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società

Le paure di una società in crisi

"modelli di libertà e sicurezza in eterno conflitto. Un equilibrio che è una difficile sfida"

di pino rotta

Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica, ha dimostrato che le strutture complesse possono derivare da quelle più semplici. C’è una relazione tra l'ordine che viene dal caos ed ancora tende a tornare caos.

Fu però Henri Poincaré il vero "padre" della teoria del caos. Una teoria che, inizialmente indirizzata alle scienze a base matematica, si è via via estesa anche alle scienze sociali. Nella sostanza si intende per caos un "ordine dinamico", cioè una situazione che dalla stabilità tende costantemente alla "de-formazione" portando in sé un continuo dissipamento di energia, quello che Ilya Prigogine definisce processo di entropia.

Ma come possiamo osservare e, soprattutto, rendere utilizzabile nel campo delle scienze sociali la teoria del caos?

Partiremo col dire che una società è una struttura complessa composta da singolarità (individui o gruppi) che trovano interesse nella coesione della struttura, nel caso la coesione sociale. Questo non è un processo stabile ma dinamico: maggiore sarà l’interesse maggiore sarà la tendenza alla coesione e viceversa.

Come in natura, nelle società la tendenza al caos non è un fatto eccezionale, anzi al contrario è la norma, intendendo per norma, cosa a prima vista paradossale, proprio l’insieme dei processi che tendono a mettere in crisi le regole ordinatrici delle strutture sociali. Senza questo processo non ci sarebbe innovazione, scoperta, progresso. Ma come in natura esistono forze che contrastano il processo di entropia, ad esempio la forza di gravità o l’elettromagnetismo che impediscono ai corpi di lasciar disgregare le proprie molecole, nell’ambito delle strutture sociali questa funzione "ordinatrice" viene agita dalla cultura. La storia dell’uomo è la storia della sua cultura, inclusi i sistemi economici. Diremo meglio che è la storia delle sue culture, della peculiarità di ognuna di esse, della nascita, sviluppo e fine di ogni cultura apparsa sulla terra da quando le prime singolarità coscienti cominciano ad essere collettività.

E’ evidente che se le culture sono molteplici, differenti e più o meno temporanee, non possiamo che affrontare il loro studio con gli strumenti delle scienze probabilistiche, come appunto sono le scienze sociali.

Ciononostante il comportamento umano ha delle costanti, sia a livello individuale che collettivo. Una cultura, per quanto "temporanea" non solo è presente per un periodo di tempo abbastanza lungo da permetterci di scriverne la storia seguendo un principio di causa e effetto, ma soprattutto non vi è cultura che in qualche modo non sia erede di una precedente.

Possiamo quindi "ragionevolmente" affrontare lo studio dei comportamenti sociali costruendo dei modelli, descriverli con strumenti matematici, cosa già sperimentata già da qualche anno dal prof. Sergio Rinaldi, ordinario di Teoria dei Sistemi al Politecnico di Milano, il quale ha elaborato un tale modello con il quale ha "dimostrato" che il rapporto d’amore tra Laura e Petrarca ha avuto un dato andamento perché condizionato da fattori predeterminati e come con il variare di tali fattori, come la vicinanza tra i due o l’atteggiamento della famiglia di Laura, anche l’andamento del rapporto amoroso subiva dei cambiamenti. Il prof. Rinaldi ha rappresentato in un modello matematico una circostanza tipicamente umana e sociale quale può essere una relazione affettiva, e per farlo ha utilizzato la teoria dei sistemi e il concetto di complessità. Il comportamento umano infatti non può essere neanche lontanamente inquadrato in termini meccanicistici e tanto meno secondo una meccanica lineare o meglio binaria.

Alla base dei comportamenti umani troviamo delle "concorrenze causali" come ad esempio la predisposizione dettata dal codice genetico, gli istinti primari che muovono le nostre emozioni di base, i bisogni primari da soddisfare in termini fisiologici e relazionali. Ma, come descrive Abraham Maslow nella sua celebre Piramide, la soddisfazione dei nostri bisogni risponde ad una gradualità gerarchica:

1) Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)

2) Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione

3) Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)

4) Bisogni di stima, di prestigio, di successo

5) Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).

Come appare evidente nella gerarchia della Piramide di Maslow i primi due bisogni che tutti noi cerchiamo di soddisfare sono quelli fisiologici di sopravvivenza e quelli della sicurezza. La soddisfazione dei precedenti lascia posto, anzi induce, alla soddisfazione di quelli successivi.

Questo processo ha degli effetti sulla psicologia degli individui e sulla cultura della società cui essi appartengono. Così la disponibilità di cibo, di vestiario e di una casa farà nascere il bisogno di non perdere questi beni, di non vederli depredati o messi a rischio. Se anche il nostro bisogno di sicurezza è adeguato allora saremo propensi ad allargare le nostre relazioni sociali ed affettive e le sentiremo come parte del nostro mondo, troveremo in esse una nostra identità. Questo rafforzerà la nostra autostima e ci porterà ad affermare la nostra personalità ed a migliorare il nostro ruolo nella società, a realizzare un nostro progetto di vita. Tanto più diffuso sarà il soddisfacimento di questa categoria di bisogni tanto più evidenti saranno i rapporti di solidarietà e la fiducia negli altri e nel futuro. Ma se il soddisfacimento di questi bisogni, anziché seguire una dinamica progressiva, ne segue una regressiva ecco che cominciano a manifestarsi le insicurezze, la sfiducia, l’intolleranza, l’aggressività.

