" DE COGNOMINUM ORIGINE "

di Mimmo Codispoti
PREMESSA
Si sono occupati delle origini dei cognomi illustri studiosi fra i quali meritano di essere ricordati: Ludovico Antonio Muratori (1672 - 1750), letterato e storico, che nel terzo volume delle Antiquitates Italiae ha trattato "De cognominum origine"; Giovanni Flèchia (1811 - 1892), filologo e glottologo; Augusto Gaudenzi (1858 - 1916) giurista; Bruno Migliorini (1896), linguista, a cui dobbiamo l’opera "Dal nome proprio al nome comune"; Carlo Tagliavini (1903), linguista; A. Bongianni; A. Bertoldi; Giandomenico Serra; Dante Olivieri; Angelico Prato; Gerhard Rohlfs (1892), filologo tedesco, che ha legato il suo nome alla questione dell’origine delle colonie linguistiche dell’Italia Meridionale, ridotte oggi a due piccole isole sull’Aspromonte, intorno a Bova, e nel Salento, tra Lecce e Otranto.
Il Rohlfs, sulla base dei ricchi materiali dialettali che in lunghi anni di indagini era andato raccogliendo nell’estremo Sud d’Italia, ha sostenuto la loro discendenza diretta dalla colonizzazione operata dagli Elleni emigrati al tempo della Magna Grecia.
Fra le sue opere ricordiamo "Scavi linguistici nella Magna Grecia" (1934); "Dizionario dialettale delle tre Calabrie" (1932 - 39); "Dizionario etimologico della Grecità Meridionale" (1930), ripubblicato nel 1964.
Il Rohlfs ha tenuto una conferenza il 25/10/1967 al Museo Nazionale di Reggio sull’origine e fonti dei cognomi in Italia.
UN PO’ DI STORIA
L’onomastica è un ramo della linguistica storica che comprende l’antroponimia, o studio dei nomi propri di persona (antroponimi) e la toponomastica, o studio dei nomi di luoghi.
L’analisi e l’interpretazione dei cognomi può essere condotta in tre direzioni: in senso storico, in senso semantico, in senso regionale geografico.
La semantica, ricordiamo, si occupa della ricerca sistematica delle variazioni e dello sviluppo del senso dei vocaboli nel corso dei secoli.
Il lavoro che ci accingiamo a svolgere considera e abbraccia tutti e tre gli aspetti indicati. Per fare un discorso organico è, comunque, opportuno fare alcune premesse di carattere storico.
Negli ultimi secoli dell’impero Romano l’antico sistema onomastico latino si andò trasformando e finì per essere abbandonato.
Al posto della rituale composizione dei tre nomi (prenome, nome e cognome) Caius Julius Caesar, Marcus Tullius Cicero, Quintus Horatius Flaccus, Pubblius Vergilius Maro, Pubblius Ovidius Naso, Titus Maccius Plautus, Pubblius Cornelius Tacitus, autori questi delizia e tormento dei nostri studi liceali, prende sempre maggior diffusione una tendenza a servirsi del solo cognome (Ambrosius, Arcadius, Asellus, Euphemius, Heraclius, Hostilius, Marcius, Pompilius, Priscus, Tullius).
Sembra che questo passaggio dal sistema dei tre nomi ad un solo nome unico sia dovuto al sistema onomastico usato presso i Greci (Aristotele, Platone, Socrate) e presso altri Popoli Orientali (Chefren, Cheope, Dareius, Gioser, Micerino, Ramses, Senefru, Kambyses).
Nell’epoca delle invasioni barbariche un notevole contingente di nomi germanici viene ad accrescere la già grande varietà di questi nomi individuali: Abelardus, Arnaldus, Berengarius, Bernardus, Edoardus, Gilbertus, Grimaldus, Gualfredus, Manfredus, Rudulfus, Raimondus, Randolfus.
Si può dire che già intorno all’ottavo secolo il vecchio sistema onomastico dei tre nomi aveva finito praticamente per essere sostituito dal nuovo nome unico.
