SOCIALISTI VECCHI E NUOVI

 

 

 

 

di Pino Rotta


E’ un’ipotesi seria o una tattica elettorale la riunificazione dei socialisti in un unico partito? A questa tesi vista come "riunificazione" diventa difficile dare credibilità e difenderla dalle accuse di opportunismo, in fondo stiamo parlando di rimettere assieme quelli che dieci anni fa hanno deciso di stare in campo opposti. Una parte dei quali, seppure con l’orgoglio ferito dal qualunquismo che, dopo Mani Pulite, metteva tutti i socialisti nel mucchio del "ladri" non possono far finta che i corrotti ed i corruttori nel Partito Socialista Italiano non ci fossero e soprattutto che avessero in mano il partito. D’altronde basta l’orgoglio ferito ed oltraggiato per scegliere di stare con i successori degli stragisti neofascisti (qualcuno neanche ex!) ed avallare un governo che ha di fatto stravolto le regole di vita democratica del nostro paese calpestando la Costituzione ed in ultimo tenta di stravolgere la legge elettorale con un colpo di mano che ricorda la legge Acerbi di fascista memoria? No, su questi presupposti è difficile che si possa accettare di vedere in Italia il ritorno di un partito che metta assieme le anime del socialismo europeo.

Eppure le condizioni storiche oltre che politiche ci sono tutte. Mai come in questo momento la salvaguardia delle libertà costituzionali, l’equilibrio dei poteri, la libertà di stampa e di associazione unite alla difesa del lavoro nelle sue componenti di occupati e disoccupati, in una parola lo Stato Sociale e Laico, la riconfigurazione dell’Internazionale e dell’ONU, oggi più che mai hanno bisogno in Italia ed in Europa di una forza politica che li rappresenti e li tuteli.

Tutto questo non può essere solo una manovra tattica fatta "da ex" e soprattutto non può essere esclusivamente delegata agli stessi dirigenti politici che portano le maggiori responsabilità della separazione durata così a lungo e che ha portato tanti danni non solo ai socialisti ma al Paese intero.

E’ necessario uno slancio di coraggio politico, occorre ridefinire il ruolo del socialismo europeo, ridare voce alle nuove conformazioni sociali di un paese che, seppure nel pieno di una crisi economica, è pur sempre un paese avanzato con grandi capacità di ripresa sia sul piano politico che civile.

Occorre mettere alle spalle i pregiudizi e le diffidenze e dialogare con tutte le componenti del riformismo progressista e se proprio bisogna evocare le radici storiche sarà bene ricordare che il socialismo moderno è stato incarnato da personaggi come Salvador Allende, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Willy Brandt e Olaf Palme non certo dalla produttrice televisiva berlusconiana Stefania Craxi o da Gianni De Michelis.

 


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