Musica -GIOVANI POETI DI CALABRIA
Di Andrea IACONO
Maurizio, Fabrizio, Fabio e Daniela, o meglio Mauix, Sober, Frista e Dana: 4 ragazzi della tratta Reggio-Gallico di età compresa tra i 22 e i 24 anni. Il loro album d’esordio, "L’aria che respiro", uscito nel ’98 ha venduto 5000 copie in tutta Italia e in Svizzera. Da tre anni in giro a tenere concerti su e giù per lo Stivale ( più su che giù, ovviamente… ), ospiti in varie trasmissioni radiotelevisive nazionali e regionali. Hanno creato anche una collaborazione artistica con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, col prof. Malice, scultore di notevole fama, peraltro di origini reggine. I loro video hanno fatto il giro del mondo, passati su Video Italia, Match Music ed MTV. Di chi sto parlando? Ma naturalmente di loro: i Poeti Onirici, fenomeno musicale D.O.C. ( di origine calabra!) che attraverso il filone hip-hop ha esportato oltre confini, non solo la cultura e la produzione musicale nostrana, ma soprattutto i sogni, i progetti, le speranze, il sole, il mare, il calore insomma dei figli dello Stretto.
Ciò che stupisce di questo strano fenomeno
è come una combriccola di ventenni dal profondo Sud abbia ottenuto un successo
così eclatante a deflagrazione nazionale.
D.: "Quali e quante le difficoltà che avete incontrato per ottenere diritto di cittadinanza nel firmamento della metrica?"
R.: "Da questo punto di vista siamo stati fortunati. Siamo riusciti a colpire positivamente sia gli addetti ai lavori e gli attestati di stima e fiducia ricevuti su testate specializzate ne sono la conferma (da "Biz", "Aelle", "Tam Tam", a "Rumore", "Tuttifrutti", "Tribe", n.d.r. ), sia il pubblico e le 5000 copie vendute in tutta Italia e all’estero lo testimoniano. Pensa che Reggio è la città in cui abbiamo venduto di meno..."
D.: "Non mi vorrete far crede che le origini reggine vi abbiano fatto sbattere qualche porta in faccia. E non venite a dirmi che una volta approdati sulla scena nazionale siete stati accettati dal grande carrozzone dello show- businness, così senza nemmeno uno sgambetto sia pur innocente e del tutto involontario…"
R.: "Si, è proprio così. Siamo stati ben accetti in qualsiasi posto siamo andati ad esibirci, siamo stati veramente bene durante le nostre esibizioni, ogni volta che si scendeva dal palco era un tripudio di applausi e di complimenti. Anzi ti diremo di più, abbiamo ricevuto forse maggior rispetto, e questo perché, sfortunatamente, siamo l’unico gruppo di Reggio e probabilmente di tutta la Calabria che, a prescindere dalla scena hip-hop, è riuscito a fare un CD a livello nazionale con una distribuzione così ampia."
D.: "Prima della ribalta nazionale avete mosso i primi passi in città. Ma Reggio offre spazi per la musica?"
R.: "Fossimo stati in un altro contesto urbano, la nostra carriera sarebbe stata certamente più florida. Non esistono studi di registrazione professionale, tanto che per registrare l’album abbiamo dovuto spostarci a Cosenza, con tutti gli oneri economici che conseguono. Neanche l’ombra di spazi musicali, centri sociali o laboratori musicali per dare spazio a giovani emergenti. Totale assenza di strutture che ci costringe a fare tutto di tasca nostra e, in ultima analisi, ad emigrare. E naturalmente nessuna sovvenzione agli artisti o alle case discografiche."
Ma niente paura, questa non è spocchia o disfattismo, né tanto meno ingratitudine verso la città natale, con i Poeti Onirici il vessillo dell’orgoglio calabro-reggino è sicuro di vibrare in alto.
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