La complessità, la semplicità - Recensione del saggio
"È un mondo complesso - Analisi bioantropologica dell'Occidente"
di
Pino Rotta
Pino..Rotta in È un mondo complesso. Analisi
bioantropologica dell'Occidente (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria,
2001, pp. 140, Euro 7,75) ha il sospetto intellettuale che la scena influenzi il
corpo e anche la mente.

L'ipotesi è che la scena sia sociale e che influenzi il destino personale del
corpo. In questo caso il destino sarebbe collettivo e l'itinerario sarebbe non
particolare ma comune, ovvero già scritto. Pino..Rotta chiama la scena e il
corpo rispettivamente "struttura" e "personalità".
"Insomma la struttura in cui si forma la nostra personalità si rivela
ancora una volta come precedente rispetto al contenuto particolare alle singole
funzioni che vi si svolgono".Certamente si può guardare la scena sociale,
analizzarla nel più minuto dettaglio, scoprirne il lato nascosto, e divenire il
maggior esperto dell'epoca della scena dell'epoca - come Marx con il capitalismo
- e non avere scalfito il postulato che la scena influenzi il corpo, che l'alto
influenzi il basso (è l'ipotesi dell'astrologia, oggi riconosciuta dal discorso
scientifico come una pseudo scienza), che il corpo per sua natura sia
influenzato, insomma non sia altro che una marionetta sociale o asociale,
diretta da un pool di burattinai. Pochi uomini, molti uomini? Chi detiene i
mezzi di produzione e oggi i mezzi di comunicazione? Non c'è algebra dell'uomo.
Nessuna insiemistica umana. Nessun sistema umano. Nessun umano sociale o
asociale. Quindi rimane la questione: qual è lo statuto dell'uomo. Pino=Rotta
legge il corpo e la scena, gli uomini e la società, con la psicologia, con
l'antropologia e con la sociologia, ovvero con la logìa, con i mezzi del
discorso scientifico, che non è ancora la scienza della parola. Si può leggere
con i mezzi della teologia, della matematica, della pittura, della poesia, della
danza, della musica. E tra schegge e perle del sapere qualche cosa emerge e si
scrive di un'altra scienza, che non ha nulla più a che vedere con lo stock
globale dei saperi, dei discorsi.Pino..Rotta annuncia l'esigenza della scienza
della parola e dell'altra vita "senza più clima di paura e di odio".
E se "è necessario recuperare la capacità di lettura della realtà",
nonostante l'impiego delle scienze umane, è perché queste scienze non sono più
gli strumenti di lettura efficaci. E non lo sono mai state.Pino Rotta avverte
l'esigenza di "una nuova rivoluzione culturale". E questa è già in
atto, si chiama: "rivoluzione cifrematica". È la scienza della parola
inventata da Armando Verdiglione, sulla scia della lezione di Freud, e non solo.
La scena sociale nega l'apporto di Freud con il freudismo e con l'antifreudismo.
E Armando Verdiglione ha lo svantaggio di essere ancora vivo, dopo di che
verranno creati il verdiglionismo e l'antiverdiglionismo per negare la sua
lezione di vita. Per inciso, le diatribe di scuola di Jacques Lacan sono state
dovute, per un aspetto, al tentativo dello stesso Lacan per non lasciarsi
rinchiudere nella morsa del lacanismo e dell'antilacanismo. Inoltre, se fosse
rispetto alla scena sociale sarebbe meglio per il ricercatore di starsene zitto,
di accettare l'omertà mondiale in materia d'arte, di cultura e di scienza, per
rosicchiarsi come tutti la sua parte di osso della caninità, sopravvivendo
cinicamente nel sogno di succhiarsi il mirabile midollo. Per la scena sociale,
l'affermazione chiara e semplice che la rivoluzione della scienza della parola
è già in atto e che il suo inventore si chiama Armando Verdiglione, sarebbe
solo un'ammissione che chi lo scrive è influenzato, plagiato, corrotto e
contaminato dal presunto inventore. Anche perché: come può la scena sociale
ammettere l'influenza intellettuale? La società delle bande che cercano il
controllo e la padronanza assoluta del pianeta non ammette l'influenza
intellettuale perché persegue il monopolio dell'influenza. Influenza che giunge
sino all'accorgersi che la scena non è sociale. L'altra scena della quale parla
Freud è proprio la scena originaria. È solo il dove vanno le cose in un
itinerario intellettuale che ammette l'influenza intellettuale e vanifica la
credenza nell'influenza sociale, ossia nel monopolio dell'influenza, del plagio,
della corruzione, della contaminazione, dell'infezione.La scena sociale, se
esistesse non solo come tentativo impossibile di gestire la scena, avrebbe il
dominio delle nascite e delle morti. Eppure qualcosa sfugge. Per esempio,
l'esperienza di Armando Verdiglione, la cifrematica. E anche l'anomalia di chi
scrive queste note a margine della cifrematica. Certamente la cifrematica
introduce a "un'esistenza del tutto differente sia sul piano materiale che
su quello trascendentale". Tale è l'auspicio di Pino..Rotta. E con la
scienza della parola la scena è insistematizzabile. Non c'è più sistema
cosmico, né aperto né chiuso, di corpo e di scena. C'è il due, l'apertura; e
dall'apertura procedono le cose. Ecco la parabola di Armando Verdiglione: le
cose si dicono, dicendosi si fanno, facendosi si dividono, dividendosi si odono
e si scrivono, scrivendosi si cifrano. Le cose cifrandosi giungono alla loro
qualità. Il capitale intellettuale. Il più grande accumulo della scena sociale
di capitale sostanziale e mentale - anche il possesso dei mezzi di produzione di
comunicazione - non vale l'infinitesimo (che non è l'infinitamente piccolo),
per esempio l'infinitesima briciola di capitale artistico, culturale e sociale.
