Politica

La Calabria e le caste

 

di Pino Rotta


L’Italia sarebbe più felice se non ci fosse la Calabria? Non lo sappiamo, di certo abbiamo l’impressione che i governi nazionali (colore a parte) ne farebbero volentieri a meno. Certo anche della Sicilia, ma in questi ultimi dieci anni è la Calabria il guaio più grosso per il Bel Paese. Ne farebbero volentieri a meno sia Prodi che Berlusconi perché in Calabria non c’è appartenenza politica che tenga, c’è una quantità abnorme di opportunismo "da commesso viaggiatore", si sale e si scende da un partito all’altro con estrema naturalezza. Colpa dei politici?.... Certo, ma se uno si candida prima a destra e poi a sinistra e viene eletto comunque vogliamo dare qualche responsabilità anche alla moltitudine di pecoroni che formano il gregge elettorale? E proprio come le pecore, quando c’è tempesta, questi elettori e certi politici calabresi, soprattutto reggini, corrono ad ammassarsi al Centro. Si accettano scommesse sui prossimi successi elettorali del partito di Mastella in Calabria. Prenderà un mare di voti.

D’altra parte solo chi non conosce la storia (o preferisce dimenticarla!) non sa che solo fino a venti anni fa la Calabria, in particolare Reggio, era regno incontrastato della Democrazia Cristiana, benedetta dalla Chiesa e collaterale alla ‘ndrangheta.

E oggi? Onore ed ammirazione sincera per preti come Bregantini che fa della sua vita una missione, ma una rondine non fa primavera. Sono cambiate le forme, i partiti, qualche faccia ma il sistema è sempre lo stesso. Semmai più forte e pervasivo perché intanto si sono create "le caste", non solo quella politica descritta da Stella ma le "caste familistiche" che hanno occupato non solo e non tanto la politica ma soprattutto le istituzioni, la burocrazia, la pseudoimpresa, in generale i centri decisionali. Hanno mantenuto un equilibrato dosaggio di vassalli di destra e di sinistra ma sempre ancorati al Centro in difesa degli interessi di pochi, preoccupati di autoconservarsi. Le architetture politiche, per quanto nobili, sono inutili anzi spesso distraggono la gente dal vero Centro di Potere, che è potere piccolo, meschino, crudele e spesso violento.

Il futuro si dice appartiene ai giovani ma il presente della Calabria è in mano agli adulti, questi adulti, questi che sono cresciuti nel ventre molle della protezione casalinga.

La domanda è: c’è ancora chi riesce a drizzare la schiena per ricordare prima a sé stesso e poi agli altri che siamo nati liberi ed uguali?

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