A GENOVA AL G8

IL DENARO PURIFICA IL MONDO

di Pino Rotta


La teoria liberale di Bertrand Russel, che riprendeva Maltus con un pò di "moderazione formale" nei termini, sosteneva la necessità di non mescolare con matrimoni "democratici" i ceti aristocratici e borghesi con la plebe stracciona ed insana. Il liberale Russel, considerato un pericoloso "progressista" nell’Inghilterra paludata e bigotta dei sui tempi, anticipava quello che pochi anni dopo sarebbe stata la teoria (ed anche la drammatica pratica) della "guerra purificatrice del mondo" del nazi-fascismo, di criminali come Mussolini e Hitler.

La logica era la stessa non mischiare le razze o i ceti sociali per non contaminare la razza pura e non intaccare il patrimonio. Altri tempi, ma non troppo!

Ma i tempi cambiano(?), così mentre negli anni settanta la rivoluzione culturale marxista ed ambientalista spazzava via, momentaneamente, queste idee della razza e della purezza, si faceva strada una politica più subdola, più sommersa ma più potente e ispirata alla stessa filosofia della purezza del ceto dominante: l’Indebitamento degli Stati Poveri! La ricetta è semplice: un pò di guerre tra stati arabi, l’eterna morsa mortale di Israele sui Palestinesi per tenere in allarme il Mediterraneo, lo spappolamento degli Stati nazionali, il controllo del mercato dell’energia e, ciliegina finale, per divertirvi di più: Comprate le nostre armi! Prezzi modici, comodi pagamenti di generazione in generazione! Voilà, il debito è servito!

Il primo esperimento era stato fatto a Cuba negli anni ’60. Non riuscendo la "Potente Armata Americana" a sconfiggere Castro con lo sbarco armato, ricacciato in mare dai Barbudos di Fidel, si è passati, negli anni della cosiddetta Guerra Fredda, all’attacco capitalista contro le finanze degli Stati più poveri.

Qui c’è subito da fare una precisazione: per stato povero che si intende? Diciamo ad esempio il Brasile. Ma il Brasile in termini di "possesso" di materie prime come gomma, legno, diamanti ed altri minerali, risorse idroelettriche, ecc.., sarebbe, sottolineo sarebbe, un colosso dell’economia mondiale. Sarebbe... ma il Brasile, come tutti i paesi del Terzo Mondo, ha un debito estero (dicasi Stati Uniti ed Europa) spaventoso e che devasta il bilancio interno poichè con un’inflazione a diverse decine di percentuale ed una ricchezza concentrata nelle mani di una strettissima minoranza è evidente che non ha le risorse necessarie per costruire una società dignitosa con scuole, ospedali e città che non siano favelas dove i bambini vivono in mezzo alle fogne e sono oggetto di violenze tanto inaudite che la nostra pedofilia sembra la tombolata in famiglia a Natale.

Intanto per un morto di fame dell’Amazzonia una Coca Cola costa l’equivalente di una giornata di lavoro passata a raccogliere resina di gomma per farne una palla che al produttore viene pagata la centesima parte di quello che rende. Così per vivere il nostro "pezzente" brasiliano aumenta la produzione di resina e per fare questo deve ammazzare qualche migliaio di alberi in più: ma a queste condizioni, o lui o loro (gli alberi!) c’è poco da scegliere!

Direte ma che c’entriamo noi con il brasiliano? Presto detto. Quando i nostri capitalisti avevano interesse a produrre i loro prodotti di massa per il mercato interno hanno preso i soldi dello Stato e ha deportati i terroni al Nord come dei "luridi albanesi", oggi che ha interesse a sfruttare gli affamati ex comunisti dell’est europeo (ricordarsi Cuba!) brindano con Berlusconi, licenziano gli operai italiani e aprono le fabbriche in Romania. Finchè dura, poi toccherà anche ai rumeni.

Che dite ci andiamo a Genova il 21 luglio?

 


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