Società
L’ "amabile violenza": lo Stalking come dinamica aggressiva

di Salvatore Romeo (psicoterapeuta) (GUARDA IL VIDEO DELLA RELAZIONE)
La Cultura informa di sé tutta la Società e la Cultura è il prodotto della Comunicazione di massa, poiché i mezzi di informazione sono soprattutto strumenti di formazione, di strutturazione di modelli di pensiero e di comportamento che derivano dal condizionamento più o meno esplicito operato dai messaggi che da tali mezzi provengono. Ciò vale ancora di più nella nostra epoca, contrassegnata dai livelli elevatissimi raggiunti dallo sviluppo della tecnologia e dall’informatica.
Il Sistema influenza l’individuo, poiché gli fornisce la
cornice entro cui progettare il suo modo di essere e gli propone una scala di
valori e di ideali a cui adattarsi ed uniformarsi.
Non vorrei rischiare di cadere nel qualunquismo ideologico o morale oppure nella superficialità di giudizio cercando di definire quali possano essere i valori da perseguire, se escludiamo qualità assolute come il Bene, l’Altruismo, la Solidarietà, l’Amore, la Pace, la Libertà, l’Uguaglianza, la Tolleranza, e così via… Ma noi siamo persone, esseri umani che vivono la propria vita in relazione con gli altri e quindi, al di là di ogni genericità, dobbiamo rapportarci a criteri di valori concreti, semplici ed applicabili fattivamente alla nostra quotidianità. Ecco, pertanto, che dobbiamo rifarci ad una ritualità sociale e ad una tradizione civile che, sole, possono offrire le coordinate morali entro le quali regolare i nostri comportamenti.
Un contesto sociale che promuove come paradigmi validi la reciprocità ed il rispetto dell’altro aiuta ognuno di noi nella libertà di scegliere condotte che non ledono l’interesse comune, la dignità della persona o la sua stessa vita
Le regole e le tradizioni sociali, sistematicamente rinforzate dai messaggi replicativi ed omogenei che provengono dai mezzi di comunicazione di massa, contribuiscono profondamente alla formazione di una coscienza comune. Ciò significa che le nostre concezioni sulle cose del mondo assumono una forma propria a seconda della Cultura dominante e del potere penetrante ed incidente dei suoi messaggi. E’ un gioco circolare, nel quale non si sa dove sia l’inizio e dove sia la fine, chi conduca il gioco e chi lo subisca. Una cosa è comunque certa: la Cultura promuove e condiziona i messaggi da inviare, dai quali discendono le regole ed i valori da seguire. Nello stesso tempo essa viene mantenuta e rinforzata dalla ripetitività degli stessi messaggi che invia. In una parola, la Cultura dominante detta i termini del gioco e sostiene se stessa nella misura in cui crea il "sentire comune ed il pensiero condiviso".
Lo strumento fondamentale di tutto questo è il Linguaggio, poiché esso è il mezzo indispensabile di ogni comunicazione. E’ uno dei sistemi attraverso i quali viene rappresentata la realtà ed attraverso la sua potenza evocativa esso influenza l’ordinamento stesso della realtà, o di quello che noi crediamo essere la realtà. Il Linguaggio, con questa sua prerogativa, determina quindi l’ordine sociale, l’importanza delle cose e la supremazia dei ruoli.
Esso opera una sorta di violenza simbolica e ci educa ad una abitudine in base alla quale le costruzioni culturali, per definizione artificiali, divengono nel tempo patrimonio naturale: qualsiasi atto o qualsiasi cristallizzazione dei ruoli viene considerato normale in relazione alla percezione comune condizionata dal pensiero dominante. Uno di questi aspetti riguarda il tema di questa serata e concerne il rapporto tra il maschile ed il femminile.
Se facciamo caso, nell’espressività linguistica la forma che predomina è quella maschile, che si è appropriata anche dei termini neutri. Tutto ciò che non è chiaramente ascrivibile ad uno dei due generi, maschile o femminile, rientra naturalmente in una categoria neutra, ma a questa categoria si associa invariabilmente un termine "maschile" (magistrato, notaio, prefetto, consigliere, ecc.). Non è puro esercizio accademico, ininfluente, tutto questo, se consideriamo quanto finora esposto, poiché l’abitudine, anche se, e soprattutto se, simbolica, rende normali le cose, anche quelle che in fondo non lo sono per nulla.
Con questa abitudine, il pensiero maschile si è imposto come dominante e l’egemonia maschile è divenuta naturale, determinando un ordine sociale accettato ed avallato da una cultura che sempre più ha favorito la distinzione tra i generi secondo una scala di "importanza".
Non possiamo sorprenderci, pertanto, che la donna, portata per tradizione alla sottomissione, possa rappresentare l’anello più debole, l’oggetto più facilmente vittima di comportamenti violenti, eclatanti o subdoli, ma ugualmente devastanti.
Nel momento in cui strutturiamo i valori sull’avere anziché sull’essere, sul dominio e sulla sottomissione, sul possesso anziché sulla condivisione, il più forte è portato a prevalere e ad imporsi, convinto che sia un proprio diritto la supremazia, anziché una fallace e perversa costruzione ideologica.
