editoriale - Il fisco e la mafia

Un condono avrebbe salvato Al Capone

 

 

 

 

 

di Pino_Rotta


"Meno tasse per tutti"!! Parole magiche ed ammalianti, soprattutto per chi le tasse le paga, tutte, alla fonte e senza possibilità di sfuggire e dopo aver pagato quelle alla fonte paga quelle erariali sempre più alte e soffocanti. Forse allora sarebbe meglio "più tasse per tutti" ma un pò meno pesanti.

E su questo punto spesso si fanno discussioni che sfiorano la filosofia, si confrontano delle ideologie mentre la questione è di estrema importanza nella quotidiana pratica di civiltà e democrazia.

Il messaggio preciso "meno tasse" a cui si aggiunge "più condoni" e "zero controlli" nasconde una drammatica realtà che è quella della impunibilità diffusa dell’evasione e dell’elusione fiscale.

Ma quale è il vero nodo morale oltre che economico della questione fiscale?

Il problema serio non riguarda, se non in casi isolati seppur diffusi, il singolo commerciante o il singolo professionista ma riguarda le società, nelle loro molteplici forme.

Molto difficile da individuare agli occhi del comune cittadino, il fenomeno nasconde voragini in cui vengono fatti scomparire ogni anno milioni di euro che non entrando nelle casse dello Stato costringono il resto degli italiani a sopportare un peso fiscale maggiore per mantenere un minimo di qualità dei servizi pubblici (e con il federalismo le distanze tra regioni ricche e regioni povere si aggrava sempre di più). Ma nasconde anche l’anima nera dell’economia italiana diventando una delle zone franche per "ripulire" e far tornare nel mercato le somme ingentissime delle cosche mafiose. Con due risultati negativi per lo Stato e per i cittadini onesti: il primo è che la libera concorrenza viene praticamente azzerata e il secondo che si spostano sempre più risorse dai settori industriali e manifatturieri a quelli finanziari, quali banche ed assicurazioni. In sostanza il denaro fatto dai criminali finanzia i parassiti della società italiana.

Giovanni Falcone diceva che il denaro sporco o lo blocchi prima che entri in banca o scompare per sempre, e dicendo questo diceva due verità: da una parte, per le banche il denaro non puzza, dall’altra quel denaro si può bloccarlo prima che finisca nel vortice delle lavatrici finanziarie.

In una città di piccole dimensioni, soprattutto nel Sud ma non solo, se dalla sera alla mattina al posto di un panettiere compare l’ufficio di un gioelliere o la concessionaria di macchine di grossa cilindrata, o una società di prestiti sette volte su dieci non ci si trova davanti ad onesti imprenditori che soppiantano i vecchi che vanno in pensione. Il più delle volte sono società di comodo che in tutto o in parte sono gestite da teste di legno della criminalità mafiosa. Se poi in una realtà depressa queste "perle" del commercio spuntano a decine a centinaia ogni anno e l’anno dopo scompaiono e lasciano il posto ad altre "facciate" non bisogna mica essere Sherlock Holmes per capire che mettendo il naso in questi traffici prima o poi il bandolo della matassa lo trovi. Ma vedere gioielli o auto di lusso non è un reato ed allora per mettere il naso in queste faccende e magari scoprire che tra i soci della società proprietaria dell’attività c’è la moglie, il figlio, il nipote del boss, c’è un solo sistema: il Fisco. Un’azione tanto più penetrante quanto più l’economia può essere inquinata dalla mafia. Allora si potrebbe scoprire, come si è scoperto, che dal Sud i soldi della criminalità organizzata finiscono al Nord o nei Paesi dell’ex Unione Sovietica già conquistati dalla corruzione e dalla mafia. E finiscono a finanziare molte società quotate in borsa che vendono azioni che poi si dimostrano essere bolle di sapone quando finiscono nelle mani dei piccoli poveri risparmiatori.

E siccome alle favole non credono più neanche i bambini, bisogna cominciare a dirla giusta sugli interessi della mafia, perché se è vero che il mercato della droga e delle armi è certo un mercato importante per le cosche mafiose, sul territorio, gli affari si fanno negli appalti per le grosse opere pubbliche italiane ed internazionali. Ed ecco che la dimensione del fenomeno da locale diventa globale.

 

 

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