UNIVERSITA’: PER SOLDI E PER AMORE, POI……..

A cura di Nino POLIMENI


Ritenevo quasi scontate le risposte dei giovani di Giurisprudenza alla mia domanda: "Cosa ti spinge a finire il corso di laurea in Legge?". Come spesso accade, anche se in sede informale, in qualunque inchiesta si corre il rischio di dover fare i conti con la desiderabilità sociale delle risposte ovvero la possibilità che l’intervistato dica non quello che è ma quello che dovrebbe essere, quello che il mondo medio vorrebbe sentirsi dire. La grande sorpresa è invece la sincerità con cui i ragazzi davano le loro semplici ma sofferte opinioni.

Giurisprudenza: il raccoglitore degli studenti incerti. Le vere vocazioni sono davvero poche. "Non sapevo che indirizzo scegliere – dice Francesco, con gli occhi stanchi, dopo tre ore di Diritto Civile – e per questo ho voluto preferire una facoltà che mi aprisse più strade". Ma in verità, che offre la facoltà di Giurisprudenza? Potremmo essere d’accordo sulla varietà di soluzioni che si presentano davanti a chi ha completato il corso quadriennale, ma di certo i posti sono limitatissimi, e anche dove la libera professione può apparire il salvagente, la concorrenza (soprattutto nella città di Reggio) spezza le gambe in partenza ed è sempre più difficile imporsi nel mercato.

E’ dunque la ricerca di un mestiere "sconosciuto", da sfruttare solo per accontentarsi del pane quotidiano, ciò che spinge il giovane ad andare avanti. Ma con la speranza dell’intervento della grande dea bendata: "Certo, qualcosa alla fine farò – continua Francesco – non importa se avvocato o cancelliere al tribunale, a meno che non decida di fare il notaio, a quel punto sì che sarebbero bei soldi". I soldi. "Vado avanti negli studi perché vorrei trovare un buon posto di lavoro – sostiene Giovanni – e so che con una laurea in mano è tutto più semplice". Ma qual è il motivo della ricerca di un buon posto di lavoro? "I soldi". La laurea dunque vista come investimento.

Di ambizione personale mi parla invece Valeria, occhi grandi e capelli raccolti: "Certo, non si può di certo dire che ci si laurea per cultura, perché infondo, lo studio che facciamo è abbastanza tecnico, e si arriva alla fine con un’ampia cultura ma in un ambito molto ristretto, invece credo ci si laurei per soddisfazione personale. A me i soldi non interessano" Bugiarda. Il discorso dei soldi non è un argomento facile. Diciamo che nella vita i soldi contano. E contano per un solo motivo: i soldi danno la possibilità di scegliere. In fondo anche quelli sono espressione di libertà. Altro è invece ostentare la ricchezza o sperperare il denaro. Ma da qui a dire che i soldi non interessano ne passa… E’ necessario trovare il giusto equilibrio. E’ necessario fare una scelta di campo. Bisogna credere in quello che si fa, sarebbe bello anche innamorarsi del proprio ambito di studi. Ma senza esasperare la scelta basandosi solo su ciò che piace. Mai come in quest’epoca è necessario valutare anche quelli che a tavola con il consiglio familiare in seduta straordinaria, chiamano "sbocchi". Figlio mio, devi scegliere in base alle opportunità! Figlio mio, ho un amico che ti potrebbe inserire nel suo studio legale, pensaci! Certo, quanto mi piacerebbe avere un figlio medico! E va bene, si sopportano anche le opinioni degli altri, l’importante è che non si trasformi in costrizione. "La scelta è stata mia – si sente stuzzicata la brillante Valeria - ma devo ammettere che non è stata una vera e propria vocazione e ho seguito qualche consiglio, ma la scelta è stata mia personale!" E allora Valeria, meglio notaio o avvocato? "Notaio" Perché? "Perché è un lavoro meno faticoso e più redditizio". Come si voleva dimostrare…

Marco, invece, seduto sul gradino soleggiato dell’ingresso della facoltà, ci mette un po’ a rispondere: "A dire il vero non so perché sto andando avanti. Non so e non immagino neanche quale sarà il mio futuro. Le materie sono interessanti. Nel senso che è più semplice orientarsi in politica, in economia, e nella vita sociale. Ma alla lunga stancano." E allora cosa spinge marco ad andare avanti? "Non lo so, ripeto, però mi sento tranquillo a studiare, sono sereno". La sicurezza. Non importa come andrà a finire, ma finché si studia la coscienza vive tranquilla. E’ il dramma del giovane, soprattutto di quello meno portato: chi non studia non fa il suo dovere. E non è vero! Ed è colpa delle idee perbeniste della società d’oggi. Perché chi lavora in fabbrica è uno straccione, e "guai se mia figlia si fidanza con un ragazzo che ha lasciato gli studi! Lasciare gli studi! Ma siamo pazzi! E’ sinonimo di fallimento!" Invece è sinonimo di maturità. E vi presento S.R., al quarto anno, pochi esami in cassaforte: "Mi piacerebbe chiedere il finanziamento alla IG (Società per l'Imprenditorialità Giovanile S.p.A., ndr), per aprire un agriturismo in provincia di Reggio, ho già il progetto pronto, ma chi lo dice ai miei? Sarebbe un sogno" La situazione, detta e vista così, non riesce a esprimere il vero e proprio dramma interiore che, a pensarci bene, vive S.R., ragazzo intelligente che magari avrebbe fatto soldi a palate (visto che tale è anche il suo obbiettivo: "I soldi? E che si lavora a fare altrimenti") , magari il doppio di un notaio se avesse potuto seguire le sue ambizioni. Ma i suoi sogni sono diabolici, satanici per la famiglia media (o mediocre) di oggi. Che te ne fai S. dei soldi se non ti chiamano dottore? Che se ne fa?! Come che se ne fa?! Realizza i suoi sogni, e forse sarebbe anche felice. Un contadino felice. La società è malata. Schemi sociali. Schemi mentali. E il nostro S. è schiavo. Anche qui, in fondo, si parla di oppressione. Storie di sogni, storie di lotta per la libertà.

Daniela, nascosta dietro ai suoi grandi occhiali da sole firmati: "Mi laureo per avere un lavoro che mi possa garantire una vita equilibrata, seria, per avere un titolo che mi gratifichi, e perché la giurisprudenza mi piace. Amo studiare e credo che sia interessante anche approfondire ciò che si studia, e magari un giorno sarò magistrato in modo da fare rispettare la Legge nella quale credo ciecamente, e poi bla, bla bla, e ancora bla…" Cresci Daniela, svegliati, conosci il mondo, non stare seduta su una sedia per otto ore al giorno fiera dei tuoi trenta e con mammina che ti porta il succo di frutta alla pera alle sei di pomeriggio. Apri gli occhi, e stai attenta a non essere risucchiata anche tu nel vortice del subdolo e ipocrita modo di "pensare sano" di oggi. Fa crescere molto di più una passeggiata in una città diversa dalla tua, guardandosi attorno, in viaggio, piuttosto che un Diritto Privato. E scommetto, Daniela, che non ti sei mai fatta una canna…


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