Il futuro economico dell’area mediterranea

Prof. Dr. Jaime GIL-ALUJA* heliosmag@virgilio.it>
Versione in spagnolo


Sognare, non è incompatibile con la scienza, nello stesso senso che la bellezza non è opposta alla giustizia, che in un certo senso la completa.   Lo scienziato è costretto a far volare l'immaginazione per tentare di trovare nuove categorie con cui affrontare le idee che formano la Conoscenza. È per noi lecito, allora, distogliere lo sguardo dalla razionalità, frutto del pensiero meccanicistico e cercare, in mezzo a tanta incertezza, in quale direzione si sta andando a sviluppare l'attività economica di questa zona costituita dal Sud di vecchio continente e del nord della giovane Africa, provando a prefigurare quali saranno i nostri attributi e fino a dove le nostre speranze possono arrivare. 

Questa incertezza non risiede soltanto negli animi ansiosi di coloro sono nati e vivono sulle rive del Mediterraneo. Anche nei circoli intellettuali dove si sviluppa la scienza ufficiale si stanno facendo proiezioni per potere stabilire, con una certa precisione, come si distribuirà l'attività economica in futuro nel medio e lungo termine. Molti di questi studi si basano sull'analisi statistica consistente nel proiettare i dati del passato in diversi momenti del futuro. Errore grossolano. Sempre più spesso risulta evidente che le informazioni passate hanno un grande valore soltanto per chi desidera ricostruire percorsi ormai abbandonati. Ma pretendere di stabilire che il mondo girerà alla stessa velocità e nello stesso senso di quelli del passato significa affermare che il pensiero umano rimane stazionario, che non si producono invenzioni, che il progresso non esiste, che l’immaginazione, questa "scatola dorata" che caratterizza l'uomo, si trasforma in nulla. 

Ci troviamo davanti ad un universo che non può più essere concepito attraverso un'idea geometrica e che ci lascia solo la possibilità di provare a sviluppare un metodo darwiniano. La situazione attuale dell'Unione europea è una dimostrazione inequivocabile di come i sistemi sociali, economici e di impresa, si modificano e progrediscono nell'insieme, anche se avviene qualche arretramento, questo non è altro che una fase in cui le forze sono accumulate per avanzare successivamente con maggiore rapidità. Per questo l’Europa esiste e la nostra Europa raggiungerà, giorno per giorno, una dimensione più grande, più potente e, in essa, elementi quali il benessere e la qualità della vita, acquisteranno quel protagonismo che finora hanno mostrato altri "valori". Dieci paesi europei stanno bussando alla porta della nostra Unione e, più o meno celermente, saranno integrati per fare parte di questo dedalo di razze, di religioni e di mentalità che sono unite da obiettivi comuni, il che realmente significa essere legati da un destino comune.  In Europa, la separazione, la divisione e persino il confronto tra Nord-Sud sono stati un fatto con una ricorrenza costante nel corso della nostra storia. E, in ciò, il clima non è ininfluente nelle abitudini  e nel modo di essere degli abitanti delle differenti zone geografiche dal nostro continente. D'altra parte, in ogni periodo, lo sviluppo, o se si vuole la ricchezza, ha richiesto caratteristiche specifiche, a cui alcune zone si sono adattate in misura maggiore rispetto alle altre. E così, seguendo l'oscillazione di queste opportunità, si è prodotta un’alternanza nella predominanza di una o dell’altra regione. Basta ricordare che nel Medio Evo, quando nel sud dell’Europa la cultura costituiva un bene molto apprezzato, quando c’erano poeti e trovadori, nel Nord i principi guerrieri non conoscevano le prime lettere dell'alfabeto. La rivoluzione industriale ha prodotto un cambiamento spettacolare nelle bisogni dei cittadini e nei metodi di produzione. Sono nate le grandi concentrazioni industriali, dove la manodopera era reclusa in luoghi chiusi. L'uomo veniva assimilato alla macchina e, così, il pensiero di meccanicista è prevalso sul pensiero immaginativo. Un operaio, deve passare dieci o dodici ore al giorno accanto ad una macchina di ferro che fa continuamente lo stesso movimento. È possibile provare a immaginare un latino che mutila il proprio cervello e annulla la propria innata creatività e la sua capacità di immaginazione? Per la natura delle cose, la ricchezza è generata nelle regioni nordiche, dove le circostanze climatiche non permettono di guardare verso l’esterno e dove è necessaria un'attività svolta al chiuso. Per questo motivo, non sembrare costituisce un cambiamento importante vivere all'interno della casa o passare praticamente la vita all'interno di una fabbrica. La produzione genera ricchezza ma si genera anche una migrazione dal sud verso il nord migrazione umana, ma anche migrazione di ricchezza.  

Molti sono gli anni trascorsi in cui questo modello, esposto qui schematicamente, ha avuto una predominanza ed è stato riferimento inevitabile per gli studi economici.  