Questo sistema non poteva escludere il frequente ripetersi di certi nomi, dando luogo a confusioni e a malintesi.
Sorse, quindi la necessità di distinguere coloro che portavano nomi uguali mediante una nuova distinzione individuale.
Al nome unico viene sostituendosi man mano un nuovo sistema, composto da nome e cognome: Giuseppe Barbalonga, Francesco Cavallo, Angelo Curto, Emilio Grasso, Vincenzo Longo, Domenico Lupo, Giulio Malatesta, Piero Orso.
Il nome aggiunto, che in origine serviva ad individuare una sola e definita persona, poco a poco, tende a consolidarsi come vero cognome di famiglia, cioè come casato, facendosi ereditario e trasmissibile da padre in figlio e da questo alle generazioni seguenti.
Questo sviluppo si osserva fin dal secolo IX, affermandosi prima nelle famiglie nobili, più tardi anche nel ceto borghese, mentre nelle campagne, presso i contadini, il nome unico individuale resistette più a lungo.
Ciò è provato da documenti notarili del XIII secolo in Piemonte e Veneto dove i nomi dei testi appartenenti al ceto borghese sono segnati con il doppio nome, mentre, contemporaneamente, in certi elenchi di villani essi figurano più frequentemente con un nome solo.
La stessa situazione si presenta in Calabria. Fra i 28 villani che sono menzionati in un documento di Oppido Mamertina (1188) quindici figurano con un solo nome.
SULL’ORIGINE DEI COGNOMI
Il cognome che spesso risultava da un soprannome poteva anche derivare da quello paterno : Gregorius filius Livii, Robertus filius Constantini.
Spesso, quindi, il cognome è un genitivo latino o una latinizzazione del nome del tipo: De Angelis, De Benedettis, De Carolis, De Tiberis, De Matteis, De Vincentis.
Alcuni casati sembrano accennare a una remota origine matriarcale: Labella, Labianca, Lagalante, Lagatta, Lagrassa, Lagreca, Lafata, Lamaestra, Lamancusa La marca, Lamonica, Lamotta, Lanuzza, Lapiana, Lapuzza, Larosa, Latagliata, Latarantina.
Poteva riferirsi a un luogo di origine : Archilocus Grecus, Goffredus Longobardus, Cornelius Romanus, così come nomi di città e paesi sono serviti a formare molti cognomi: Africa, Algeri, Amalfi, Amazzonia, Ancona, Arezzo, Avellino, Avignone, Barcellona, Bari, Barletta, Belgio, Belluno, Bergamo, Brindisi, Bova, Calatafimi, Canicattì, Campobasso, Del Gange, Fiorenza, In Galilea, Messina, Mestre, Milano, Nicotera, Palermo, Reggio, Riggio, Sicilia, Sinopoli, Siviglia, Sorrento, Spezzano Tebe, Trapani.
Altre volte il cognome è nato da un aggettivo etnico, aggettivo di provenienza: Africani, Albanese, Alemanno, Amalfitano, Asiatico, Bulgarelli, Catalano, Cardolo, Corea, Crovatto, Greco, Ellade, Lombardo, Napolitano, Padovano, Siciliano, Sorrentino, Todisco, Turco.
Anche il mestiere esercitato da un antenato ha dato origine alla formazione dei casati: Astrologo, Barberi, Barcaiolo, Barillaro, Bottai, Capraro, Ceravolo (incantatore di serpenti), Commercio, Curatola (capo dei mandriani), Ferrara (fabbro ferraio), Foderaro, Logiudice, Loprete, Maniscalco, Muratore, Ortolano, Papa (parroco), Pastore, Pignataro, Porcari, Privitera (prete), Saccaro (venditore d’acqua), Someraro (conduttore di bestie da soma).
Ricordiamo poi il tipo di cognome in cui il titolo si accompagna a un nome: Abatangelo, Mastromatteo, Mastrosimone, Notarnicola, Papalia (prete Elia), Papasergio, Papasidero, casati questi che serbano ricordo della professione di un antenato.
