Memoria

Gandhi la forza, le idee e la forza delle idee

Ricevuto dal Duce, ma Papa Pio XI rifiutò d’incontrarlo

di Gianni Ferrara


Mi sembra di vederlo, in quel funesto 30 gennaio del 1948, quando affrontava il suo peggior nemico per l’ultima volta, con la stessa serenità che lo aveva reso celebre nel mondo, rarissimo esempio di tolleranza in quell’oscuro scorcio di secolo nel quale venivano perpetrate le più atroci crudeltà nel nome della razza. Gandhi era minuto e fragile all’apparenza ma dal suo aspetto di debole "vecchietto" si irradiava una forza straordinaria, la forza che possiede soltanto chi ha la consapevolezza di avere una missione da compiere nella vita. Naturalmente non trovo alcuna difficoltà ad immaginare il suo abbigliamento, il solito, reso celebre dalle tante foto che lo ritraggono assieme ai grandi della storia: miseri sandali di legno ai piedi ed una sorta di tunica bianca che, aperta sul petto, lascia vedere le ossa di un corpo provato dai molti digiuni. E sicuramente non è scomparsa la gentilezza dai suoi occhi vivaci quando questi hanno incontrato quelli del suo assassino. Gandhi rimarrà, tra tutte le figure storiche contemporanee, quella dotata di maggiore carisma, un’icona del misticismo attivo, un guerriero della non violenza che ha combattuto per le sue idee, armandosi soltanto di esse. Quando i leaders delle potenti nazioni industrializzate davano prova di forza con i propri arsenali militari, Gandhi, seduto a terra con le gambe incrociate nel suo umile ashram, elaborava quelle strategie politiche che avrebbero portato, dopo tre secoli di tirannia inglese, all’indipendenza dell’India. Ideatore della disubbidienza civile, aveva insegnato ai suoi numerosissimi seguaci a non reagire alle aggressioni che subivano durante le dimostrazioni, e loro, come unico gesto di difesa, a volte si limitavano a coprirsi con le braccia la testa ed il volto per difendersi dalle manganellate. Oggi purtroppo i moderni disubbidienti danno spettacoli tutt’altro che pacifici e civili, brandendo spranghe e lanciando estintori, a dimostrazione che la violenza, sterile manifestazione di forza, rimane il linguaggio dominante in un’epoca popolata da movimenti animati solo da anti-idee. Un episodio particolarmente significativo nella sua vita e che ci ha riguardato più da vicino è stata la visita che egli effettuò in Italia nel 1931. Gandhi, che predicava la povertà, praticandola severamente come un moderno San Francesco e naturalmente distante anni luce dal culto superomistico della forza, fu ricevuto dal Duce, mentre papa Pio XI, rappresentante spirituale, rifiutò d’incontrarlo: la storia, si sa bene, non è povera di questi curiosi paradossi, ma stranamente quella della Chiesa ne è sorprendentemente ricca. Il 15 agosto del 1947, il giorno dell’indipendenza dell’India, il giorno per il quale Gandhi aveva tanto lottato e sperato, sarà forse il peggiore della sua vita; infatti, deluso, non partecipò ai festeggiamenti, nonostante che da tutti venisse acclamato come Bapu (padre) della patria. Sembra che il mondo neghi ai suoi migliori "figli" la soddisfazione della vittoria, come se questi, più degli altri, debbano alla fine venire schiacciati dal giogo del destino. L’Inghilterra, distrutta dalla seconda guerra mondiale, non ha più né la forza né l’interesse per mantenere il proprio dominio in India e quindi dà corso alle trattative per l’indipendenza, trattative che si concluderanno con la divisione dell’India e con i conseguenti esodi e deportazioni di massa. Il suo sogno di un’India libera si trasformerà in un incubo: Gandhi, che per tanti anni aveva combattuto per la libertà contro il nemico inglese con la non-violenza, deve assistere ora ai sanguinosi scontri fratricidi tra musulmani e induisti. Egli in tutta la sua esistenza non separerà mai il suo essere uomo religioso dall’impegno politico, fondendo questi due aspetti della sua grande personalità nella satyagraha (forza dello spirito), che rappresenterà sia il suo stile di vita che il metodo politico per giungere allo swaraj (completa indipendenza). Con il satyagraha, Gandhi ha piegato più volte alla sua volontà il potente impero inglese. Sono celebri i suoi digiuni e le sue azioni astute e coraggiose, come la "marcia del sale", nella quale percorse a piedi duecento miglia per estrarlo abusivamente dal mare, per protesta contro il monopolio che gli inglesi ne esercitavano sulla produzione. O i vari boicottaggi di prodotti inglesi, come ad esempio le stoffe, messo in pratica incoraggiando i suoi seguaci a prodursi da soli i propri abiti: lo stesso Gandhi si imponeva di filare duecento iarde di cotone al giorno utilizzando un antiquato arcolaio a mano. Il 30 gennaio del 1948, mentre si recava ad un incontro di preghiera, un fanatico bramino, quindi anche egli un indiano induista, gli sparava uccidendolo. Cosi moriva il "santo" della non violenza, a triste dimostrazione che l’impero dell’odio resta un nemico impossibile da sconfiggere.

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