"L’UOMO DELLA MIA VITA" Manuel Vazquez Montalbàn

di CRISTINA MARRA


Nell’ultimo romanzo della serie Carvalho, "L’uomo della mia vita", il famoso investigatore privato Pepe Carvalho, nato dalla penna di Manuel Vazquez Montalban nel 1972, è alle prese con un nuovo caso di omicidio. Protagonista di numerosi romanzi tra i quali "Il tatuaggio", "Le terme", "Il centravanti è stato assassinato verso sera", "Il premio", "Il quintetto di Buenos Aires", Carvalho indaga sull’assassinio di un giovane benestante e si introduce nel mondo losco delle sette sataniche. Alla storia principale caratterizzata dall’indagine investigativa, Montalbàn affianca una serie di microstorie che fanno da cornice ed hanno un’importante valenza per lo sviluppo dell’indagine sociale, vero scopo dello scrittore. Nel romanzo "L’uomo della mia vita", il ruolo principale è giocato dal passato.Il nuovo millennio è alle porte e bilanci, rimpianti, crisi sono d’obbligo anche per il disincantato Pepe Carvalho, che, riconsiderando le sue esperienze personali, riflette sui mali e problemi che ancora affliggono il mondo. Da attento osservatore di un passato che ha ancora forti ripercussioni sul presente, Carvalho rimette in discussione la sua vita privata e professionale stimolato da ritorni inaspettati e imprevisti. Charo, la sua donna, prostituta di lusso, ritorna dopo aver gestito per sette anni un albergo in Andorra. E’ molto cambiata nell’aspetto e nel portamento e può essere scambiata "per una signora benestante rientrata dopo una lunga assenza", ma non sono cambiati i suoi sentimenti verso Carvalho che rimane sempre l’uomo della sua vita. Ma non è soltanto Charo a riapparire nella vita del detective, anche Yes, la giovane donna conosciuta da Carvalho durante le indagini sull’assassinio di Carlos Stuart Pedrell, ("I mari del Sud") si rifà viva inviando fax anonimi all’ufficio di Pepe che, forse in onore del nuovo millennio si lascia sedurre dalla tecnologia: "I fax continuavano ad arrivare uno dopo l’altro e, esaurito l’argomento del caso Conesal, l’autrice si dedicò ad analizzare altre peripezie, come se avesse spiato la traiettoria professionale di Carvalho e fosse diventata il detective di un altro detective". E così come i fax dalla stampante, così i flashbacks si accavallavano continui, uno dopo l’altro, riportando Pepe indietro nel tempo. Grandi ritorni e grandi riflessioni per il detective impegnato in un caso di omicidio e in un intrigo che riguarda la Catalogna. Attraverso questa tecnica così peculiare di frammentazioni e incastri strutturali e tematici delle storie, Montalbàn offre al lettore un resoconto completo e realistico della società. L’investigazione poliziesca serve allo scrittore soltanto come occasione per indagare vite e situazioni diverse tra loro. Un’atmosfera un pò cupa da fine "anno-millennio" pervade tutto il romanzo. Carvalho è più maturo e riflessivo, il tempo passa anche per lui! Eppure non abbandona le passioni che lo contraddistinguono e continua ad amare la buona cucina, ad apprezzare le belle donne e a bruciare i libri "per vendicarsi del poco che gli hanno insegnato a vivere e del molto che invece lo hanno allontanato da un rapporto spontaneo ed entusiasta con la realtà".

Montalban costruisce ancora una volta un romanzo intenso e complesso con numerosi spunti di riflessione. Del resto, Carvalho non è un detective che spera di assicurare i malviventi alla giustizia, quanto piuttosto un uomo che cerca di capire le profonde motivazioni dei crimini e di spiegarle a se stesso e agli altri.


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