A marzo doppia manifestazione sullo Stretto. Presidi nelle stazioni calabresi

"Il ponte sarà pagato dalle Ferrovie"

Parte la mobilitazione nazionale

Decine di associazioni e partiti sottoscrivono

"un appello per stracciare la convenzione tra Governo e Stretto di Messina spa

che impegna le Fs a pagare 4 miliardi di euro per un’operazione fallimentare

Sono altre le infrastrutture che servono per lo sviluppo del Mezzogiorno"


Il Ponte sullo Stretto sarà costruito solo con soldi pubblici. I privati non rischieranno neppure un euro. E in questa situazione, un ruolo fondamentale lo giocheranno le Ferrovie dello Stato che, a causa di una convenzione siglata tra Governo e società Stretto di Messina, saranno costrette a svuotare le proprie casse per finanziare la megaopera: un investimento da oltre quattro miliardi di euro. Soldi sottratti ad altre – indispensabili – opere infrastrutturali per il Mezzogiorno.

Per questo motivo è stata organizzata una grande manifestazione nazionale che si terrà l’11 e il 12 marzo e che vedrà la partecipazione dei vertici nazionali del movimento contro il ponte. Il primo giorno davanti a diverse stazioni calabresi, il secondo con un doppio appuntamento: una manifestazione, al mattino, a Reggio Calabria, e una, nel pomeriggio, a Messina.

Nuccio Barillà. "Sarebbe un gravissimo errore considerare chiusa la vicenda ponte". Anzi, la battaglia è tutt’altro che persa. Il ponte, come è emerso chiaramente nel corso della mattinata, fa acqua da tutte le parti. Barillà la spiega così: "A parte gli aspetti che riguardano le inchieste della magistratura di Roma sui tentativi di infiltrazione mafiosa e sulle procedure adottate nell’iter burocratico – ha spiegato - man mano che passa il tempo emerge con chiarezza come l’intera operazione sia incerta dal punto di vista della fattibilità, devastante dal punto di vista ambientale, inutile dal punto di vista del sistema trasportistico e ancora "campata in aria" sotto il profilo finanziario".

Sotto accusa è la Convenzione. "Pesantissima e insopportabile è la tassa che le Ferrovie dello Stato dovranno pagare – ha insistito Barillà - per far passare i treni sul ponte: una cifra che da cento milioni di euro l’anno crescerà gradualmente in trent’anni. Con un costo complessivo di 4 miliardi di euro, ottomila miliardi di vecchie lire. Ma c’è di più: la convenzione stabilisce che, entro il 31 dicembre 2011, Rfi dovrà finanziare e realizzare tre opere ritenute "essenziali" di collegamento al ponte". Si tratta del collegamento con Messina e la costruzione di una nuova stazione, lo spostamento della linea tirrenica in corrispondenza di Cannitello (perché lì andrebbero le torri del ponte) e un nuovo collegamento in galleria con Villa San Giovanni per recuperare il dislivello tra la linea storica posta vicina al mare e il ponte, a 70 metri di altezza. "Se a questo si aggiungono – s’è detto nel corso della giornata - le somme già investite da Rfi per l’aumento di capitale della società Stretto di Messina arriviamo a una somma stratosferica". "Tutto ciò – attacca ancora Barillà - per fare un’opera di regime che non servirebbe a riorganizzare il sistema dei trasporti tra la Sicilia e il resto dell’Italia. Da qui il paradosso: mentre lo Stato – la notizia è di oggi – per rastrellare denari a copertura del debito pubblico si inventa cartolarizzazioni e privatizzazioni a tutto spiano, i soldi dei cittadini vengono buttati via, piuttosto che essere investiti in opere che realmente servono per migliorare il sistema ferroviario". E’ sotto gli occhi di tutti lo stato drammatico delle ferrovie calabresi: treni vecchi e lenti, buona parte della rete non elettrificata, zone non collegate, stazioni in disarmo o malmesse, senza parlare del problema – emerso in tutta la sua drammaticità – della sicurezza. Problemi che resteranno irrisolti se si dovessero sperperare le risorse costruendo il ponte.

