"SI DICE CHE…", romanzo di Demetrio Trunfio
di Pino Rotta
Non è mai facile raccontare un libro, per ciò sarebbe
sempre meglio leggerlo e basta, ma per il romanzo "Si dice che... Alfabeto
della memoria", di Demetrio Tronfio, questo è più che mai vero.
Un romanzo che occorre guardare, ascoltare, annusare, gustare, poichè in esso l’arte creativa si esprime attraverso la memoria emotiva dell’autore e si fonde con la sua trabordante cultura letteraria, storica e filosofica che egli riesce a fare diventare novella, narrazione dinamica e richiamo fascinoso del mito e che lo lega alla sua lingua ed alla sua terra natale, abbandonata da giovane emigrante, la Calabria delle rive dello Stretto; ma in effetti le ventuno novelle del romanzo raccontano il desiderio struggente di poesia, di pace e di amore. Sentimenti sempre presenti, permeanti, anche quando si narra di conflitti, capipopolo o di parole che diventano infuocate come il piombo di un fucile a canne mozze nelle parole del personaggio protagonista, Ninuzzu, un personaggio che veleggia tra le ispirazioni dell’Ulisse omerico, un pò Gustineddu un pò Bleck Macigno e che cerca nel suo viaggio di ritrovare nello sguardo delle donne e degli uomini della sua terra un invito inascoltato a tornare a chiamarli compagni. Un viaggio che l’autore fa interrogando la lingua perduta e mai ritrovata più della sua infanzia.
La lingua diventa il bosco diventato deserto, dove Trunfio
tenta di ricostruire le ombre mobili delle foglie sugli alberi secolari della
sua memoria. Un tentativo impossibile e forse neanche veramente voluto, neanche
prefissato, comunque fallito perchè la memoria, la lingua e la realtà non sono
mai punti fermi ma dinamiche complesse, perchè egli ha veramente trasformato in
sè quella lingua in qualcosa d’altro che traspare anche dalle decine di
stranezze sintattiche non volute ma di per sè eloquenti.
E questo fa Trunfio, narra il fluire delle immagini della memoria e le scene, come nel cinema, si stendono, si contraggono, sui dilatano, sfumano e dissolvono lasciando posto ad altre immagini in movimento, ma egli, l’autore-voce narrante non nè è affatto il regista e però non è neanche solo il narratore, egli è dentro le scene, si confonde con le immagini e toccandole le trasforma, come si fa con le nuvole di fumo sfiorate col dito che assumono per questo un’altra forma involontaria, impalpabile eppure lì presente e pronta per essere narrata e di nuovo sfiorata.
"Si dice che..." è un romanzo affascinante, ma definirlo solo un romanzo è sicuramente riduttivo e sostenere che racconti solo novelle e miti toglie di certo il valore artistico più profondo che invece nell’opera trascende la scrittura.
- Demetrio Trunfio, "Si dice che..." Alfabeto della memoria - Città del Sole Edizioni - Reggio Calabria, 2002, pagg. 207, 15 Euro
| HELIOS Magazine |