Incontro con l’autore

Daniel Chavarrìa

a cura di Cristina Marra


Ricorda Hemingway, con la sua barba bianca, il fisico prestante e la passione per Cuba. Daniel Chavarrìa, "cittadino uruguayano e scrittore cubano", come lui stesso ama definirsi, è uno dei più rappresentativi narratori del Sud America. E’ uno scrittore tardivo, comincia a scrivere all’età di quarantacinque anni ispirato da Cuba e dalla sua vita avventurosa e rocambolesca.

Anche se Chavarrìa non gradisce che si parli più della sua vita che dei suoi romanzi, le sue esperienze personali costituiscono comunque la materia prima delle sue opere insieme ai miti classici latini e greci. Arriva a Cuba con la sua famiglia dirottando l’aereo che lo porta lontano da Bogotà, da dove è costretto a fuggire per aver appoggiato e aiutato i guerriglieri peruviani. Un’esperienza degna di uno scrittore d’avventure ma non è l’unica, come l’autore stesso racconta nel romanzo "Quell’anno a Madrid". Intorno ai vent’anni lascia l’Uruguay, suo paese natale, e sbarca in Europa improvvisandosi minatore, lavapiatti e modello. Tornato in Sud America, si trasferisce da Montevideo a Buenos Aires e, dopo il colpo di stato del 1964, si rifugia in Amazzonia e diventa cercatore d’oro. Da Bogotà si trasferisce definitivamente all’Avana, insegna latino e greco e comincia l’attività di scrittore pubblicando "Joy", "Il rimedio universale", "La sesta isola", "L’occhio di Cibele","Quell’anno a Madrid".

"Quanto un passato così avventuroso influenza la sua attività di scrittore?"gli chiedo-" Ho vissuto una vita avventurosa ed ho corso rischi e pericoli"- mi risponde Chavarrìa- "non sono pentito delle mie scelte e, adesso che vivo una vita più tranquilla, quelle esperienze mi servono come base per i miei romanzi".

Chavarrìa scrive romanzi completi attuando quella fusione di generi e linguaggi tipica della tradizione picaresca.I suoi romanzi sono d’amore, di peripezie, di formazione, di politica, di denuncia sociale e sono caratterizzati da una forte componente erotica.

" Nel mio ultimo libro "- racconta Chavarrìa- "ho voluto che la denuncia della dittatura facesse da sfondo e che il lettore fosse attratto dall’erotismo e dall’intreccio del thriller".Nel suo ultimo romanzo, il thriller politico "Il rosso del pappagallo", una vendetta si perpetua dopo trent’anni e Chavarrìa mescola sapientemente mistero, politica, santerìa ed erotismo. La trama si sviluppa alternando il presente a flashback che riportano i protagonisti agli anni ’70 e alla dittatura argentina. E’ la storia di Aldo Bianchi, un imprenditore italo-argentino che a Cuba si innamora di Bini, una jinetera, una prostituta, che lo aiuta a vendicare la morte della fidanzata e le torture che anch’egli ha subìto dal comandante Treò sotto la dittatura a Buenos Aires. I personaggi sono visti in chiaro-scuro con lati nascosti che sorprendono e divertono. Il loro passato, caratterizzato da mortificazioni e rinunce forzate, è un peso che non li abbandona fino al momento del riscatto, momento in cui ogni personaggio si libera dagli incubi o dai rimorsi. Bini, la giovane prostituta cubana che però ancora si succhia il pollice come i bambini, diventa complice di Aldo e si improvvisa investigatrice nel tentativo di scovare e incastrare Treò. Bini è supportata dall’aiuto della divina Yemayà che la protegge e la consiglia. Yemayà conosce la verità e la estrinseca con tre aforismi: "Il fuoco si spegne, ma il rosso del pappagallo non si spegne mai; il mare non si può legare con la corda; la via è libera per il cane". Il rosso del pappagallo rappresenta il sangue sparso dal feroce Treò, i cui crimini non possono essere perdonati nè dimenticati; il mare indomabile è Yemayà, assetata di giustizia; il cane è Aldo, che deve stanare il criminale fuggito a Cuba.

Con il suo aiuto Bini farà trionfare la giustizia. La santerìa, la fede e le credenze popolari interessano Chavarrìa in quanto rappresentano le radici culturali di un popolo che mescola sacro e profano, realtà e metafisica.

Con il personaggio del comandante Treò entra in gioco la legge del più forte, la violenza, i soprusi, le atrocità della dittatura. Treò è un personaggio senza scrupoli che a Cuba cambia vita e si occupa di biologia marina, studiando "gli orrori della natura che assicurano la sopravvivenza e perpetuano la specie nel ciclo biologico".

"Con il personaggio di Treò "- mi dice Chavarrìa -" denuncio la dittatura argentina. Le torture inflitte da Treò richiamano le leggi razziali del periodo nazista".

In questo suo romanzo di piena maturità, Chavarrìa crea un intenso intreccio di avventura e passione sociale e politica - temi a lui cari - e lo contamina di umorismo ed erotismo.

 


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