Medioriente – La cortina di fuoco

di Pino Rotta

(26 luglio 2006)


Siamo gli unici a pensare che quello che sta succedendo in Iraq e in Palestina sia un progetto pensato e messo in atto nei minimi dettagli dalla "Bush connection" sin dal 1990?

Quattro anni fa avevamo, sulle pagine dello speciale Helios Magazine "Mediterraneo: Mare di incontro" abbiamo presagito lo scontro di civiltà imminente e la debolezza dell’Europa destinata ad aggravarsi sotto i colpi dell’imperialismo di Bush.

Due anni fa (speciale Helios Magazine "Mediterraneo: Periferia del Terzo Millennio?") cominciavamo a tirare le somme di questo disegno: il Medioriente dilaniato e l’Europa in ginocchio grazie ai governi fantoccio di Berlusconi, Blair e Asnar (http:www.heliosmag.it).

Non si può giudicare oggi quello che accede in Libano, Palestina, Iraq, Egitto, Somalia, Cecenia, Iran, Corea e gli tutti gli altri paesi di quella che potremmo chiamare "la faglia eurocinese" senza capire che il progetto americano di inizio millennio è quello di neutralizzare l’Europa prima e successivamente la Cina per non avere più rivali a livello mondiale. Qualche dato:

Prima della guerra in Iraq il petrolio era a 36 dollari a barile oggi è a 76 dollari, 40 dollari in più in tre anni. Come si ripercuote questo aumento nel mondo?

I paesi produttori non hanno alcun beneficio visto che l’America del Sud è soffocata dai debito nei confronti delle multinazionali e degli Stati Uniti e i paesi del Medioriente sono a pezzi per la guerra.

La Russia ha risorse importanti di gas e petrolio ma ha anche un enorme debito pubblico ed ha bisogno di vendere per fare cassa, inoltre ha il fianco orientale piagato dalla guerriglia cecena e dai regimi fantoccio di Georgia, Ucraina, Tagikistan che cambiano governo ogni due mesi in un continuo scontro tra filoamericani e filorussi.

La Cina senza petrolio ripiomberebbe nel medioevo ed invece è intenzionata a diventare l’unico paese al mondo che può veramente competere con gli Stati Uniti. Allora importa il petrolio dall’Iran e da qualunque paese sia in grado di fornirglielo però è costretta a pagarlo il doppio del valore che avrebbe in un mercato libero e pacifico, contribuendo suo malgrado a rafforzare il paese che intende tagliargli l’ossigeno: gli Stati Uniti.

Inoltre ha sul fianco orientale i paesi dell’Indocina controllati dagli Stati Uniti ed il Giappone, che cerca di uscire dalla crisi economica che l’ha colpito dieci anni fa, facendo da testa di ponte americana per profittare del mercato cinese.

E l’Europa? Schiacciata verso il freddo del Polo Nord!

In tutti i sensi! Dal punto di vista politico l’ingresso dei paesi dell’ex blocco sovietico, la cui maggior parte dei governi è nata con i soldi americani, ha messo in crisi il processo unitario che stava diventando un pericoloso concorrente per gli Stati Uniti, la destra europea ha lavorato per affondare la nascente costituzione cominciando dalla Danimarca e dalla Francia, l’unità politica ed economica europea è stata stoppata sotto gli occhi di governanti di pezza come Berlusconi, Asnar e Blair che si sono dimostrati statisti del livello del cavallo di Caligola.

Dal punto di vista economico l’Europa è la più inguaiata di tutti perché dipende sia dal petrolio dei paesi arabi che dal gas russo e nordafricano, nel frattempo non ha possibilità di aumentare la produttività perché i mercati naturali dell’Europa sono proprio quelli del Medioriente e dell’Africa ma Israele in questi anni ha svolto bene il suo compito di guardia di confine sparando a comando, come fa oggi in Libano.

Per non creare equivoci vorrei tornare alla "Bush connection" perché questo disegno che sta cinicamente seminando morte, odio e miseria nel mondo non è un destino fatale ma il progetto di una destra americana fatta di ben note personalità e gruppi economici, incuranti delle sofferenze non solo della gente di Palestina, ma anche di quella israeliana e degli stessi americani, o meglio della gente comune americana, sempre più povera e sempre più impotente nella grande "teledemocrazia" delle multinazionali.

E ci torno da laico, cioè con la visione chiara della necessità che istituzioni civili e religiose debbano essere nettamente separate ed indipendenti; in ciò credo che l’Italia sia un paese anomalo perché la chiesa cattolica controlla gran parte della finanza, della formazione, della sanità, della comunicazione, insomma della politica, quindi lungi dalla mia mente auspicare l’avvento di un qualunque regime islamico in un qualunque paese al mondo, ma la storia contemporanea è la storia del fallimento della politica egemonica degli Stati Uniti che ha partorito questi mostri. Certo oggi l’America sembra essere l’unica superpotenza del mondo, anzi lo è, ma ha gettato i semi della pianta che avvelenerà l’Occidente.

La nostra analisi non è fatalista o genericamente antiamericana o antisraeliana, ma vuole puntare l’indice contro la parte più cinica e violenta di questi due paesi.

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