Marc Bloch, I re taumaturghi

di Maria Barreca


Marc Bloch nasce a Lione nel 1886 e muore a Saint Didier de Formans nel 1944, il 16 giugno, torturato dalla Gestapo e poi fucilato, a cinquantasette anni, per l’attività nella Resistenza e la sua fama di storico antifascista.

Bloch inizia la sua attività scientifica nel 1911-12: la sua tesi di dottorato si intitola Rois et serfs.Un chapitre d’histoire chapétienne. E’ qui che dobbiamo cercare le radici de I re taumaturghi, come anche nel lavoro successivo, Les formes de la rupture de l’hommage dans l’ancien droit feódal: Bloch vi descrive un rito feudale, il "getto della festuca" e la rottura di essa, "exfestucatio". Lo storico conosce i medievalisti tedeschi: negli anni 1908-09 soggiorna a Berlino e a Lipsia. Qui incontra, tra gli altri, Fritz Kern, che nel 1914 pubblica Gottesgnadentum und Widerstandsrecht im früheren Mittelalter. Zur Entwicklumgsgeschichte der Monarchie [Grazia divina e diritto di resistenza nell’alto Medioevo. Contributo alla storia dello sviluppo della monarchia]. Ultimo elemento causale preponderante nella stesura dell’opera è senza dubbio l’affetto per il fratello medico, che ha condotto Bloch ad approfondire alcuni aspetti sanitari del problema, e, nell’ Avant-propos dei Rois thaumaturges, in un’aggiunta datata 28 dicembre 1923, lo storico ricorda proprio l’influenza esercitata su di lui da questo fratello, morto, come il padre, prima di vedere completato e stampato il lavoro.

Nei Rois thaumaturges Bloch ha voluto fare la storia di un miracolo e della credenza in esso. Il miracolo esiste a partire dal momento in cui gli si può credere, tramonta e poi sparisce da quando non gli si può più credere. Intende dunque spiegare proprio questo miracolo "nella sua durata e nella sua evoluzione". Il miracolo del re, il rito del tocco(1), è nato in Francia intorno all’anno Mille, in Inghilterra circa un secolo più tardi, ed è sparito con l’avvento della dinastia degli Hannover, nel 1714, in Francia invece è durato fino al 1825, quando Carlo X, dopo la sua consacrazione (29 maggio), fu l’ultimo re di Francia a toccare una scrofola.

Bloch raccoglie una serie di testimonianze sull’arte regia di guarire la scrofola col solo atto del toccare riportate da Pietro di Blois e Gregorio di Tours. Quest’ultimo racconta nella sua Historia Francorum (X,1), che papa Gregorio Magno, l’anno della sua elezione (590), ordinò al popolo romano alcune litanie, processioni e canti penitenziali per far cessare una grave epidemia di "peste inguinale", che devastava Roma. Questa litania fu da allora celebrata in tutta la cristianità il 25 aprile, ed entrò a far parte della liturgia regolare.

Il domenicano Giovanni de Mailly racconta nell’Abbreviatio in gestis et miraculis sanctorum (1243) la leggenda secondo la quale, dopo la recita della litania, Gregorio Magno vide un angelo che asciugava la spada insanguinata e la rimetteva nel fodero, aggiunge che la processione durante cui avveniva la recita della litania era detta delle "croci nere" ed aveva luogo il giorno di San Marco, il 25 aprile.

Nella ricerca delle origini del rito, Bloch individua subito il legame politico tra il potere taumaturgico e l’azione del re. La cerimonia di incoronazione, celebrata nella cattedrale di Reims, comprende infatti due fasi successive: l’unzione e l’incoronazione. E’ dall’unzione che i re di Francia derivano il loro potere miracoloso. Ciò li renderà agli occhi delle folle i "re cristianissimi", al di sopra degli altri sovrani della cristianità, perché il loro olio di unzione era l’unico considerato miracoloso. Il re di Francia e l’unico ad essere unto con un olio divino. Nel secolo XIV la monarchia inglese rivendicherà il medesimo privilegio.