La conferma di questo stato di cose è arrivata dalla responsabile regionale della Filt Cgil, Laura Neri: "Non è marginale che la manifestazione si svolga a Reggio Calabria, centro di snodo tra due dorsali ferroviarie - jonica e tirrenica - e sede di direzione compartimentale: un’importante realtà ferroviaria nel corso del secolo scorso che oggi, con la realizzazione del ponte, è destinata ad essere proiettata fuori dai circuiti ferroviari nazionali".

La rappresentante della Filt ha poi elencato alcuni paradossi del sistema ferroviario calabrese a partire da alcuni dei luoghi scelti per la protesta dell’11 marzo: Villa San Giovanni, Cosenza (dove c’è una stazione ferroviaria sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità e corpo estraneo rispetto al tessuto urbano), Crotone (che per effetto delle scelte di Trenitalia si trova a essere isolata dai circuiti nazionali), Gioia Tauro (dove il porto di transhipment più grande del Mediterraneo non è collegato adeguatamente alla rete ferroviaria nonostante siano passati dieci anni dall’inizio della sua attività) per finire al paradosso dei paradossi della linea jonica da Reggio Calabria a Rocca Imperiale (storica ferita aperta e questione irrisolta).

"È fuorviante sbandierare – ha insistito la Neri – come risolutori i finanziamenti Por, frutto di una recente intesa tra Regione Calabria e Rfi: sono solo finanziamenti a pioggia, fuori dal qualsivoglia politica di programmazione. In pratica, la riproposizione di interventi spiccioli, già previsti in passato, volti al semplice mantenimento della rete ferroviaria esistente".

Beatrice Barillaro, vicepresidente regionale del Wwf, ha posto invece l’accento sulle procedure illegittime seguite dalla Commissione di Valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente, con particolare riferimento per l’omissione della valutazione d’incidenza sulla zona di protezione speciale comunitaria dove dovrebbe sorgere il pilone del Ponte sul versante siciliano. Addirittura – affermato la Barillaro – il ministero non ci ha consentito l’accesso ai documenti, negandoci il fondamentale diritto all’informazione e impedendoci di presentare ulteriori osservazioni".

"È il complessivo impianto economico-finanziario che non regge, un vero e proprio colabrodo". Questa la "sentenza" di Michele Pansera, dirigente regionale di Italia nostra. "Del resto – così l’ambientalista - sono stati gli stessi advisor, a suo tempo nominati dal ministero, ad affermare che con il ponte non vi saranno significative modificazioni alle tendenze di traffico esistenti. Nella valutazione economica manca inoltre una stima credibile sulla concorrenza dei traghetti, proprio il motivo che ha determinato la crisi finanziaria del tunnel sotto la Manica". Poi aggiunge un elemento interessante: "La poca disponibilità a partecipare all’investimento da parte dei privati trova conferma nelle "condizioni di convenienza" improponibili rilevate dalla stessa commissione del ministero delle Infrastrutture coordinata da Gaetano Fontana già a settembre del 2001".

Alla luce di tutto ciò, il comitato promotore dell’iniziativa lancia un appello a tutte le personalità del mondo della cultura, dell’informazione, dell’economia e della politica, con un particolare riferimento ai candidati alla presidenza della Regione Calabria per chiedere "di riaprire un confronto sugli investimenti infrastrutturali nel Mezzogiorno, che parta dalla rinuncia al Ponte e metta al centro le priorità che riguardano le ferrovie, i porti, la sicurezza stradale, per avviare uno sviluppo virtuoso che valorizzi le risorse territoriali e crei occupazione duratura". "Anche i candidati alla presidenza della Calabria scelgano senza ambiguità da che parte stare", commenta Barillà di Legambiente che poi aggiunge: "Noi, come ambientalisti vogliamo bene alle ferrovie per il loro ruolo sociale ed ecologico: per questo chiediamo che venga stracciata la convenzione poiché pensiamo che rispetto ai compiti prioritari le Ferrovie abbiano "deragliato" con l’invito a rientrare nel "giusto binario".

L’appuntamento è adesso per la due giorni dell’11 e 12 marzo.

 

Per le adesioni: legambiente.calabria@libero.it - 0965.811142


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