E così la più alta valutazione al mercato dell'arte non sostituisce l'opera
d'arte nel suo farsi, e non restituisce il maltolto al "suicidato
sociale" Van Gogh. E così i più grandi sistemi di controllo e di
padronanza planetaria crollano, dall'impero romano all'impero sovietico, senza
che la società ne tragga lezione. Mentre Giorgio Agamben, filosofo, nella
Comunità che viene vede una piccola borghesia planetaria come un'unica classe,
che oggi è un aspetto della globalizzazione, Pino..Rotta mette in evidenza come
nel pianeta si incrementi il divario tra gli inclusi e gli esclusi della
globalizzazione. "Da un lato" la globalizzazione e dall'altro, non
nominato come "lato" c'è il "resto del mondo". In effetti
gli esclusi sono inclusi come nuova categoria di "popolo". Da una
parte l'aristocrazia industriale, finanziaria e le loro corti, e dall'altra il
nuovo popolo. Senza più re né imperatori. I nuovi e i vecchi come nuovi
signori della guerra scorazzano senza rispondere all'imperatore, mai sazi dei
loro possedimenti. E il mondo sarebbe ridotto a un agglomerato di provincie con
sembianze di nazioni più o meno civili. Ciò che resta è l'arte, la cultura e
la scienza; ed è anche ciò che "tiene". Gli imperi tramontano perché
la libertà della parola è inconfiscabile. E l'impero, l'universo, il mondo
sono finzioni della sfera, dell'insieme chiuso, dell'incubo della morte che gira
in tondo nei cerchi dell'essere e dell'avere. Come vanificare la credenza nel
cerchio magico e ipnotico delle stesse cose che ritornano immutabili? Ovvero,
come affrontare la complessità? Pino..Rotta indica come non ci sia algebra
della complessità: "La complessità dei dati che concorrono a formare un
pensiero è talmente alta che, almeno fino ad oggi, nessun algoritmo si è
dimostrato efficiente per la sua simulazione reale". Il simulante, il
simulacro, il sembiante, l'oggetto della parola fa ostacolo alla simulazione
degli umani. Per questo aspetto anche la dimostrazione matematica e la
dimostrazione di piazza negano il "mostrante", il fuoco fatuo, il
punto vuoto. Anche punto di distrazione, punto di sottrazione e punto di
astrazione. E gli umani - e questo è forse il loro orrore - hanno sempre
appuntamento con il "punto", con la causa di verità. "Uomini e
donne che sono diremo 'distratti' da guerre, crisi economiche e sovrastrutture
ideologiche organiche a queste 'distrazioni', alieni rispetto al proprio
presente ed al proprio futuro". Questa paralogica di vita, così
dettagliatamente analizzata da Pino..Rotta, che porta alla "macchina
gigantesca in grado di funzionare a prescindere dall'esistenza di ciascuno degli
individui che la compongono" - questa pseudovita non sfugge alla logica di
vita. Freud l'ha chiamata inconscio. Quindi non è nel conscio, non è nel
visibile che si possono reperire gli strumenti per leggere il libro della vita
nel suo scriversi. È questione di ascolto e non di vista né di punti di vista.
Qual è la direzione intellettuale? Quella di un piccolo numero di ricchi o
quella di un grande numero di poveri? Piccolo e grande, ricco e povero sono modi
dell'apertura, dell'ironia, dell'inconciliabile. A ciascuno il suo itinerario e
la sua pietra di scandalo. A ciascuno di affrontare la complessità fino a
giungere alla semplicità.Le cose procedono dall'apertura e dalla libertà della
parola, senza limiti personali e senza frontiere sociali. Pino..Rotta, con la
sua ricerca e con la sua rivista Helios Magazine, si attiene all'indispensabile
libertà della parola, cosa rara ed eccellente. Ancora grazie per l'aver
ospitato e per l'ospitare i testi di chi qui scrive e firma.
e-mail Giancarlo Calciolari
e-mail Pino..Rotta
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