Moltissimi sono poi i cognomi che sono nati da un vecchio nomignolo o soprannome. Questi soprannomi possono essere metaforici, scherzosi, ingiuriosi e non mancano i pornografici: Caccavale, Caccavari, Cacopardo, Chiappalone, Chiappetta, Cullone, Marchetta.
Moltissimi sono legati all’ambiente agricolo: Aceto, Agreste, Avena, Bosco, Calafiore, Calaciuri, Cardo, Castagna, Cavoli, Ceci, Cedro, Cespuglio, Cicero, Cipolla, Cocco, Cotogno, Della Foresta, Della Spina, Della Tana, Della Valle, Delle Fave, Dell’Olio, Erba, Faggio, Fava, Ficara, La Falce, La Ficara, Lamanna, Lammendola, Lanucara, Larosa, Lapera, Limone, Locicero, Lupini, Luppino, Mandarino, Meloni, Nucara, Oliva, Olivo, Pagliaro, Palma, Palmara, Pisellini, Pomara, Pomo, Pomodoro, Quercia, Quercegrossi, Racina, Radice, Scorza, Sorbo, Tulipano, Uva, Vigna, Viola.
Molti ripropongono il nome di animali: Adorno, Agnello, Aguglia, Aquila, Ape, Api, Barbagallo, Barbagianni, Bufalo, Buffa, Cagnino, Cagnolo, Capretti, Caprino, Castorina, Cavallo, Colombo, Coniglio, Cornacchia, Cucco, Delfino, Dell’Aquila, Drago, Faggiano, Falco, Gallina, Gallo, Gatto, Grillo, Lacagnina, Leone, Liuni, Logatto, Lupo, Mosca, Orsa, Palumbo, Passero, Pavone, Pecora, Pellicano, Pesce, Pesci, Piccione, Pisacane, Polli, Porcelli, Porchi, Porcu, Quaglietta, Ragno, Sardina, Sorci, Tallarida, Tonni, Topa, Torello, Tortorella, Tortora, Triglia, Volpe, Zampaglione.
Alcuni cognomi sono in forma di un aggettivo qualificativo: Afflitto, Arcano, Asciutto, Bagnato, Beato, Beatino, Devoto, Gentile, Ioculano, Onesto, Quieto, Valente, unito talvolta con l’articolo: Lobianco, Lobiundo, Lobrutto, Loforte, Lonigro, Loperfido, Lopiccolo, Lorusso, Loscalzo, Loschiavo, Lotennero, Lotorto, Lovecchio, Lovetere.
Certi cognomi nascono da anteriori nomignoli che sembrano riferirsi a un tratto caratteristico o ad un episodio di cui ignoriamo i particolari: Abbisso, Acciarino, Alacqua, Almonte, Ancora, Andaloro, Andarivieni, Aprile, Aquilone, Autunno, Badalì, Baratta, Barca, Bisogni, Boccuni, Bomba, Bombarda, Bombino, Borbotti, Botta, Botti, Bottino, Bottone, Brogna, Burrone, Cannone, Celibato, Centofanti, Centonze, Chiodo, Cocchiara, Concerto, Cunsolo, Danno, Delmare, Delmedico, Delmondo, Dell’osso, Delpozzo, Delperciò, Dicembre, Dichi, Dichiera, Difatta, Diprima, Distratto, Gamba, Grilletto, Lampada, Libertà, Maggio, Maniglia, Marzo, Martello, Matarazzo, Menonna, Misericordia, Nevoso, Novena, Odierna, Pagnotta, Pane, Paradiso, Pasqua, Pascone, Pedale, Primavera, Puntura, Puzzanghera, Puzzo, Quaresima, Raspa, Risorto, Rognetta, Secondo, Tedioso, Teofilo, Tevere, Tigano, Timone, Tondo, Torrente, Tosse, Zampogna.
Non mancano dei cognomi che corrispondono a semplici numeri: Cento, Cinque, Quaranta, Sessanta, Tredici, Venticinque, Zero.
