referendum - 4 SI per la libertà di scelta

(nelle foto sotto: il prof. Demetrio Neri, docente di bioetica e Nunzia Simonetta dell'UDI di Reggio Calabria)

 

 


Nei referendum sulla procreazione assistita che intendono modificare, correggendone gli errori più gravi, una legge punitiva per la donna e per il nascituro, c'è anche in gioco il futuro della liberazione degli uomini, delle donne, dei nascituri dal dominio della forza e del potere. Dal risultato dei referendum dipenderà non solo la libertà delle donne di scegliere in modo autonomo la maternità, la difesa della loro salute e di quella dei loro figli, ma anche il progresso e l'autonomia della ricerca scientifica, la difesa della laicità dello Stato.

Con la fecondazione assistita sono nati nel mondo moltissimi bambini, bambini come gli altri, non perfetti e non deformi, smentendo una propaganda aggressiva che evoca i fantasmi della manipolazione genetica. Le donne hanno dimostrato di possedere il senso del limite e della responsabilità; nessuno può insegnare loro qualcosa sull'amore per un progetto di vita. Ma la questione messa in campo è un'altra: è l'ennesimo tentativo di limitare la libertà femminile, quella libertà che sa cambiare il mondo, come le donne hanno dimostrato realizzando l'unica rivoluzione non violenta riuscita del '900, e di riproporre il controllo sul corpo delle donne per quanto attiene alla maternità.

Partecipare al voto, sconfiggendo le sollecitazioni all' astensione proposte dalle gerarchie ecclesiastiche con una indebita ingerenza nella politica di uno Stato laico e sovrano, vuol dire esercitare un diritto di democrazia e di cittadinanza per il quale le donne si sono battute in tutto il mondo e assumere liberamente la responsabilità in difesa dei diritti di tutti, uomini e donne.

I referendum riguardano quattro punti specifici della legge 40, una legge illiberale, la più arretrata d'Europa, figlia dell'ostinazione di un Parlamento che ha negato ogni miglioramento sostenendo, con lo slogan del "far west della provetta", che è meglio una cattiva legge piuttosto che nessuna legge e imponendo un'etica di parte che intacca diritti e valori fondanti la nostra convivenza.

Su una materia così delicata come la procreazione assistita che attiene a scelte fondative e alla coscienza di ciascuno sarebbe stato meglio che il Parlamento si fosse limitato ad emanare una legge semplice per affermar:e principi generali universalmente accettati che non fossero collegabili alle varie concezioni religiose o laiche, e per dettare norme di regolamentazione del servizio. Invece è stata emanata una legge che impone, con la forza de potere, un'etica di parte che intacca diritti e valori fondanti la nostra convivenza.

E allora è proprio necessario rispondere SI ai quattro quesiti referendari per riuscire a modificarla.

Votando Si all'abrogazione parziale dei limiti imposti dalla legge alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla quale tutti i paesi più evoluti stanno investendo risorse umane ed economiche, si potranno aiutare tutti quei malati colpiti da malattie genetiche e degenerative, (Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, ecc.) oggi inguaribili.

Votando SI all'abrogazione parziale delle norme sui limiti all'accesso alle tecniche di fecondazione assistita si tutela la salute della donna e del nascituro.

La legge in vigore infatti, vieta l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie non sterili ma ad alto rischio di trasmettere ai figli gravi malattie genetiche e virali e impedisce la diagnosi genetica preimpianto (PGD) che si effettua a soli tre giorni dal concepimento. La legge 40 provoca perciò un notevole aumento degli aborti o la rinuncia a procreare.

Altri vincoli tecnici imposti dalla legge riguardano il numero di embrioni da produrre, il divieto di crioconservazione, l'obbligo di trasferirli tutti contemporaneamente in utero, la gradualità delle tecniche, con il risultato che, in caso di insuccesso, la donna si deve sottoporre ad ulteriori stimolazioni con pesanti incidenze sulla salute sua e del nascituro. Di fatto la legge nega al medico la libertà terapeutica.

Votare SI all'abrogazione parziale delle norme che trasferiscono i diritti delle persone già nate all'embrione significa tutelare il diritto della coppia sterile a curare la propria malattia nel modo migliore, tutelare i diritti delle donne e salvaguardare la legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza che in Italia ha avuto il pregio di ridurre drasticamente il ricorso all'aborto. E significa soprattutto non ridurre la donna a contenitore di embrioni e di feti, annullando la sua responsabilità nei confronti della procreazione.

Votando SI all'abrogazione del divieto alla fecondazione eterologa si consente la donazione di ovuli o di spermatozoi a quelle coppie in cui uno dei due è sterile o ha la certezza di trasmettere al nascituro gravi malattie.

Come conseguenza di tutti i limiti posti dalla legge il cosiddetto turismo procreativo è già aumentato del 25%, una pratica che, ovviamente, esclude di fatto dalla procreazione assistita le fasce economicamente più deboli della popolazione.

In tanti, donne e uomini, si sente la voglia di informazione, di dialogo, di confronto per riparare i danni di scelte politiche distanti ed egoiste.


HELIOS Magazine

HELIOSmag@virgilio.it