, il linguaggio ordinario fatto di concetti contrapposti non sarà più nemmeno in grado di fare il suo parziale dovere. Termino per questo motivo il mio sforzo con una serie di punti sospensivi così….. a testimoniare il silenzio che sarà presto necessario, per comunicare ciò che è da sempre smisuratamente oltre le parole.
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