La supremazia è dominio, potere.
La relazione tra un uomo ed una donna è fatta di molteplici dimensioni: l’affetto e l’attaccamento, ma anche la dipendenza e l’inclinazione al potere.
Il senso del potere pervade tutte le relazioni, più o meno esplicitamente, e l’esperienza della propria "forza" determina una interiorità particolare che nutre di sostanza vitale il bisogno di autostima e di sicurezza, aumentando così la percezione del proprio valore.
A volte l’amore, il trasporto verso l’altro, può assumere connotazioni impreviste e non volute, degenerando verso la distruttività. Ciò si verifica allorchè l’amore diviene "criminale". L’altro non è più il compimento di un’unità, ma inizia ad acquisire un significato diverso, divenendo un oggetto funzionale alla propria affermazione. La donna diviene lo strumento per affermare la propria sicurezza personale, la stima in se stessi, la ragione del proprio valore. Perderla costutisce una catastrofe personale, un dramma, una ferita che occorre ad ogni costo rimarginare.
Il fenomeno dello Stalking è proprio il tentativo di rimarginare questa ferita, attraverso una comunicazione perversa, un comportamento sistematico ed intrusivo che invade e condiziona, limitando in maniera intollerabile la libertà personale della donna. Ne possono essere vittima anche gli uomini, ma è un fatto che la stragrande maggioranza delle vittime sia una donna.
Lo Stalking è un comportamento molesto, assillante e continuativo, fatto di minacce, telefonate, sms, pedinamenti, e purtroppo, a volte, è solo l’inizio di un lungo e logorante percorso che può culminare anche in violenze fisiche e nell’omicidio.
Qualsiasi relazione nasce da un bisogno di attaccamento, ossia da quella propensione innata che ci induce a ricercare la vicinanza protettiva di un’altra persona. Quando questi legami risultano inappropriati o eccessivamente vischiosi, nell’individuo può insorgere, soprattutto se insicuro e fragile, una forte dipendenza. Egli ipervaluta e idealizza il partner, lo vive come oggetto di possesso, la cui vicinanza gli conferisce sicurezza e fiducia, e l’idea stessa di poter perdere la persona "amata" gli comporta già una terrificante paura, una forte angoscia di separazione, un invadente senso di vuoto interiore. E’ una forma di amore anche questa, ma per queste persone amare ed essere amati significa innanzitutto possedere completamente l’altro. La perdita di questo oggetto d’amore posseduto sarà vissuta come un’esperienza intollerabile e profondamente ingiusta, con conseguenti sentimenti di rabbia e desideri di vendetta.
In questo quadro, l’aggressività, che come energia vitale si affianca normalmente in ognuno di noi all’energia libidica, regredisce a puro istinto originario e distruttivo e si manifesta col comportamento violento.
E’ una "amabile violenza", in quanto scaturisce da "troppo amore" ed il troppo amore può essere imprevedibile razionalmente e distruttivo. Quando l’istinto regredisce, per angoscia o per disperazione, e ciò avviene in un carattere dipendente che sperimenta una situazione di separazione o di abbandono, il "Tu sei mia" non è solo una somma di termini ed una espressione di amore, ma si materializza e diviene espressione di possesso esclusivo, un imperativo che impone scelte e conseguenze ("Tu sei esclusivamente mia e solo mia, mi appartieni"). L’istinto si colora di tinte cupe, si diviene egoisti e preda di un’illusione di onnipotenza che annulla la razionalità ed ogni limite: ogni atto compiuto viene vissuto nella convinzione di un’esecuzione svolta per ripristinare la giustizia.
Lo stalking è l’espressione della violenza psicologica, dell’imposizione di sé e dell’annientamento dell’altro come soggetto libero ed autonomo, è un linguaggio aggressivo, spesso non verbale ma estremamente simbolico, che si avvale dei comportamenti e che individua nella donna l’oggetto più facilmente colpibile, poiché la tradizione e l’immaginario la descrivono come "naturalmente sottomessa e possedibile".
Insieme alla violenza, è quindi alla comunicazione linguistica che occorre porre attenzione, poiché essa è il mezzo principale con il quale definiamo gli avvenimenti da assolvere, tollerare o giustificare, spesso tacendoli o superficializzandoli, e quelli da condannare e da bandire dal nostro modo di pensare. Essa ci consente di stabilire relazioni individuali ed interpersonali, di entrare in contatto con l’altro, ma anche di edificare un mondo in cui questi contatti possano essere improntati al rispetto, alla solidarietà, alla reciprocità. Il linguaggio stimola atteggiamenti imitativi e può essere usato per umanizzare la società, per dare dignità, per elicitare condotte civili e virtuose, ma anche per togliere dignità, per produrre comportamenti violenti e prevaricatori.
La lingua non è un veicolo neutro, ma porta con sé un senso profondo, è la memoria della storia dell’Uomo, ma è anche lo strumento che all’Uomo permette di costruire l’ambiente in cui vivere, di creare un’atmosfera accogliente, di stimolare l’emergere, attraverso i comportamenti che induce, di una "magia…che fa l’Uomo piangere o rallegrare".
| HELIOS Magazine |