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E se la mafia gestisse anche l’aria?

di Pino Rotta


Se bisogna asfaltare una strada o costruire un campo di calcetto in una qualunque zona della città è molto probabile che la ‘ndrangheta ci metta le mani, che imponga le forniture, qualche impresa di comodo o semplicemente che chieda il pizzo. Questo è un fatto deprecabile e moralmente inaccettabile rispetto al quale bisogna avere libelli di vigilanza istituzionale sempre alti.

Ma se la ‘ndrangheta mette le mani su alcuni dei servizi essenziali quali la distribuzione del metano, la manutenzione degli impianti elettrici, telefonici, la canalizzazione e la distribuzione dell’acqua sia potabile che irrigua, il finanziamento pubblicitario dell’editoria, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi, che succede in questo sciagurata evenienza?!!

Cioè voglio dire che pagare il pizzo per costruire una strada, o per poter gestire il proprio lavoro di commerciante o artigiano è mostruoso ed indegno di una società civile, ma avere il rasoio alla gola sui servizi vitali è qualcosa di più di un "affare mafioso" vuol dire mantenere in ostaggio la democrazia, controllare lo sviluppo complessivo della società, oppure succhiare le risorse al punto tale che nessuno sviluppo può mai essere possibile.

Ora forse per il ministro Lunari è facile affermare che con la mafia bisogna conviverci, per lui è facile gestire il potere e parlare a vanvera, sarebbe meno facile se si trovasse a vivere in una città come Reggio Calabria, per noi invece è inaccettabile una prospettiva futura che vede un futuro alla Orwel con l’aggiunta della violenza militare dell’aguzzino.

Non tocca a noi indicare i rimedi, a noi tocca denunciare i problemi, ma la politica cosa fa? Dove sono questi argomenti nel dibattito politico? Dove sono le proposte vere non i convegni sull’educazione alla legalità? Fino ad oggi abbiamo visto una delega alle forze dell’ordine che per quanto impegnate non sono, non devono essere, l’organismo di controllo democratico sull’attività produttiva, sulla gestione dei servizi essenziali, sul rispetto della libertà di impresa e di concorrenza.

Queste questioni appartengono alla politica, ai consigli comunali, a quelli provinciali e soprattutto al consiglio regionale che si accinge ad essere rinnovato.

Sarebbe veramente ora che i politici la smettessero di fare passerella rivangando, con tiepida indignazione, gli anni terribili dell’olocausto e delle foibe del secolo scorso e cominciassero ad occuparsi e a denunciare le foibe in cui viene gettata quotidianamente la democrazia ai giorni nostri.

A Parigi ci sono due piazze a cinquecento metri l’una dall’altra: Piazza 6 Luglio 1944 e Piazza Stalingrado. Così la Francia commemora con il ricordo i caduti americani e russi della lotta contro il nazifascismo. Il resto dell’anno in Francia, come in qualunque altro paese civile, si affrontano i problemi di oggi, a cominciare dalla libertà in tutte le sue forme di espressione.

 

 

 

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