Società - I figli ci guardano

Di Pino Rotta


Il clamore che fanno le notizie televisive e giornalistiche degli episodi di violenza che vedono protagonisti degli adolescenti attira certamente l’attenzione, a volte giustamente scandalizzata, di milioni di italiani.

Però tutto questo parlare dei giovani violenti, nichilisti, senza ideali, impoveriti nei valori e nelle norme etiche ha un sottofondo che sentiamo stonato.

Questi ragazzi, infatti, non vengono dal nulla, non è che sono nati adolescenti e violenti o insensibili, c’è voluto tempo perché questi individui diventassero adolescenti e ci colpissero con i loro comportamenti devianti. Insomma c’è una domanda che tutti si pongono ma a cui nessuno arriva a dare una risposta di sincera responsabilità: dove erano i genitori mentre questi ragazzi diventavano quello che sono?

Attenzione non vorrei che si pensasse che questo sia il solito articolo sull’assenza dei genitori nell’educazione dei figli, sul fatto che i giovani oggi hanno tutto e quindi sono sempre insoddisfatti, ecc… No la riflessione che voglio proporvi è molto più diretta: da dove prendono spunto gli adolescenti per i loro comportamenti? Non solo quelli trasgressivi ma anche quelli per così dire "integrati".

Ricordarsi che ogni adulto ieri è stato adolescente non è una dato del tutto scontato. Anzi è semmai vero il contrario. Ogni adulto ha forti difficoltà a mantenere viva la memoria della propria adolescenza, soprattutto a livello emotivo. E’ più facile rifugiarsi in generiche frasi del tipo "ai miei tempi non era così!….", solo che il problema è che nessun tempo è uguale all’altro, mentre rimangono abbastanza costanti i meccanismi psicologici che spingono un individuo a crescere con motivazioni di un certo tipo anziché di tipo diverso.

Le motivazioni nascono dai bisogni. Secondo lo psicologo Abraham H. Maslow esistono almeno cinque tipi di bisogno che spingono un individuo ad agire in maniera motivata (consapevole o meno): il bisogno fisiologico, il bisogno di sicurezza, il bisogno di affetto e di appartenenza, il bisogno di stima e il bisogno di autorealizzazione.

Sarebbe molto lungo analizzare tutti e cinque questi tipi di bisogno in maniera analitica, ma una descrizione sommaria crediamo servirà comunque ad offrire utili spunti di riflessione.

Il bisogno fisiologico è quello che ognuno tendente a soddisfare stimoli come la fame, il freddo, ecc. Non essendo noi uomini delle caverne, questo tipo di bisogni riusciamo a soddisfarli non solo materialmente ma anche simbolicamente, assumiamo ciò il cibo e l’abbigliamento come materiali necessari non solo a sopravvivere ma anche per modellare il corpo. Il modello non è una cosa che ci inventiamo esiste fuori di noi e non è solo legato all’immagine. Se il risultato non ci piace il nostro rapporto con il cibo e con l’abbigliamento diventa frustrante e pone un problema.

Anche il bisogno di sicurezza è legato alla nostra necessità di stabilità emotiva vale tanto per gli adolescenti quanto per gli adulti, solo che gli adolescenti sono per loro natura combattuti con la loro realtà oggettiva in continuo cambiamento (fisica e di relazione).

Abbiamo poi il bisogno di affetto e di appartenenza, anche questo come gli altri, vale tanto per gli adolescenti quanto per gli adulti. Gli adulti tendono a soddisfare questi bisogno "bifronte" generalmente all’interno del gruppo allargato che comprende la famiglia e la comunità di appartenenza, l’adolescente ha la stessa necessità per la sua comunità di appartenenza in formazione e la famiglia (a meno che non voglia restare bambino-adulto) che tende a cambiare. E anche questo crea un problema.

In questo processo di soddisfazione dei primi tre bisogni entra in gioco in maniera molto critica il bisogno di stima, l’adolescenza è il periodo in cui non solo si sente emotivamente di più questo bisogno ma è anche il periodo in cui si acquisisce il senso della stima suscitata rapportato al senso della stima affidata (il forte senso dell’amicizia rientra in questo meccanismo).

Infine c’è il bisogno di autorealizzarsi, questo aumenta mano a mano che ci si avvicina al culmine dell’adolescenza e per esplicarsi trae gli elementi dal soddisfacimento dei bisogni anzidetti. La frustrazione di quest’ultimo bisogno in genere è la conseguenza di frustrazioni subite negli altri stati di soddisfacimento.

Un adolescente frustrato ha due possibilità o essere aggressivo o perdere progressivamente interesse per il mondo di relazione e i legami sociali.

Chiudiamo queste riflessioni con l’ultima domanda: dove trova le sue risposte l’adolescente?

Noi crediamo che queste risposte non si trovino nelle parole ma nell’esempio. Nell’esempio quotidiano del mondo degli adulti che hanno davanti agli occhi ogni giorno sin dalla propria nascita. Se un adulto litiga violentemente con il proprio coniuge davanti ai figli, se passa col rosso al semaforo non infrange solo il codice della strada, non fa solo un atto di violenza psicologica all’altro adulto insegna al figlio (magari mentre lo sta accompagnando a scuola!) che le regole buone sono solo quelle che servono a sé stessi. Il risultato sarà un adolescente asociale che diventerà un adulto asociale e frustrato. I ragazzi ci guardano e imparano da noi magari per distinguersi da noi, più spesso per sentirsi adulti come noi……


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