"Sua Maestà il Gatto" di Ada Pavan Russo (Mermaid Editore pag. 60 euro 6,00)

 

A cura di Gianni Ferrara


Se i molti secoli di vita domestica trascorsi assieme hanno reso il cane "il miglior amico dell’uomo", tanto da essere considerato l’animale che più di chiunque altro rappresenta la fedeltà, non sono riusciti a trarre il gatto fuori dal suo mondo misterioso. Il piccolo felino infatti, pur amando la nostra compagnia, sembra mantenere comunque una certa distanza da noi; in lui tutto è avvolto da un manto magico, il passo elegante, la straordinaria agilità e quel modo unico di osservare. Il gatto ci dona brevi manifestazioni d’affetto, si avvicina gratificandoci con le sue vibranti fusa per poi inspiegabilmente allontanarsi all’improvviso come se rispondesse al richiamo di un altro "padrone" invisibile. Il suo è uno spirito talmente libero che difficilmente possiamo riscontrarlo in altri animali ed è proprio questa caratteristica a rendere i momenti passati in sua compagnia qualcosa di estremamente prezioso. Il mio amore per i gatti è recente e pertanto spesso, nel tentativo di comprendere il loro comportamento, li guardo con attenzione rimanendone sempre più affascinato. Si muovono con la lenta e distaccata superiorità di un sovrano che ozia nel suo regno ed a volte, quando immobili fissano il vuoto, è come se un altro mondo si aprisse davanti ai loro occhi magnetici. Da neo gattofilo ho letto con entusiasmo il libro di Ada Pavan Russo trovandolo non solo di piacevole lettura ma ricco di notizie ed aneddoti che mi hanno aiutato ad apprezzare ancora di più il fantastico mondo dei gatti. L’autrice in poche pagine riesce a tracciare un quadro esauriente sul gatto e sulle storie magiche a lui riconducibili, come le leggende sul gatto siamese e sulla dea egizia Bastet, accompagnando il lettore in un breve ma intenso viaggio nel territorio fiabesco dei nostri piccoli amici felini.

 

 

Il gatto nero

"Un gatto nero! Tocca ferro!"

La credenza che il gatto nero porti sfortuna è dura a morire e non ci si chiede neppure il perché. Ma anche questa credenza, come tante altre, affonda nella notte dei tempi, risalendo addirittura all’antico Egitto.

Per gli Egizi molti animali erano associati al culto degli dei e il gatto era associato al culto di Iside, che aveva il proprio regno nella notte.

La notte è il tempo del riposo, la natura si addormentava mentre la vita animale si sveglia e agisce di nascosto ed i boschi vivono movimenti furtivi e silenziosi: è il mondo misterioso e segreto legato al femminile e alle divinità madri, è il mondo di Iside come poi lo sarà per le dee greche e romane Artemide e Diana. Quale gatto, se non quello nero, è più adatto ad affiancare la dea della notte? Il suo manto il suo manto si mimetizza nel buio e diviene il più abile cacciatore, i suoi occhi brillano come quelli della Dea, il culto si diffonde sempre di più in tutta l’area mediterranea, e soprattutto nelle zone rurali dove veglia, il sonno e l’alternarsi delle stagioni hanno grande importanza nella vita dell’uomo.

Con l’avvento del Cristianesimo gli antichi dèi diventano dei dèmoni ed i culti pagani devono essere estirpati, specialmente quello di Iside, che era il più radicato, e con essa anche il suo bel gatto!

Il gatto nero diventa così diabolico, maligno e pericoloso. Tratto da "Sua Maestà il Gatto" pag. 11

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