Critica - Seamus Heaney - Electric Light (Edizioni Mondadori, euro 9,40)

di Gianni Ferrara


 

Come sempre il poeta Seamus Heaney, premio nobel per la letteratura nel 1995, cattura i lettori con il suo stile unico fatto di immagini evocative, strutturato da un linguaggio straripante in cui i continui rimandi al passato si fondono con la forza eternizzante della poesia, creando un continuo presente dilatato all’infinito. Colta ed impegnata quella di Heaney è una poesia pensante, tesa più ad interloquire con la ragione che con il sentimento del fruitore tanto da fare apparire a volte l’autore come un attento cronista dedito allo sperimentalismo poetico e non un poeta in senso stretto. In alcune poesie di questa raccolta Heaney si fa sentire " hic et nunc" in posti reali, come nella lirica "Toomebridge" ( dove l’acqua piatta / tracimava oltre la chiusa di Long Neagh ) e partecipi di una storia che diventa un nostro ricordo ( /dove nel 98 fu impiccato il ragazzo ribelle/ ). Altre poesie sono un vero e proprio dialogo con i grandi poeti che l’autore ha conosciuto, come Josif Brodskij e Ted Hughs, e di quegli eterni custodi del verso come Yeats. Heaney nelle sue poesia non può fare a meno di parlare della poesia e ci porge il bandolo di questa intricata matassa di significati con la lirica Frammento (" il primo e l’ultimo verso di qualunque poesia / sono l’inizio e la fine della poesia? "). Heaney qui sembra ricorrere all’estetica del vuoto tipica dell’arte Zen, secondo la quale la poesia inizia nel silenzio che anticipa e segue la composizione e la lettura. Non a caso Electric Light è il titolo del libro e l’ultima poesia della raccolta , inizio e fine come l’ alba e il crepuscolo, come un chiudersi del cerchio dell’esistenza.


La polvere nera di maestro Hu delle sorelle Kim e Tranh-Van Tran-Nhut (Edizione PontealleGrazie pag.294 Euro 13,50)

IL romanzo poliziesco che da alcuni anni è ritornato a dominare nelle nostre librerie sembra avvicinarsi ad un nuovo periodo di crisi, dovuto sia all'obiettiva difficoltà a raccontare qualcosa di nuovo sia a causa della distanza che molti autori del genere prendono dalla letteratura in senso stretto, per avvicinarsi di più al cinema ed alla televisione. Molti libri polizieschi, non a caso, sono costruiti rigidamente intorno alla trama e finiscono per trascurare la forma, nella quale è facile riscontrare l'assenza di accurate descrizioni ambientali ed emotive. Gli autori a volte puntando tutto sull'ultimo avvincente colpo di scena e non adottano un linguaggio colto ed elegante, ritenendo più adatto quello asciutto e diretto, essendo quest'ultimo più vicino alla vita reale. Le sorelle Tran-Nhut sicuramente non appartengono a questa categoria di autori, esse infatti di originalità e stile ne hanno da vendere. Il protagonista dei loro romanzi non è il solito superpoliziotto o il trasandato investigatore privato, ma un Mandarino impegnato a mantenere l'ordine pubblico di una piccola regione costiera del Vietnam del XVII secolo. I fedeli compagni d'avventura del Mandarino Tan sono il letterato Dinh, raffinato amante del bello, al quale per estasiarsi basta sfiorare con le dita dei tessuti di nobile fattura, e il dottor Porco, eccentrico medico legale che neanche durante le autopsie riesce a frenare il suo spaventoso appetito: Nel romanzo "La polvere nera di Maestro Hu" il Mandarino Tan è alle prese con una serie di avvenimenti misteriosi, iniziati con l'assalto dei morti viventi dell'Esercito delle Ombre ad una giunca che trasporta metalli preziosi e spezie. Le sorelle Tran-Nhut riescono con grazia e maestria a sviluppare questa affascinante ed intricatissima trama, regalandoci i gioielli della loro antica cultura.

 

 


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