politica - Berlusconi, un lobbista senza lobby

 

 

 

 

 

di Pino Rotta


L’esperienza del governo Berlusconi può essere riassunta come la più ampia e aggressiva azione antiliberale che si sia registrata in Europa negli ultimi venti anni. Solo l’America di Bush, vate ed ispiratore del premier italiano, può essere presa a confronto.

Cinque anni in cui questo governo ha messo in atto una moltitudine di provvedimenti che hanno rafforzato i privilegi di pochi stravolgendo i principi fondamentali della Carta Costituzionale scritta, con grande sforzo pluralista, dai padri fondatori, cattolici, liberali e socialisti, che, dopo il dramma della dittatura fascista erano riusciti, mettendo da parte gli interessi particolari, a scrivere le regole della neonata democrazia italiana.

Prendendo a modello l’America, dove le lobbies sono riconosciute e regolamentate dalla legge, Berlusconi ha portato le lobbies dentro le istituzioni (il modello dello stato azienda) e ne ha fatto il proprio apparato tecnico legislativo (su 74 parlamentari di Forza Italia 22 sono avvocati, seguono medici e manager aziendali, più 2 magistrati). Il risultato che ci ritroviamo dopo cinque anni di questa azione è un modello di Stato dove l’equilibrio tra i poteri istituzionali, fondamento dello stato di diritto, è fortemente menomato, nonostante gli sforzi meritori del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.

La tempesta televisiva che in questi ultimi mesi ha scatenato Berlusconi in fondo è solo il tentativo di distrarre la gente da queste riflessioni, oltre naturalmente dal fatto che dopo cinque anni gli italiani sono più poveri e insicuri di quanto non fossero prima, e questo gli spot di Berlusconi cercano di farlo dimenticare. Ma la realtà quotidiana è un’inesorabile agenda a promemoria di ogni italiano.

 

Hit Counter


HELIOS Magazine

HELIOSmag@virgilio.it