WIR HABEN DEN PAPAM
Il nuovo Papa tedesco secondo sé stesso
«Politica e morale» di Joseph Ratzinger, inserito nel volume «Europa. I suoi fondamenti oggi e domani» (Ed. San Paolo (pp. 104, euro 9,50).
"Nel secolo scorso abbiamo sperimentato due grandi
elaborazioni mitiche con conseguenze terribili: il razzismo con la sua falsa
promessa di salvezza da parte del nazionalsocialismo; la divinizzazione della
rivoluzione sullo
sfondo dell’evoluzionismo storico dialettico; in entrambi i casi furono di
fatto cancellate le intuizioni morali originarie dell’uomo sul bene e sul
male. Tutto ciò che serve il dominio della razza, ovvero tutto ciò che serve l’instaurazione
del mondo futuro, è bene – così ci veniva detto –, anche se ciò, secondo
le conoscenze dell’umanità finora acquisite, fosse stato un male. Dopo la
caduta delle grandi ideologie oggi i miti politici sono presentati in modo meno
chiaro, ma esistono anche oggi forme di mitizzazione di valori reali, che
appaiono credibili, proprio per il fatto che si ancorano ad autentici valori, ma
appunto anche per questo sono pericolosi, per il fatto che unilateralizzano
questi valori in un modo che si può definire mitico. Direi che oggi tre valori
sono dominanti nella coscienza comune, la cui unilateralizzazione mitica
rappresenta allo stesso tempo un pericolo per la ragione morale di oggi. Questi
tre valori continuamente, miticamente unilateralizzati sono il progresso, la
scienza, la libertà. Ma come possono essere conosciuti questi valori ultimi,
che costituiscono i fondamenti di ogni politica «ragionevole», moralmente
giusta e pertanto vincolano tutti al di là di ogni cambiamento delle
maggioranze? La dottrina dello Stato sia nell’antichità e nel Medioevo come
proprio anche nei contrasti dell’epoca moderna ha fatto appello al diritto
naturale, che la recta ratio può riconoscere. Ma oggi questa recta ratio sembra
non dare più una risposta, e il diritto naturale non viene più considerato
come ciò che è evidente per tutti, ma piuttosto come una dottrina cattolica
particolare. Questo significa una crisi della ragione politica, il che equivale
a una crisi della politica come tale. Sembra che ormai esista solo la ragione
partitica, non più la ragione comune a tutti gli uomini almeno nei grandi
ordinamenti fondamentali dei valori. Ma si annovera fra i diritti di libertà
fondamentali il diritto di dileggiare e di coprire di ridicolo ciò che è sacro
per i cristiani. Nel mio dibattito con il filosofo Flores d’Arcais si toccò
proprio questo punto – i limiti del principio del consenso. Il filosofo non
poteva negare che esistono valori, i quali non possono essere messi in
discussione anche da maggioranze. Ma quali? Davanti a questo problema il
moderatore del dibattito, Gad Lerner, ha posto la domanda: perché non prendere
come criterio il decalogo? E in realtà, il decalogo non è una proprietà
privata dei cristiani o degli ebrei. È un’altissima espressione di ragione
morale, che come tale si incontra largamente anche con la sapienza delle grandi
culture. Riferirsi nuovamente al decalogo potrebbe essere essenziale proprio per
il risanamento della ragione, per un nuovo rilancio della recta ratio. Qui
emerge ora anche con chiarezza ciò che la fede può fare per una buona
politica: essa non sostituisce la ragione, ma può contribuire all’evidenza
dei valori essenziali."
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