Politica

I perché di Veltroni

di Pino Rotta


Si presenta come il nuovo Kennedy il nostrano Walter Vetroni? C’è un’idea nuova, una nuova visione, un "sogno", nel suo programma presentato a Torino, quando ufficializza la sua candidatura a leader del Partito Democratico?

Chi ha ascoltato il suo discorso non può non avere colto soprattutto emozioni nelle parole che pure descrivevano una società rivolta al futuro, libera in tutti i sensi. Libera dalle povertà, libera dalle paure, libera di intraprendere. Ma quelle parole erano soprattutto una musica anni ’60. Una sorta di Imagine di John Lennon che faceva da sottofondo ad un progetto di rilancio della politica come valore alto, come missione, come luogo in cui ci si incontra non ci si scontra.

Sarà questa la strada vincente per uscire dalla palude Stigia della attualità politica italiana, fatta di veleni, corrotti, collusi, integralismi di ogni genere e tipo?

C’è una voglia di crederci al "Veltroni pensiero". Ma occorrerà aggiungere una pagina in più perché quel pensiero sia sentito come autenticamente di sinistra. L’idea di società delle idee libere e dell’azione solidare per essere vincente dovrà trovare le sue radici profonde nella storia socialista, una storia fatta di lotte e di conquiste che hanno fatto dell’Italia e dell’Europa la patria delle giustizie sociali, delle opportunità che camminano spinte da libertà e dignità del lavoro. Riuscirà Veltroni ad essere la sintesi moderna del pensiero liberale e del socialismo europeo? La partita è aperta e nessuno può tirarsi fuori dal gioco.

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