"I grandi lider della sinistra"!

Di Pino Rotta


Sembrava di uscire da un incubo, uno di quelli che si fanno di notte quando sogni di cadere e non riesci a far nulla né svegliarti né aggrapparti a qualcosa per fermare la caduta. Questo era più o meno lo stato d’animo del cosiddetto "popolo della sinistra" il giorno dopo le fatidiche elezioni del 13 maggio. Ho visto gente con lo sguardo di quelli del "tanto si sapeva" e altri con negli occhi l’amarezza della domanda "ma se abbiamo governato bene per non ci hanno votato?". Altri con la rabbia e la voglia di trovare colpe e capri espiatori. E’ colpa di Bertinotti che è troppo di sinistra, è colpa di Veltroni che non lo è abbastanza, è mancato il voto di Di Pietro, D’Antoni è un traditore, e via di questo passo. La mafia per chi ha votato? La gente ha dato più voti al centro sinistra ma la colpa è della legge elettorale, ecc… ecc… Solo un fatto è certo: Berlusconi ha vinto e avrà il potere in mano "almeno" per cinque anni!

Noi abbiamo da sempre una visione sociale della politica e continueremo ad averla. Da questo angolo di lettura non era difficile vedere l’esito del voto. Lo abbiamo scritto e detto più volte e in più occasioni (per chi vuole e può c’è il nostro sito http://www.diel.it/helios). Non possiamo ripetere qui le analisi che i "grandi lider della sinistra" locale e nazionale non hanno degnato della minima considerazione, ma in sintesi la nostra posizione si può riassumere in due punti: amministrare, anche se bene, non vuol dire fare politica; governare in una fase di tagli della spesa pubblica fa perdere consensi se non si riesce a dare il senso della direzione progressista e un po’ di ottimismo alla gente che vive situazioni di insicurezza economica, crisi di identità e angoscia da guerre, epidemie, macche pazze, inquinamento, ecc.

Queste analisi le proponiamo da anni senza presumere di essere originali perchè oltre ad essere scritte nei libri di economia e sociologia, che i lider della sinistra (salvo Bertinotti, che però da solo non fa "primavera"!) non solo non ricordano più, ma molti di essi forse non hanno mai letto, vengono dalla capacità di avere un contatto autentico con la gente, soprattutto oggi che viviamo una crisi di generale caduta della cultura democratica.

La destra è populista e demagogica! Verissimo! Solo che la destra di questo populismo e di questa demagogia ne ha fatto una strategia politica, spesso malamente imitata dai partiti "moderati" del centrosinistra. La destra è riuscita a toccare i tasti più sensibili del sentire sociale: il malumore dei "tassati", la rabbia dei disoccupati, le paure degli anziani, il vuoto di identità del lavoro dipendente. Su queste cose ha incanalato una campagna di propaganda mediatica. Le televisoni contano ma se sai come usarle! Da parte sua la sinistra si è preoccupata di guadagnare consensi (e per giunta con grande ritardo!) nel ceto medio, solo che Veltroni non è Gramsci e tutti i suoi seguaci non sono gli "intellettuali organici" dei lavoratori e quindi questo ceto medio non lo conoscono, non sanno chi siano queste persone, non sanno cosa pensano, come vivono le nevrosi e le speranza mozzate dei loro "tutti i giorni". Insomma non hanno gli strumenti marxisti per fare l’analisi delle classi sociali. La destra invece li ha! Sì, avete capito bene! La destra ha ed usa gli strumenti marxisti per l’analisi delle classi sociali. Mentre fuori grida "Comunisti! Comunisti!", nelle segrete stanze i suoi esperti di psicologia di massa (italiani e americani!) studiano la società attraverso gli strumenti del materialismo dialettico e gli insegnamenti sanno come usarli a proprio vantaggio.

Servirà a qualcuno ora discutere ancora di queste cose? Francamente non ne siamo sicuri. Noi continueremo a fare la nostra parte di proposta e di denuncia. Finchè qualcuno non deciderà che dobbiamo smettere di contare "I Cento passi", e speriamo di non fare la fine di Peppino Impastato… (chi era costui?!).


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