STATO GENDARME

l'evoluzione del capitalismo e il nuovo ordine mondiale 

di Pino Rotta


Nei primi mesi di quest’anno gran parte della stampa internazionale denunciava il rischio che l’Italia diventasse un possedimento privato in mano ad un ricco signore ed ai suoi soci in affari. Non era solo la stampa a paventare questo rischio, addirittura il presidente pro-tempore dell’Unione Europea lo svedese Göran Persson si era spinto in analoghe dichiarazioni molto, impegnative vista la carica istituzionale rivestita.

Tutti gli italiani avevano chiaramente davanti agli occhi cosa significava dare il proprio voto a Silvio Berlusconi ed ai neofascisti di Fini. Risorti dalle ceneri di Tangentopoli, uomini politici riciclati nel partito di Berlusconi si sono riuniti per difendere un comune interesse: la sopravvivenza politica e, in molti casi, la lontananza dal carcere.

Il paese si è spaccato a metà e per un pugno di voti il Cavaliere Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio dei Ministri: Capo del Governo italiano.

Ma non tutte le realtà regionali si sono espresse spaccandosi a metà sul voto, la Sicilia ad esempio ha dato un consenso elettorale unanime a Berlusconi: tutti i collegi siciliani.

Ha votato la mafia in Sicilia? Se sì per chi ha votato. Ci sono processi penali in corso in cui uomini di Berlusconi sono imputati... ma un fatto è certo tutta la Sicilia ha premiato Berlusconi.

Le grane giudiziarie del Cavaliere sono innumerevoli e di spessore finanziario imponente; a Milano si è prescritto per decorrenza dei termini il procedimento che lo vedeva imputato per falso in bilancio, la prescrizione non vuol dire che se se il processo si fosse tenuto l’imputato Berlusconi sarebbe stato condannato, ma non vuol dire nemmeno che sarebbe stato assolto, non lo sapremo mai.

Intanto l’estate italiana si è infiammata per pochi giorni quando la maggioranza di destra in Parlamento ha approvato proprio una norma per far decadere di fatto il reato di falso in bilancio: come dire?... non si sa mai.....

Ma che paese è quello che elegge suoi governanti uomini che dichiaratamente vanno al Governo per tutelare i propri interessi? A questa domanda si è spesso dato risposte troppo sbrigative, forse sarebbe necessario fare una riflessione in più. Proviamo a spostare gli occhi dal messaggio televisivo alla realtà sociale. Cominciamo con dire una parte della verità: in Italia le ultime elezioni non le ha vinte la destra le ha perse la sinistra. Lo abbiamo sentito molte volte ripetere nei lamentosi discorsi post elettorali. Ma che significa davvero che la sinistra ha perso? Prodi, Mastella, Di Pietro... sono uomini di sinistra? Sicuramente no, sono dei democratici moderati, molto moderati, sono il cosiddetto Centro che con la falcidia di Tangentopoli è stato smembrato, molti sono finiti in carcere (per pochissimo tempo) ma a distanza di otto anni da Tangentopoli e dalla strage di Capaci, dall’assassinio di Falcone e Borsellino, si sono riciclati un pò con la destra e un pò con la sinistra, ma se si fa la somma sono ancora la vera maggioranza che reggeva i governi Craxi, Andreotti e Forlani: quelli sono, divisi (per ora!), ma sono quelli di allora.

Ma allora quelli che hanno perso non sono gli ex democristiani sono proprio gli ex comunisti, quelli che quando le Brigate Rosse uccisero Aldo Moro ed impedirono l’ingresso dei comunisti al Governo rappresentavano un terzo degli italiani raccolti tutti dentro un solo partito il PCI, oggi i pezzi di quel partito frantumato insieme non raggiungono il 25%. Come mai? Si dice che il centro-sinistra con Prodi, D’Alema e Amato abbia lavorato bene, ha risollevato il paese dal deficit, ha rimesso in moto l’economia, ha agganciato l’Italia all’Europa, in poche parole ha fatto una politica di risanamento, quella che Berlinguer chiamava "austerità", insomma la sinistra al Governo ha fatto il lavoro sporco che c’era da fare: togliere i soldi dalle tasche degli italiani e governare i conflitti sociali che si creano in questi casi. L’ha fatto è l’ha fatto bene, peccato che si sia dimenticata di vincere le elezioni per governare la ripresa economica e quindi il periodo della spesa, quello che crea consenso. A parte Rifondazione Comunista, in Italia nè i partiti della sinistra nè la maggior parte delle organizzazioni sindacali hanno il consenso della maggioranza dei lavoratori e questo crea una situazione ottimale per chiunque riesca in un qualunque modo a mettere insieme interessi diversi per spartirsi il potere.

La società italiana è una società nel suo complesso di grande civiltà e di radicata democrazia solo che in un contesto in cui si stanno trasformando radicalmente le regole della politica, dell’economia e della partecipazione democratica la gente non riesce a trovare sbocco al suo bisogno di partecipare alle decisioni del paese. La gente, e non solo in Italia, è ancora abituata a ragionare in termini di democrazia rappresentativa, ma le leggi della società e dell’economia non vengono più espresse dalle istituzioni tradizionali. Oggi le vecchie istituzioni esprimono un solo potere quello della forza di repressione di controllo di massa, operato con sistemi sempre più sofisticati, il resto lo fa l’economia, fuori da ogni regola e da ogni controllo democratico.

Questo, in conclusione, è quello che è accaduto a Genova il 21 luglio di quest’anno, ma era successo prima ancora a Gotenborg, ed a Nizza. A Genova, mentre a Palazzo Ducale i potenti del mondo decidevano dei propri interessi in veste di Governo Mondiale, peraltro illegittimo, fuori del Palazzo un ragazzo veniva ucciso e circa cinquecento altri rimanevano feriti. Anche a Gotenborg un ragazzo è rimasto ucciso e la rabbia per quella morte è arrivata anche a Genova, ma c’è una differenza di fondo tra quello che è successo a Genova e quello che è successo a Gotenborg. In Svezia il Governo punta a gestire il controllo sociale, anche usando la repressione, attraverso il governo delle trasformazioni sociali e le spinte che vengono dal basso, cioè si tenta di dare un senso democratico alla crisi della democrazia tradizionale, ed in questo davanti ad un morto prova vergogna tanto da nascondere al mondo anche l’identità del ragazzo ucciso. In Italia la destra fascista ed i commercianti della politica non hanno la cultura della trasformazione sociale ed usano e ostentano (avete visto come sbattevano i manganelli sugli scudi, come degli antichi legionari) la repressione come forma sbrigativa per rimettere la "polvere sotto il tappeto" solo che questa operazione di maquillage forzato è tipica di uno stato autoritario di altri tempi e da Genova viene fuori una nuova consapevolezza che un Stato autoritario è pericoloso sempre, quando cerca di nascondere sotto il tappeto la polvere sollevata dal dissenso di 200.000 persone, ma ancor più quando cerca distogliere l’attenzione della gente sul rischio che questo modello di Stato-Polizia e Economia-Governo si tenta di imporlo a livello mondiale.


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