reportage
A New York senza valigie….

Ognuno ha un piccolo sogno nel cassetto, magari anche più di
uno. Qualcuno li chiama desideri, qualcun altro, come me, crea una lista delle
cose da fare durante la propria vita. E sulla mia lista c’era, da un bel pò di
tempo un Viaggio a New York, la grande mela, la terra delle infinite possibilità
per chi voleva farcela. Quest’anno poi ricorreva il centenario della palla che a
mezzanotte viene calata su Times Square, per cui mi è sembrata un’occasione più
che perfetta.
Quando di desidera una cosa da tempo, la si conosce in ogni dettaglio, sfumatura sfaccettatura: ho riguardato i film che erano ambientati a NY, letto libri, come quello di Fabio Volo che vi sono ambientati e mi sono messa alla ricerca di un posto dove stare. Il mio entusiasmo ha contagiato alcune amiche e, alla fine, siamo partite in 5 (tutte neofite) alla scoperta del nuovo continente.
Da un lato eravamo un pò timorose per le condizioni climatiche e, dall’altro, temevamo che le ultime evoluzioni delle politiche internazionali statunitensi, avessero acuito i controlli di sicurezza ma, sicuramente, non ci saremmo aspettate quello che è poi, in effetti, successo.
All’arrivo al JFK di New York abbiamo conosciuto l’esperienza che ci avrebbe contraddistinto il viaggio: le file interminabili. Abbiamo aspettato ben 2 ore prima di riuscire a passare i controlli di sicurezza ma, contrariamente a quanto aspettatoci, abbiamo trovato degli operatori molto gentili.
La prima sorpresa è arrivata quasi immediatamente: al ritiro dei bagagli, scopriamo che la mia valigia non c’è… attendiamo altri 30 minuti, sperando che magari sia rimasta per ultima, ma nulla da fare. Quando il doganiere mi vede con uno zainetto semivuoto mi chiede del mio bagaglio ed io, con un sorriso, gli rispondo che è stato perso. A cortesia si risponde con cortesia e il doganiere, mostrandomi la sua fila di denti lucidissimi, mi rassicura dicendo che la valigia si ritroverà a breve. Provvedo, all’uscita a fare prontamente la denuncia e, appena arrivata all’appartamento, esco ad effettuare gli acquisti di prima necessità. Non nascondo che il mio primo shopping a New York, me lo immaginavo diverso… almeno ci sono i convenience shop aperti 24 ore su 24 per cui, in casi come questi, sono una benedizione dal cielo.
Ed eccomi a New York, in un appartamento bellissimo al 17 piano della 50 strada ad un isolato dal Rockefeller center, con uno zaino vuoto e beni di prima necessità, ma senza le mie cose. Guardando le luci delle imbarcazioni che solcavano l’Hudson, ringraziavo in silenzio New York per il benvenuto particolare che mi aveva riservato ed ero già con la mente all’esplorazione della città.
Il mattino successivo volevamo procurarci dei biglietti per Broadway, ma, vedendo una fila di quasi 3 km, abbiamo rinunciato… volevamo vedere qualcos’altro di questa città che sembrava il set cinematografico. Avevamo sempre l’impressione che, da una momento all’altro, qualcuno gridasse: stop. Done ok….
Così ci siamo avventurate nella grande mela con la curiosità di chi non ha mai visto questi scenari colossali: una passeggiata sul ponte di Brooklyn a -15°C; salire sul Rockfeller Center e l’Empire State Building; visitare il MOMA, il MET e il Guggenheim; cercare la scimmiotta terribile di "Una Notte al museo" nel Museo di storia naturale; fare una minicrociera sull’Hudson, rischiando quasi di capovolgere il battello quando si arrivava nei pressi di Lady Liberty; stare fermi, pigiati come galline, per 7 ore e mezza in Times Square ad attendere la mezzanotte e vedere i bigliettini caduti dalla palla spargersi tra la gente (c’era anche il nostro desiderio in mezzo, che avevamo, diligentemente, consegnato al Times Square information centre qualche giorno prima); mangiare un Hot Dog a Wall street; fare shopping da Macey’s; scoprire che a Little Italy c’è una piccola chiesetta francescana con la reliquia del sangue di San Gennaro; camminare a piedi per SOHO, TRIBECA, NOLITA e CHELSEA tra la gente locale; assistere ad una vera messa GOSPEL in una chiesetta di Harlem con i vecchietti più arzilli dei bambini e desiderare di farne parte…
E tutto questo senza valigia e tutte le comodità moderne… quasi 150 anni dopo i primi arrivi di emigrati con poche cose, ci ritorno io così a New York, tanto per mantenere la tradizione… ho avuto modo di comprovare però, che il modo "semplice" di viaggiare è quello migliore…
La mia valigia? Non vuole essere rintracciata: credo che stia visitando lei i posti che ci sono ancora sulla mia lista…
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