mobbing
La discriminazione e la profezia che si autoavvera
La discriminazione mina ogni rapporto umano, sociale, personale. Inibisce la crescita interiore e vanifica l'essenza stessa delle relazioni umane.
Chi discrimina è il carnefice. Chi subisce è la vittima. Semplice e lineare, forse troppo. I meccanismi che si insinuano in certi contesti sono ben più sottili e complessi di un concetto causa-effetto. Parliamo di persone, nulla può essere così scontato.
La discriminazione presenta molteplici effetti: sentendosi
continuamente criticata e svalutata è facile che una persona perda la propria
sicurezza, la propria autostima, iniziando a dubitare anche della propria
competenza ma altra conseguenza, ancor più grave, può essere l’esordio di una
inconscia volontà di fallire.

Vorrei affrontare il "problema" del fenomeno della profezia che si autoavvera e il suo operarsi ovunque, dai rapporti interpersonali al lavoro. Ed è proprio nel contesto lavorativo che si possono avere effetti devastanti e che possono compromettere non solo la carriera del lavoratore, ma anche la sua personalità.
Partendo dall’ osservazione di casi di mobbing, ho potuto notare con particolare curiosità la dinamica per la quale alcune persone tendono a formare determinate opinioni rafforzandole e addirittura creando negli altri comportamenti che le confermino. Allo stesso tempo le vittime di discriminazione spesso sono indotte a comportarsi in modo da giustificare il pregiudizio.
Dall’analisi di alcuni soggetti che subivano discriminazione sul luogo di lavoro è emerso che alcuni individui particolarmente vulnerabili a volte sviluppino una tendenza autolesionista, e si lascino indurre con facilità agli atteggiamenti aggressivi o inetti che vengono loro attribuiti, validandoli: dipendenti accusati di inefficienza e incapacità perdono motivazione, individui discriminati per la loro scarsa socievolezza divengono sempre più chiusi e riservati, soggetti reputati aggressivi assumono atteggiamenti litigiosi e provocatori.
Se nel nostro inconscio siamo convinti di non essere all'altezza, di non meritare nulla, di essere colpevoli di qualcosa, o di essere arrabbiati per qualcosa, facilmente anche all'esterno andremo a capitare in situazioni, circostanze che avvereranno ciò che inconsciamente ci portiamo dentro.
Le convinzioni interiori, spesso inconsce, influenzano concretamente la nostra vita. Se un persona, ad esempio, è continuamente convinta di essere criticata o perseguitata, facilmente si troverà in situazioni in cui qualcuno realmente la criticherà.
Oppure, quando una persona suppone, per un qualsiasi motivo, di non piacere al prossimo, a causa di questa supposizione si comporterà in un modo così ostile, tanto esageratamente suscettibile e sospettoso da generare intorno a sé proprio quel disprezzo che si aspettava, e questo costituirà per lei la "prova" di quanto avesse ragione fin dall'inizio.
Esaminando il fenomeno nei contesti lavorativi, si possono individuare anche gli atteggiamenti dei datori di lavoro che innestano l’effetto Pigmalione:
il clima emotivo, ossia il calore umano e la considerazione positiva verso alcuni,
le informazioni, per cui si spiegano più cose ai dipendenti percepiti come più recettivi,
il comportamento che si sollecita nello lavoratore, dando a chi è preferito, per esempio, più possibilità di azione,
il grado di feedback che il datore di lavoro da al dipendente, con gratificazioni costanti verso chi è giudicato più positivamente.
Le scienze sociali fanno spesso riferimento a questo tema, alla indubbia rilevanza sociale che le stesse aspettative possono avere in molti contesti. Infatti, siamo tutti vulnerabili agli effetti delle aspettative altrui, in particolare a quelle di persone, come datori di lavoro, che hanno un qualche potere su di noi.
Un vero e proprio ingorgo, quindi, in cui un contesto intero viene risucchiato, pregiudizi creati e, tragicamente sostenuti e validati, carnefici e vittime dunque?
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