I suoni ed i colori del silenzio






  di Elisa Cutulle’


Nella vita frenetica dei paesi occidentali, non sembra esserci alcuno spazio per il silenzio. Il corso della nostra vita è strettamente determinato, è frettoloso, è caotico è roboante. Il silenzio sembra essere stato esiliato, considerato una perdita di tempo, qualcosa che non risponde in nessun caso ai nostri standard.

La vita deve essere vista come un processo, ma un processo che può essere descritto solo da chi è in grado di uscire dai ghirigori della vita come vincitore. La storia della vita è e continua ad essere la storia dei vincitori, considerata una storia di vita unica ed assoluta: una storia che descrive il mondo da un unico punto di vista, facendo uso di una mera prospettiva di analisi, che non considera "l'altro", siano intese sia le donne che le persone appartenenti ad altre etnicità, perchè le voci di quest'ultimi paiono sovvertire il potere determinato. È dunque la vita, solo una riproduzione arida del potere egemonico, che si manifesta attraverso la riproduzione silenziosa di un mondo sottomesso?

Fino ad ora i colori sono stati sempre associati a dei concetti positivi, a qualche cosa di vivace di allegro; i suoni, a loro volta, sono qualcosa che noi sentiamo, che possiamo assorbire, far nostri e ricomporre a nostro piacimento. Sensazioni ed esperienze che si richiamano ai nostri sensi, che richiedono la completa ed assoluta disponibilità delle nostre percezioni.

Descriviamo, infatti, il mondo usando i suoi aggettivi e le sue caratteristiche: il mondo è sempre chiassoso, pullulante di suoni, è allegro, è splendente. Il mondo non è silenzioso; non può esserlo, perchè deve esprimere qualcosa e per esprimere qualcosa, così ci hanno insegnato, abbiamo bisogno di suoni e di colori.

Ma è veramente strettamente così? Rispondere con un semplice si o un semplice no, sarebbe estremamente riduttivo, ma prima bisogna chiedersi anche se abbia un senso attribuire al silenzio una categoria separata di significato, con una propria modalità di analisi. Si potrebbe pensare al silenzio come ad una forma autonoma di vita,come un elemento sottaciuto che contiene in nuce inestimabili energie? Il silenzio nè dotato di una forza, seppure questa non sia definibile con i canoni normali: è una forza che difende e si difende nella differenza, conferendo con ciò una maggiore rilevanza al suo significato. Si ritorna così a dimostrare che ogni nostra significazione dipende strettamente dal significato semantico e semiotico che noi attribuiamo alle diverse forme di espressione. Il silenzio non è però mai un'assenza o qualcosa che accade per puro caso: è una forte volontà ed un'accanita ricerca dello sconosciuto, dell'indefinito di tutto quello che non si lascia restringere all'interno dei confini del mondo definito. Questo è il motivo per cui il silenzio ha la propria retorica: si possono categorizzare tutte le sue sfaccettature, anche se sono presenti in elementi ambigui che paiono mettere in difficoltà la costruzione maschile del mondo. La struttura particolare del mondo anticonformista [ da intendersi come mondo conformista in questo caso è il mondo costruito sessualmente sul modello maschile], in cui il potere non è determinato dall'appartenenza e dalla dipendenza di strutture fisse porta ad una comprensione femminile del mondo, basata su delle peculiarità non ordinarie. Nell'espressione femminile il silenzio e la parola (=scrittura) non devono essere considerate come espressioni antitetiche di due realtà fortemente contrapposte: possono e vengono usate per perseguire lo stesso scopo: decostruire il potere patriarcale nel linguaggio maschile. Le parole sono fluttuanti, il silenzio crea una fissità mobile offrendo uno spazio in cui i nsotri corpi diventano statue e monumenti. Il silenzio appare dunque essere un altro mezzo dell'espressione femminile: il silenzio visto come il rifiuto di parlare, perchè le parole si ricollegano al concetto di potere e dominio maschile, ma silenzio visto anche come risposta, come non-risposta a chi domina attraverso le parole. Per diventare visibile le donne hanno bisogno di un linguaggio proprio, particolare per esprimersi completamente: e il silenzio può offrire queste sfaccettature.

Bibliografia:

Gianni Vattimo, La fine della modernità

Vron Ware Defining forces. Race, gender and memories of empire in I. Chambers- L. Curti (ed.) The postcolonial question

. Chambers Signs of silence, lines of a listening in I.Chambers- L. Curt (ed.)

Mariantonia Liborio Il silenzio di Narciso in G.Fusco-Girard- A.Tango (ed.) Del silenzio bell hooks Choosing the margins as a space of radical opedness in Yearning race, gender and cultural politics


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