LA VIOLENZA STRUTTURALE

di Pino Rotta


Il cosiddetto ritorno al privato cominciato negli anni ’80, caratterizzati dalla corsa all’arrampicata sociale, allo yuppismo forgiato dalla dalle figure hollywoodiane tipo Swarzneger e tutta la compagnia patrocinata da Regan prima e da Bush padre poi, non è scivolata sulla pelle della gente come gocce d’acqua, anzi ha tracciato solchi profondi e sanguinosi che oggi si mostrano e rilasciano i loro dolorosi effetti.

La cultura individualistica di questi due decenni ha forgiato una mentalità (spesso amplificata dai mass- media, autentici "coccodrilli piangenti") che tende a rappresentare la realtà in maniera frammentata, segmentata polverizzata, come se le esperienze di vita di ogni individuo non fossero correlate le une alle altre e ognuna a quella di tutti gli altri componenti il gruppo più o meno largo a cui si appartiene.

I modelli fissi di apprendimento codificato (C.F.A.P.) di ogni individuo rispondono a criteri che appartengono solo in parte alla propria sfera privata (famiglia nucleare e famiglia allargata) e molto più intimamente ai codici metalinguistici propri dalla cultura della società in cui vive. Questo ambito di condizionamento comportamentale è poco presente nelle analisi di fenomeni quali quelli di violenza domestica, mentre viene spesso enfatizzato quando si affrontano dibattito sui fenomeni violenza politica di massa (meno, molto meno ad esempio per quella degli stadi di calcio!).

Alla base di tutto esiste la spinta primaria che agisce su ogni individuo e che orienta il comportamento di ognuno verso l’esaltazione o verso la depressione. In questo processo le esperienze individuali sono certo importanti ed agiscono come "un piano inclinato" su cui scivolano i carichi emozionali che giungono dalla società, rendendo più facile o più difficoltoso l’accesso di queste emozioni nella psiche individuale a seconda della predisposizione, ma quei carichi sono là fuori e spingono per entrare e prima o poi ci riescono, è solo l’effetto che cambia ma l’azione è la medesima per ogni individuo che vive nel medesimo contesto sociale. I media possono enfatizzare, magari anche spingere a fenomeni di emulazione, ma il substrato culturale che si è formato in questi anni agisce in profondità nelle coscienze e nella psiche ed i suoi effetti sono sempre di lunga durata.

Ora in un momento storico caratterizzato da una insicurezza strutturale, provocata dalla crisi economica che viene vissuta come frustrazione di ogni progetto positivo di futuro sociale e quindi personale, da una destabilizzazione dei valori di solidarietà umana e civile che riescono ad affermarsi nei momenti di crescita economica ma che si affievoliscono o addirittura crollano quando la crisi economica diventa strutturale ed investe anche il rapporto tra le nazioni (guerre, globalizzazione selvaggia, flussi migratori imposti dalla stessa crisi), in queste condizioni l’individuo radicalizza i messaggi che filtrano dal contesto culturale e si lascia avvolgere dalla frustrazione che crea aggressività irrazionale verso sé e verso gli altri.

Mentre la frustrazione il più delle volte evolve in stati di depressione ed ha un effetto di reciprocità nello rapporto tra emotività individuale ed humus emotivo sociale, la manifestazione di aggressività dipende molto più da fattori ambientali e viene gestita secondo il livello di condizionamento culturale che ogni individuo ha ricevuto nella propria vita.

Solo in rari casi l’aggressività diviene "ribellione", "rifiuto dell’ordine costituito", nella maggior parte dei casi essa rimane latente e scaturisce quando coincidono condizioni che si presentano come destrutturazione della realtà individuale, perdita di senso delle cose e della propria identità. Ma se il fenomeno si manifesta in casi particolari i "sintomi" sono sempre presenti ed è possibile monitorali sia prendendo a base di analisi il linguaggio che altre manifestazioni metalinguistiche (ad esempio le manifestazioni di rapporto di potere tra uomo e donna negli anni dell’adolescenza).

Ma questa è una pratica che impone scelte politiche e culturali che oggi vanno poco di moda.


HELIOS Magazine

heliosmag@hotmail.com