recensione - NOVE LUNE ALTROVE di Manlio Maradei (Ed. Bastogi, € 12, pagg. 179)
a cura di Gianni Ferrara
C’è una frase che tutte le volte che mi capita di leggerla
immediatamente evoca in me le stesse identiche emozioni di quando ero bambino:
“C’era una volta… “, ed è così che inizia come la più semplice delle
favole l’ultimo romanzo di Manlio Maradei. Nove
lune altrove
anche
se può benissimo essere definita per la struttura linguistica e narrativa una
favola moderna è tuttaltro che semplice, se consideriamo la forza e la
ricchezza simbolica dei contenuti. Già il solo titolo impone un’attenta
riflessione dalla quale i più “curiosi” troveranno riferimenti che spaziano
da Pitagora a Dante. Il numero nove ad esempio veniva considerato dai pitagorici
e dai Fedeli d’Amore il numero “perfettissimo”, essendo il potenziamento
del ternario (3 volte 3) e rappresenta in senso esoterico il “Lavoro
sull’Uomo” simbolo del cammino di autorealizzazione compiuto dagli iniziati.
Il protagonista del libro, affermato avvocato penalista, dopo la tragica morte
della sua famiglia in un incidente stradale deciderà di diventare un enigmatico
venditore ambulante di forbici, fili e stringhe per scarpe. Votato alla ricerca
rinuncerà a tutto, perfino al proprio nome, che da Orazio cambierà in Altrove,
perché ogni volta che gli domandano dove è diretto risponde sempre ed
immancabilmente con questo avverbio che ben indica il suo essere continuamente
in cammino. Durante il suo avventuroso girovagare Orazio sperimenterà le tappe
della trasformazione ermetico-alchemica della purificazione che si compie
attraverso l’annullamento dell’identità o, per essere più precisi,
dell’Io profano, fino ad affermare il Sè animico-divino. Nove
lune altrove è comunque un libro di facile e piacevole lettura dove ad
avvenimenti drammatici si alternano situazioni umoristiche, come una vittoria
della vita sulla morte o per meglio dire, della vita sulla non vita. Orazio
durante il suo cammino incontrerà personaggi straordinari che mai avrebbe
conosciuto se fosse rimasto l’avvocato ambizioso di prima, ed il suo
rinunciare si trasformerà in un ricevere così come il vuoto interiore diventa
lo spazio capace di ospitare un nuovo modo di amare.
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