Si hanno anche casati che attingono alla mitologia: Enea, Eneide, Ercole, Ettore, Marte, Mercurio, Minerva, Nettuno, Ninfa, Orlando, Orfeo, Omero, Saturno, Teti; alla Bibbia: Abramo, Adamo, Aronne, Baldassarre, Eden, Elia, Erode, Salomone, Sansone, Simone; alla storia: Agrippa, Agrippina, Alessandro, Artaserse, Cassio, Catone, Faraone, Napoleone, Pipino, Pompeo.
Assai tipici sono certi cognomi composti: Altimari, Altobianchi, Altobruno, Altomonte, Armagrande, Beldono, Belfante, Belfiore, Belgenio, Bellafine, Bellanova, Bellaspina, Bellomare, Belmusto, Belpane, Belsito, Benfatto, Boccadiferro, Boccafurri, Bonaccorso, Bonadonna, Bonaiuto, Bonasera, Bonerba, Bongarzone, Bongiorno, Bonfiglio, Bonomo, Bonsignore, Bontempone, Bonvento, Bonvicino, Bruttomesso, Caparotta, Capobianco, Capoduro, Capomolla, Caponera, Lucibello (fuoco bello), Lucifora, Lucisano, Malamisura, Malavenda (mala volta), Malerba, Mezzanotte, Mezzatesta.
In un documento di Calabria (Seminara (RC) 1283) figura come teste un certo Carnelebaris (Carnevale).
Altra interessante categoria di nomignoli che sono diventati dei veri casati si presenta nella forma composta verbo più sostantivo: Bevilacqua, Bevivino, Bruciafreddo, Buttafava, Frangipane, Mangialavori, Mangiameli, Mangiapane, Mangiaracina, Pappalardo, Passalacqua, Saltalamacchia, Spaccaferro, Sucameli, Tiralongo, Zappavigna.
Abbiamo un tipo di cognomi che hanno preso origine da una formula di augurio: Amaddeo, Bencivinni, Benintende, Benivegna, Bentivoglio, Benvenuto, Benvissuto, Bondì, Bonanno, Diotallevi, Pensabene.
Molti cognomi palesano subito l’origine regionale: Addotta (nome di un pesce), Amendolea (mandorlo), Buffa (rospo), Cardamone (neonato di ghiro), Caruso (ragazzo), Garreffa (avena selvatica), Silipo (nome di una graminacea), Tallarida (pipistrello).
Nelle composizioni con il suffisso iere si rivela spesso un cognome di origine Normanna: Berlingieri, Cambarieri, Canzonieri, Franconieri, Gualtieri, Garnieri, Malgeri,, Olivieri, Pellizzieri, Ruggieri, Zavettieri.
Accennano ugualmente a una provenienza francese altri cognomi: Gagliardi, Fulco, Lancellotti, Orlando, Ricciardi, Toraldo.
Gran parte di questi cognomi appartiene all’onomastica germanica importata in Francia dalla dominazione dei Franchi.
Altri cognomi di origine germanica sono introdotti in Italia dagli Ostrogoti e Longobardi: Aghinolfi, Bernardo, Filiberti, Garibaldi, Girardenghi, Grimaldi, Landolfi, Lamberti, Mainardi, Manfredi, Rinaudi, Romualdi.
Assai facilmente si riconoscono i cognomi di origine Spagnola: Alvaro, Cordova, Fernandez, Gonzales, Lopez, Martinez, Ramirez, Salazar.
L’elemento Arabo si riflette in molti dei cognomi della Sicilia e della Calabria: Abenavoli (figlio di Abul), Alì (alto, elevato), Bosurgi (grande), Fazzari (fabbricante di stuoie), Morabito (eremita), Modafferi (vittorioso), Nesci (giovane), Rechichi (schiavo).
Per l’elemento Albanese citiamo i cognomi Camodeca e Chidichimo.
