LA QUESTIONE SOCIALISTA


C’era una volta un detto molto in voga tra gli italiani che votavano a sinistra: non vogliamo morire democristiani!

A distanza di venti anni, fatti i debiti distinguo generazionali e di stile (onore alla vecchia DC!! sic!), le cose non sono cambiate poi tanto, caso mai in peggio, e quel detto rimane di piena attualità.

Ma un’altra forza allora spiegava le sue ali e le torna a spiegare oggi ancora, sono i Nuovi Socialisti o Socialisti Uniti, insomma i socialisti di Zavettieri e De Michelis. Il paradosso della storia. Sembra di guardare riflesso nello specchio il ritratto di Dorian Grey (quello che invecchiava al posto dell’originale per un patto col diavolo!). Un paradosso che i Socialisti devono ancora spiegare non solo agli italiani ma soprattutto all’Europa e lì il piccolo canto antico del complotto e della persecuzione giudiziaria strappa qualche risolino, invece il tete-à-tete con Fini, Storace e Rauti non è che fa poi tanto ridere.

E se gli eredi di Matteotti commemorano la sua morte abbraccetto con gli eredi dei suoi carnefici, il problema politico oggi è diventato veramente e radicalmente un altro: a chi e a che cosa serve un partito socialista che non sia di sinistra?

Si risponderà che oggi i socialisti non fanno più politica ma si limitano ad amministrare nelle giunte e con qualche incarico di sottogoverno, ma il problema non è così semplice. Chi vota socialista, anche quando lo fa sotto la spinta del legame personale con l’assessore o del consigliere comunale, ha dentro una sua visione del mondo, un pò forzata e stridente con quella scelta elettorale ma è una visione del mondo con dei riferimenti inequivocabili. Figure come Turati, Nenni, Pertini, Allende, Arafat, non si fanno mettere nel sacco dell’immondizia impunemente. Prima o poi queste contraddizioni esploderanno, senza contare che una forza politica che non si pone il problema di rinnovare i suoi quadri dirigenti è destinata ad estinguersi per cause naturali. E come può pretendere di fare proselitismo di quadri autentici e non "opportunistici" un partito che si trascina sotto il peso del recente passato invece di proiettarsi nella realizzazione di quella società di uomini liberi, uguali e fratelli che fu e rimane l’unica utopia universale cui tendere senza correre il rischio della tirannide del mercato o dell’ideologia, conciliabile con il progresso e la giustizia sociale.

La sinistra aspetta una sfida nuova dal socialismo, una sfida che si muove sul terreno della nuova critica marxista e su quello della critica del pensiero liberale alla crisi del capitalismo, non si può accontentare dei tatticismi assessorili che stanno svuotando di fiducia e di risorse ogni Sud per la sua assenza di progetto di sviluppo economico e per l’ancora più grande assenza di progetto sociale.

La Calabria è, come spesso succede, laboratorio di certi processi e stiamo assistendo in queste settimane alle prove tecniche di qualcosa che non si capisce bene dove andrà a parare, l’auspicio è che il risultato sia l’apertura di una nuova stagione politica della sinistra moderna e finalmente democratica in tutte le sue componenti che riesca ad essere progetto politico con l’area progressista laica e cattolica. Con tutte le forze del centrosinistra che devono aiutare questo processo senza presunzione, saccenza e pretese di primatismo, perché la storia o la si scrive insieme a la si legge scritta dagli altri.

Speriamo che non sia l’ennesimo fallimento storico dei Socialisti e della sinistra italiana e calabrese in particolare perché alla fine chi ci rimette è sempre la gente per bene che lavora o che aspetta di trovare un lavoro con la speranza ormai sempre più timida di credere che la felicità non sia solo un lusso per pochi. (pr)


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