politica - D’Alema, no! Ma perché? Perché no!

di Pino Rotta


Povero D’Alema! E’ tra i pochi "politici di razza" che ci sia in Italia, nella fascia dei cinquantenni, eppure già viene individuato come "vecchia nomenclatura". E’ uno dei pochi in Italia capace di tenere in mano l’organizzazione del più grande partito italiano e nello stesso tempo di avere idee che vanno oltre il piccolo interesse di bottega. Una visione progressista e moderna della società ed una capacità di sintesi di politica estera che unisce solidarietà internazionalista e governance globale. Ce ne fossero di "vecchie nomenclature" così! Eppure quest’etichetta non gli viene appiccicata solo dai suoi avversari politici o da ex amici ipercritici come il socialista Saverio Zavettieri, è una di quelle etichette sottocutanee che viene percepita dalla gente comune. "E’ bravo ma…" sembra pensare la maggior parte delle persone che nel centrosinistra lo guarda con inspiegabile diffidenza. Eppure gli attuali lider del centrosinistra, quelli che la gente vota, non è che abbiano abbaglianti e carismatiche personalità. La gente sarebbe disposta a votare, oltre che per Prodi, per Veltroni, Rutelli, Amato, persino per Bertinotti, ma D’Alema no! Alle primarie D’alema non va bene! Se provate a chiederne il perché partono una serie di arzigogolature cerebrali di natura "socio-politico-economiche-estetiche-psicologiche… perché no!". Nessuno, soprattutto lo stesso D’Alema ed i suoi compagni di partito, sono disposti ad ammettere la più importante motivazione (non certo l’unica, perché ci sarebbe da aggiungere il fatto di non avere per tempo saputo fare una netta distinzione tra affaristi e corrotti e il popolo socialista, i laici, i liberi pensatori autentici dai comitati d’affari, insomma non è riuscito a dialogare con chi subiva e non accettava il sistema di corruzione della cosiddetta Prima Repubblica), una motivazione che ha realmente scavato un solco profondo nella coscienza della gente, soprattutto della gente di sinistra: D’Alema, dopo cinquant’anni di pace ha portato l’Italia in guerra!. Su questo argomento lo stesso D’Alema, come fa oggi Blair, si arrampica sugli specchi della logica razionale per giustificare quella scelta e descriverla come gesto di responsabilità, come l’assunzione di responsabilità di uno statista davanti ai problemi che impongono scelte a volte impopolari ma inevitabili. Ma non è così, gli italiani di una cosa sono assolutamente convinti che la guerra è sempre evitabile e da evitare. L’ammissione che è stato un errore sarebbe forse oggi tardiva ma importante. Gli italiani hanno mandato giù scelte severe, le BR la Loggia P2, Tangentopoli, l’abolizione della scala mobile, le privatizzazioni, il risanamento "a sangue" dei conti pubblici fatto da Amato e Prodi, hanno stretto i denti e sono andati avanti. Ma la guerra non la accettano. E’ un elemento che (per fortuna) è entrato nella cultura profonda del popolo italiano. Oggi solo i tardo-fascisti, i fanatici della Lega e qualche sedicente salvatore della Patria, tipo quelli della polizia parallela recentemente scoperta, hanno un orgasmo davanti a una divisa militare, la gente normale rifiuta radicalmente l’idea di guerra come rimedio dei mali del mondo. Non averlo capito in tempo e soprattutto aver fatto sfogio di arroganza e presunzione di superiorità, enfatizzata dai suoi colonnelli, ha affondato la popolarità di Massimo D’Alema ed ha gettato in confusione i Democratici di Sinistra e portato il centrosinistra all’opposizione consegnando il Paese nelle mani dell’Azienda Berlusconi. Oggi è tutto più difficile perché la guerra in Iraq e la paura del terrorismo porta la gente ad essere sempre più convinta che la guerra non è una soluzione ma la porta anche a fare scelte conservatrici dettate più dall’insicurezza che dalla ragione, scegliendo, magari tappandosi il naso, Rutelli, accettando il rischio di vedere le proprie libertà costituzionali ridotte con la scusa del terrorismo, con la tentazione di dare qualche alibi ai razzisti della Lega che chiudendo le moschee fomentano nuova violenza, quando per uscire dal disastro in cui la destra, Bush e Berlusconi, hanno gettato il mondo ci sarebbe la necessità di un vero scatto di idealità progressista, riformista, autenticamente socialista. Ma D’Alema tace. Sarà depresso?....


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