COGNOMI DELLA MAGNA GRECIA
Importanza straordinaria per la formazione dei cognomi meridionali specie in Calabria fu il contributo greco in seguito al lungo perdurare della lingua greca in queste terre: Alampi (risplendente), Amendolia (mandorlo), Amuso (ignorante), Andidero (dono in contraccambio), Anghelone (messaggero), Arcudi (piccolo orso), Argurio (moneta d’argento), Attinà (pettinaio), Azzarà (pescatore), Bambace (Bambagia), Buccafurri (bocca di forno), Caccamo (grande caldaia dei pastori), Caliciuri (buon signore), Calò (buono), Calogero (monaco), Cananzi (il prediletto), Cannavò (grigio), Cardamone (neonato di ghiro), Caridi (noce), Cartolaro (funzionario addetto all’ufficio del catasto), Catricalà (sorta di trappola per uccelli), Chiofalo (testardo), Chilà (uomo dalle grosse labbra), Chiriaco (del signore), Chiriatti (signor sarto), Codispoti (signore di casa), Comerci (imposta, dogana), Condò (corto), Cotrupi (vaso di creta con manico rotto), Crisafi (oro), Crisafulli (oro), Crupi (tosato), Cundari (corto), Curatola (capo dei mandriani), Curmaci (tronco), Cuzzocrea (di carne mozza), Dascola (maestro), Falcomatà (calderaio), Fantò (visibile), Floccari (chioccia), Foti (luce), Fotia (fuoco), Furnari (fornaio), Gerace (sparviero), Lauria (piccoli cenobi), Lico (lupo), Logoteta (amministratore), Macrì (il lungo), Malacrinò (bruno), Mallamo (oro), Mallamace (oro), Mammì (levatrice), Managò (monaco), Mandaglio (piccolo chiavistello), Manti (indovino), Marafioti (luogo di finocchi), Marrapodi (piede nero), Megale (grande), Melissari (apicultore), Monorchio (con un solo testicolo), Musicò (musicale), Nisticò (digiuno), Pachì (grasso), Palamara (gomena), Pangallo (molto buono), Papalia (prete Elia), Pedace (bambino), Pellicanò (picchio verde), Pennestrì (segatore), Piromalli (chi ha i capelli rossi), Pitasi (cappello), Polifroni (di molti anni), Politanò (della città), Praticò (attivo), Privitera (prete), Prochilo (manuale), Puja (vento di terra), Rodinò (rosso), Rodotà (pieno di rose), Schimizzi (brutto), Scordo (aglio), Sgro (dai capelli ricciuti), Siclari (fabbricante di secchie), Sismo (terremoto), Sorgonà (fabbricante di grosse e alte ceste per tenervi il pane), Spanò (sbarbato), Tripodi (treppiede), Zangari (calzolaio), Zema (brodo).
Sono assai frequenti alcuni suffissi greci che esprimono provenienza da un luogo. Abbiamo così anò: Marcianò, Rianò, Romanò, Serranò; eo: Cotroneo, Messineo, Romeo; itano: Geracitano, Militano, Riggitano; oti: Liparoti, Blateroti, Seminaroti; iti: Catanzariti, Mammoliti, Palermiti, Taverniti.
Mentre queste desinenze esprimono provenienza da un luogo il suffisso à (con accentuazione tronca, in greco as) indica il mestiere di un antenato: Barillà (fabbricante di barili), Camastrà (fabbricante di crivelli), Cutellà (che fa cucchiai), Laganà (venditore di erbaggi), Scutellà (chi fa scodelle), Zuccalà (pignataio).
Di non chiara origine greca sono invece i cognomi con desinenza in ari: Cuppari, Gurnari, Muccari, Siclari. Sembrano appartenere ad una grecità originale, autoctona ed indipendente.
Da sette o otto secoli la formazione dei cognomi italiani sembra aver raggiunto uno stato definitivo.
I cognomi si sono cristallizzati nella forma ereditaria ed ufficiale. Ma ecco che nuova gente arriva dall’Africa, dall’Asia, dall’Est Europeo, dall’America Latina…
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