E qui torniamo alla teoria del Caos messa in relazione alle scienze sociali e cerchiamo di capire quali sono i fattori da tenere in considerazione per osservare i processi sociali e creare dei modelli utilizzabili nella pratica delle relazioni umane. Prendiamo due esempi a modello: la Città del Sole di Tommaso Campanella e la moderna teoria del liberismo in campo economico. Due modelli che nella storia sono sostanzialmente contrapposti. Il primo prefigura una società perfettamente organizzata, in cui ogni individuo ha e deve rispettare un ruolo predeterminato secondo regole e norme rigidamente imposte ed in cui il bene collettivo ha la preminenza rispetto ai desideri ed ai bisogni degli individui.

Un modello che oggi definiremmo Totalitario in cui all’interesse collettivo ed alla necessità di sicurezza e coesione sociale viene sacrificata la libertà dell’individuo. Le cose funzionano perfettamente solo a condizione che non venga messo in discussione l’Ordine delle cose così come è stato determinato. In queste condizioni la spontanea tendenza al Caos viene repressa e riportata in un sistema di Ordine. Quasi tutta la storia delle società umane ha visto il prevalere di questo modello fino alle più aberranti condizioni imposte da regimi quali il Fascismo, il Nazismo ed il Comunismo. Contrapposto a questo modello vi è quello del liberismo economico, per estensione "processo di globalizzazione". In questo secondo modello il concetto di libertà è fondamentale ed assoluto. Tutta la vita sociale è messa in relazione alla libertà del processo economico, senza restrizioni né sul piano delle norme né su quello degli spazi, cioè né regole né frontiere. Il mercato, in condizioni di totale libertà, fungerebbe da regolatore delle relazioni sociali e politiche. Questo modello, già presente in passato in varie forme, da alcune decine di anni si sta manifestando nella sua forma "globale" in cui gli stessi Stati vengono considerati un impedimento alla sua evoluzione e quindi scavalcati, svuotati della propria funzione normativa e relegati ad un ruolo puramente amministrativo. In questo secondo modello, sul presupposto che la libertà sia il motore propulsore del sistema, si sono liberate le forze naturali del Caos che possiamo individuare nell’esaurimento incontrollato delle risorse naturali, nel sacrificio dell’equilibrio ecologico ed in ultima analisi della sicurezza.

In ultimo c’è da fare una considerazione circa il rapporto tra il soddisfacimento dei bisogni primari (sostentamento e sicurezza) e il più complessivo andamento dell’economia globalizzata.

Possiamo affermare che in periodi di crescita economica e diffusione del benessere realizzata attraverso la ridistribuzione della ricchezza a vantaggio delle fasce economicamente più deboli il soddisfacimento dei bisogni di sostentamento fa registrare l’insorgenza di bisogni legati ai desideri, consideriamo questi come surplus di ricchezza, e questo ha come effetto psicologico immediato una sensibilità meno accentuata verso quella che viene definita come "sicurezza percepita". Cioè avendo la possibilità di gestire risorse con una visione ottimista del futuro la gente è più disponibile a guardare agli episodi che mettono a rischio la sicurezza come fenomeni fisiologici legati alla crescita; non solo ma la più diffusa disponibilità di risorse ingenera anche una maggiore propensione alla solidarietà sociale. Questo processo viene invertito in condizioni di crisi economica con conseguente accentuazione dell’individualismo e dell’egoismo "autoprotettivo".

Vi è in quanto descritto il segno di un modello che oscilla dallo sviluppo di strutture complesse, a partire da parti più elementari in determinate condizioni di crescita di un Ordine sociale, inteso come condivisione spontanea di regole condivise poiché ritenute utili a soddisfare i propri bisogni, ad un regresso delle strutture complesse ad una sorta di "individualismo primitivo" quando il soddisfacimento dei bisogni è messo in discussione dalla diminuzione delle risorse.

Come è facile capire il fatto di avere trovato un modello per misurare le dinamiche del sistema sociale non ci dà altro che uno strumento di analisi, altro discorso è trovare le condizioni di equilibrio accettabili tra sicurezza e libertà. La ricerca è appena iniziata, la difficoltà è osservare la storia mentre si è dentro la storia stessa. Senza semplificazioni o sottovalutazione dei fenomeni.

(per approfondire vedi anche: Ilya Prigogine, Helios Magazine nr. 1/98 - Sergio Rinaldi, Helios Magazine nr. 6/96 - Pino Rotta "E’ un mondo complesso" Ed. Città del Sole, 2004)

 

 

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