CALABRIA – TUTTI INNOCENTI!

La questione morale non si risolve con atti formali

di Pino Rotta


Siamo rimasti sconcertati dalle inchieste della magistratura che hanno portato alla ribalta importanti esponenti dei DS e dell’UDC calabresi.

La manette facili non ci sono mai piaciute ma neanche le clamorose "pre-attestazioni di solidarietà", soprattutto quando giungono da personaggi che ricoprono cariche istituzionali importanti.

La Calabria non è, come potrebbe apparire dalla memoria corta mediatica, un’eccezione nella scena politica nazionale anche se in questa regione si sono registrati atti criminali efferati che in questi ultimi anni hanno mantenuto accesi i riflettori su di essa. La magistratura faccia il suo lavoro in autonomia, i giornalisti facciano il loro con altrettanta autonomia e la politica… batta un colpo!

E sì, perché la grande assente di questi anni difficili in Calabria è stata proprio la politica.

Con il Governo regionale di centrosinistra precedente e con quello di centrodestra presieduto dal magistrato prestato a Forza Italia, Chiaravalloti, la Calabria ha conosciuto un vero e proprio deserto politico. Oggi il Presidente Agazio Loiero smarca tutti anticipando prima la nascita del Partito Democratico e staccandosi così dalla Margherita e dai DS (che non hanno gradito!) ma non riesce a far volare alto il suo progetto di rilancio della Regione e rimane impantanato nella ridda delle tensioni interne ai singoli partiti della sua peraltro ampia maggioranza.

Se le vicende giudiziarie che hanno messo al muro i diessini Pacenza e Adamo non fossero scoppiate, se prima ancora non ci fosse stato l’assassinio di Francesco Fortugno, le indagini che hanno coinvolto Forza Italia, l’UDC e AN, l’attentato al socialista Saverio Zavettieri, se tutto questo non fosse successo…. se … se…. Se così non fosse stato non saremmo in questa Regione ma da un’altra parte. Invece tutto è successo e, tranne l’omicidio eccellente, tutto quello che è successo non è molto diverso da quello che si è visto in questi anni nel resto d’Italia.

Allora vogliamo provare a fare due riflessioni sul come si affrontano queste emergenze morali prima ancora che politiche.

La prima riguarda il sistema politico.

A sinistra (anche a destra in verità, ma solo pro-forma) si è aperto il processo di costituzione del Partito Democratico e chi si aspettava applausi e stappi di spumante dovrà ricredersi. Questo è un percorso che ha due livelli, quello pubblico, fatto di buone intenzioni e segnali di ottimismo e quello più sotterraneo, che vede impegnati in uno scontro di potere quanti temono di perdere posizioni di vantaggio attualmente detenute e quanti sperano di guadagnarne nel nuovo scenario, e in politica lo scontro non è mai ne aulico né generoso e quasi mai si è visto uno scontro politico sui valori.

Questo scenario in Calabria ormai è quasi tutto pubblico, merito (o a causa?!..) delle indagini giudiziarie i Calabresi hanno sotto gli occhi la realtà dei fatti. Si possono anche chiamare fortunati per questa circostanza che altri non hanno. Decidere se spingersi oltre verso la costituzione del Partito Democratico o prendersi una pausa è compito dei partiti che a quanto sembra di una pausa hanno proprio bisogno, lunga almeno due anni. E nel frattempo?.... Bisogna uscire dal pantano dello sputtanamento generale.

Alcuni sono tentati di farlo tagliando per le scorciatoie delle forme di facciata, dimissioni di qualcuno (ora si chiamano autosospensioni!), codicilli etici magari formulati e approvati da chi ha portato in Consiglio Regionale più di una dozzina di persone con problemi giudiziari che per riscattarsi (o per salvare sé stessi!) sarebbe capaci di decretare la sospensione di diritti civili e libertà costituzionali per sembrare proprio determinati a fare "giustizia vera", c’è chi pone l’ipotesi dello scioglimento anticipato del Consiglio regionale, il che equivarrebbe a dichiarare una guerra a tutto campo, tutti contro tutti, senza esclusioni di colpi e con pronostici da vittoria di Pirro e dejà-vu!

L’altro punto di riflessione riguarda la rappresentanza politica. I partiti di fatto non esistono più. Troppo spesso ci troviamo davanti a "partito-famiglia".

Si pone un problema di legittimità democratica nelle decisioni dei gruppi dirigenti. Il Partito Democratico se nascesse con queste premesse sarebbe il colpo di grazia per la democrazia non la soluzione. Occorrerà aprire un confronto senza ipocrisie sui valori, sulla scelta dei candidati, sull’identità politica che si vogliono fare emergere nella Calabria (ma vale per l’Italia!) e se ci si accorge che servono ancora i vecchi strumenti democratici chiamati partiti ci si impegni a farli camminare su idee alte e su facce pulite.

 

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