Facendo un salto nel tempo, siamo convinti che Europa arriverà a formarsi come un insieme in cui ogni zona geografica si metterà alla prova per realizzare quelle funzioni per cui la natura dei propri profili geo-ambientali e forse anche dai geni della propria gente, è stata dotata. Dopo tutto, ognuno finirà per fare quello per cui è maggiormente predisposto. In questo senso, la divisione del lavoro sarà una realtà necessaria. Davanti a questo contesto, è lecito chiedersi quale sarà il ruolo che andrà a recitare il Mediterraneo in questo teatro europeo. 

Sempre più i lavori ripetitivi, onerosi o pericolosi vanno ad essere svolti dalle macchine, lasciando all'uomo quelle funzioni che i calcolatori più sofisticati ancora oggi non possono fare: immaginare, generare. La creatività, allora, è diventata e sarà ancora in avvenire, l'elemento differenziante e generatore di ricchezza. D'altra parte, sembrano emarginati, alle nostre frontiere geografiche, i lavori fatti per una massa di lavoratori rinchiusi in un unico luogo. Le possibilità offerte dalla scienza telematica consentiranno, sempre di più, l'esecuzione di mansioni importanti a distanza e, se necessario, presso la stessa abitazione del lavoratore. In questo scenario, se realmente è possibile scegliere il luogo da dove lavorare indipendentemente della sede dell'azienda per cui si lavora, non crediamo azzardato affermare che le preferenze andranno concentrate nella zona Sud dell’Europa e, nella maggior parte, nella zona mediterranea, dove il sole splende ogni giorno, dove il cielo è blu e dove l’estate dura per metà dell'anno. Ciò sta già cominciando ed non c’è da meravigliarsi se in futuro una invasione affollerà i nostri paesi e le nostre città, una vera e propria migrazione di cervelli del nord per lavorare e approfittare delle condizioni dei paesi del Sud. Ciò genererà ricchezza e benessere. Come conseguenza dello sviluppo della tecnologia e tramite gli avanzamenti che stanno avvenendo nel campo dell'elettronica industriale, le macchine effettivamente assumeranno una percentuale una maggiore percentuale dell'attività produttiva al posto dell'uomo, che si sposterà verso altri settori della vita economica, quelle in cui queste non possono entrare agevolmente o possono farlo molto difficilmente.  

Si è potuto constatare negli ultimi dieci anni, che il settore industriale è stato trasferito in larga misura dall'Europa ad alcuni paesi asiatici. Non è un fenomeno isolato, ma si tratta, a nostro avviso, di un movimento continuerà in avvenire, incrementando anche i settori da trasferire. Come  contropartita il settore terziario si è consolidato come l'elemento fondamentale dello sviluppo economico europeo, principalmente in quelle attività che permettono un alto valore aggiunto e che richiedono un alto grado di creatività.  All'interno di questo segmento produttivo è possibile far emergere l'industria del tempo libero (dell'ozio), che occupa un posto sempre più importante nel reddito nazionale dei nostri paesi, anche se sfortunatamente si trova ancora in una fase embrionale. In effetti, la richiesta "di prodotti" di svago sta crescendo come conseguenza dell'aumento del livello di vita nei paesi mediterranei, come conseguenza dell'esistenza del maggiore tempo libero a disposizione tramite la riduzione del giorno lavorativi e dello spostamento, già accennato, degli abitanti del nord verso le zone del sud. I centri ricreativi hanno bisogno degli spazi aperti, del clima piacevole e condizioni di vita adeguate per il buon servizio ai clienti. Non è possibile immaginare l'installazione di questo tipo di attività in quei paesi dove la pioggia rappresenta una condizione costante nell'attività quotidiana della gente che le abita.  

Inoltre, il turismo, che ha rappresentato uno di più significativi fenomeni economici di ultimo terzo del secolo scorso, risentirà di uno sviluppo ancora maggiore negli anni futuri, in considerazione dell'aumento delle possibilità finanziarie degli europei e dalle facilità che, sempre più forniscono i mezzi di comunicazione, più veloci, più comodi e meno costosi.

E' questa la grande opportunità che la storia offre e l'avvenire di questo mondo in cui viviamo tanto in cambiamento e per questo tanto incerto.  

A volte i sogni diventano realtà. Forse questo vecchio sognatore spera di vedere alla fine dei suoi giorni, un Mediterraneo nel quale le persone possono occupare un posto importante nel contesto socioeconomico europeo, approfittando della ricchezza enorme che rappresenta il proprio clima, i propri paesaggi, il suo modo di essere. Per questo sarà necessario aiutare la natura con il nostro sforzo offrendo il meglio di noi stessi, riportando la nostra immaginazione verso il lavoro ben fatto generatore, sempre, di uno sviluppo sostenibile. 

* Presidente della Reale Accademia di Scienze Economiche e Finanziarie (Spagna)

   


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