Contemporaneamente, Marc Bloch esaminava il clima politico che si affermava all’inizio della genesi del tocco regio. La conquista di un potere miracoloso va di pari passo con l’affermazione del potere monarchico nei confronti dei grandi signori feudali, dei baroni, in Francia come in Inghilterra. E’ anche questo uno strumento dinastico. Bloch vi vedeva uno dei mezzi attraverso cui il re acquistava un potere dominante sulla gerarchia feudale. Ma è anche la posta in gioco di una lotta di prestigio tra le due dinastie dei Capeto e Plantageneto. Il miracolo è uno dei segni e degli oggetti di emulazione e concorrenza della rivalità franco-inglese nel Medioevo.

In misura maggiore rispetto al rito francese, Bloch si interessa a una particolarità del rito inglese: il miracolo degli "anelli miracolosi". Il Venerdì Santo il re d’Inghilterra, dopo aver posto alcune monete su un altare, le riscattava, mettendo al loro posto una somma equivalente di materiale; con le monete, fuse, venivano fabbricati degli anelli, donati poi a particolari tipi di malati, in particolare agli epilettici, che, portandoli, avrebbero ottenuto la guarigione. Gli anelli erano detti cramp-rings. Il tocco delle scrofole diventa liturgia clericale, come anche il miracolo del cramp-rings. Esso avviene nella cappella del palazzo il Venerdì Santo, e l’altare vi svolge un ruolo centrale ed essenziale. Il rito viene diretto e controllato dalla Chiesa, per quanto riguarda i re di Francia nella persona dell’arcivescovo di Reims. Bloch sottolinea infine l’importanza che nel rito ricoprono gli oggetti sacri: "l’ampolla di San Thomas Becket, la Santa ampolla di Reims, i fiori di giglio, la comunione sotto le due specie, la corona, lo scettro, l’anello". Questi oggetti – sottolinea Bloch – non sono utilizzati in una società senza storia: l’uomo del Medioevo attribuisce loro un’identità precisa dal punto di vista temporale. Tali oggetti si legano a particolari circostanze: tradizione, folklore, simboli, vengono inseriti nella storia. I re occidentali hanno oscillato tra due atteggiamenti, o cercato di combinarli: distinguere completamente lo spirituale dal temporale, o, come i papi, rivendicare un diritto di controllo sul temporale in forza del potere di legare o sciogliere ex ratione sacerdotale.

Bloch si limita al potere miracoloso dei re di Francia e d’Inghilterra, ai suoi tempi infatti gli studi di antropologia comparata erano ancora agli inizi. Anni dopo Frazer accosterà alla leggenda dei re taumaturghi le credenze e le pratiche dei capi-tribù in alcune isole oceaniche e delle isole Tonga in Polinesia.

Bloch riporta anche un’altra curiosità: il re di Francia, secondo la leggenda, possedeva sulla spalla sinistra un segno rosso a forma di croce. Il rito regio si lega a quello del culto popolare di un santo. All’inizio del secolo X esisteva a Corbeny, nell’Aisne, il culto popolare di un santo proveniente dal Cotentin, Marculf, anch’egli famoso per la guarigione delle scrofole, forse grazie ad un etimologico gioco di parole, su "mar", "cattivo" e "cou", collo. Questo potere fu associato a quello dei re, e i due culti si fusero. Nei secoli dal XIV al XVII, i re di Francia facevano un viaggio a Corbeny, per ricevere nelle loro mani il cranio del santo, e toccare poi gli scrofolosi con un potere aumentato dalla sua virtù taumaturgica. Luigi XIV e i suoi successori fecero venire la cassa del santo da Corbeny a Reims al momento della consacrazione.

Alla contaminazione tra il culto di Marculf e il miracolo dei re, Bloch aggiunge una terza credenza popolare, storicamente legata alle prime due: in alcune località si credeva che il settimo di una serie di figli maschi avesse poteri magici, e in particolare di guaritore. Si attribuì a questi settimi figli non solo il dono particolare di guarire gli scrofolosi, ma anche quello di avere, fin dalla nascita, un segno distintivo sul corpo. Si affermò infine che questi settimi figli, prima di esercitare il loro potere, facessero un viaggio a Corbeny, alle reliquie di San Marculf. Bloch ha raccolto una quantità di dati su questa credenza nelle province francesi in Europa e in America presso i Cherokee.

Ma il miracolo muore: il rito risente fortemente, in Inghilterra, dell’attacco del protestantesimo, e scompare con il cambiamento dinastico del 1714; in Francia la sua morte coincide con la rivoluzione e la caduta della monarchia, fatta eccezione per la breve, anacronistica, parentesi di Carlo X nel 1825. E’ una morte avvenuta lentamente, seguendo il ritmo del mutamento di mentalità e di condizioni di vita. Il miracolo dei re cade sotto il colpo del razionalismo dell’età dei Lumi. Esso non esiste più, o viene dichiarato inesistente, perché non era possibile spiegarlo con qualche ragione naturale. Bloch si chiede allora: "Come mai per tanti secoli si è creduto al miracolo dei re?", e risponde: tutti coloro i quali hanno creduto al potere di guarigione dei re, l’hanno fatto essenzialmente per due ragioni, le condizioni psicologiche e quelle mediche, che permettevano allora di crederci. Le malattie nascoste sotto il nome di scrofole guarivano talora spontaneamente, anche se in modo incompleto. La natura compiva il miracolo. La fede nel soprannaturale fu creata dall’idea che doveva esserci un miracolo, dalla volontà di farlo apparire.

Bloch dedica una parte dello studio all’iconografia, ai gesti, ai riti, e, globalmente, alla "coscienza collettiva", alla "mentalità" della società feudale.

La lotta dei re per acquisire un potere miracoloso ha come avversario la Chiesa. In un periodo in cui essa tende a riservarsi dei monopoli: tutela dei poveri, potere esclusivo sulle reliquie. All’inizio dell’XI secolo si cerca di valorizzare l’immagine di un re caritatevole, protettore dei poveri e dei malati.

Nei Rois thaumaturges Bloch si fa antropologo, ma più che sulla storia di una mentalità, si sofferma su una nuova politica, a partire dalla teoria sul potere regio: si tratta di un potere in evoluzione, prima la regalità sacra, con le sue leggende, le sue superstizioni, la consacrazione, l’incoronazione, le insegne, poi la "teoria del contratto", infine il nuovo diritto elettorale e il regime parlamentare.

Negli anni Trenta passa da Strasburgo ad una cattedra di storia economica alla Sorbona, dopo il ritiro di Henri Hauser, mentre le nebbie della guerra si addensano sull’Europa. Il 6 luglio del ’39 Bloch compie cinquantatre anni, ma, scoppiato il conflitto, non esita ad arruolarsi in nome del suo senso civico. Aveva già combattuto nel 1914-19, più di vent’anni prima, uscendone con grado di capitano. Nella primavera del ’44 si trovava a Lione, dove svolgeva apertamente politica antifascista nei Movimenti uniti. Fu qui che la Gestapo lo arrestò, gettandolo in una cella a Montluc. Morì il 16 giugno del ’44 insieme ad altri ventisei prigionieri, fucilato a Les Roussilles, a venticinque chilometri da Lione.

Scrive su di lui Lucien Febvre: " Così fu annientato dalle pallottole tedesche uno dei più grandi spiriti dei quell’Europa che non era, per lui un’etichetta, ma una realtà vivente. Così morì un grande francese. Tocca a noi far sì – oggi e domani – che non sia morto invano(2)".


1)Con il termine "tocco" intendiamo in particolare il tocco della scrofola, con cui i medici designano l'adenite tubercolare, ossia l'infiammazione delle linfoghiandole causate dai bacilli della tubercolosi. Nell'antica Francia le scrofole erano correntemente chiamate mal le roi; in Inghilterra erano dette King's Evil. I re di Francia e d'Inghilterra, mediante il semplice tocco delle loro mani, compiuto secondo i riti tradizionali, pretendevano di guarire gli scrofolosi.
2)L. Febvre, "Ricordo di Marc Bloch"", in Combats pour l'histoire, A. Colin, Paris, 1953, pp. 391-407


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