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Incontro con Andrea Vitali, candidato per il "Premio Strega 2009".

Medico generico e scrittore di successo, Andrea Vitali è uno
dei candidati alla vittoria del "premio Strega 2009". Dopo le varie polemiche
sulla gestione del premio ed il ritiro del vincitore annunciato Daniele Del
Giudice, la tanto sollecitata candidatura di Vitali da parte di lettori e
critici autorevoli, è finalmente arrivata col romanzo "Almeno il cappello"
(Garzanti). La decisione della rosa di candidati è nelle mani dei quattrocento
giurati, scelti tra intellettuali, artisti ed operatori del settore, che l’11
giugno selezioneranno i cinque finalisti che si giocheranno la finale il 2
luglio. Andrea Vitali si presenta dunque come una new entry nell’ingranaggio
dello Strega, ma non è certo uno scrittore nuovo al successo di vendite e di
riconoscimenti per la sua vasta opera narrativa, insignita recentemente col
premio letterario Boccaccio 2008 per l’opera omnia. Tra i suoi romanzi, quasi
tutti ambientati a Bellano, sul lago di Como, nel ventennio fascista, "Una
finestra vista lago"(2201), "Un amore di zitella" (2004), "La figlia del
podestà" (2005), "La modista" (2008) e "Dopo lunga e penosa malattia"(2008),
vincitori di prestigiosi premi ma soprattutto apprezzati da tantissimi lettori.
"Ma come
vive, Andrea Vitali, questa candidatura al tanto ambito e discusso premio
Strega?" mi risponde, con la sua solita ironia e il distacco di chi ha già vinto
grazie ai suoi lettori, "in tutta sincerità non sto vivendo la candidatura allo
Strega ma la sto guardando da spettatore in linea con la filosofia del mio
editore: stiamo a vedere quello che succede e comunque vada sarà un
divertimento." I premi," – continua l’autore – " come sai, sono un gioco, a
volte di potere. A me viene in mente Sanremo dove magari uno vince e poi il
secondo, o il terzo, diventano i veri vincitori morali, in termini di vendite e
gradimento del pubblico. E’ il pubblico che premia un libro o un disco"-
ribadisce Vitali- "il resto è una giostra, divertente per quel che dura. Ma non
puoi stare sul cavallino tutta la vita. Quindi allo Strega, se arriverà la
cinquina, ti confermo che andrò con le patatine ed il prosecco, mi divertirò
comunque vada e con me il mio editore". In quanto a divertimento con Andrea
Vitali si va sul sicuro, sono divertenti i suoi personaggi, i loro nomi, le
situazioni ambigue, rocambolesche, imbarazzanti, in cui si vengono a trovare e,
"Almeno il cappello," è un romanzo divertente, ironico, piacevole e molto
intenso. Protagonista è la fanfara di Bellano che suona in onore dei turisti che
sbarcano dal traghetto "Savoia". Composto da otto elementi è diretto dal maestro
Zaccaria Vergottini, "suonatore di cornetta per tradizione di famiglia",il
piccolo gruppo di musicisti aspira a diventare un vero Corpo Musicale di tutto
rispetto, orgoglio del podestà, del prevosto e dell’intero paese. Per arrivare a
questo obiettivo, i componenti della banda ce la mettono tutta ma devono
combattere con i problemi quotidiani e, se Evelindo Nasazzi è "impedito" dalla
moglie e non può suonare il bombardino, il ragioniere Onorato Germinazzi, che
non si separa dalla sua cornetta neppure quando cambia residenza e
inaspettatamente diventa direttore della banda. La musica con le mazurche, le
marce, gli inni, fa da sottofondo al romanzo incentrato sulle vite e le vicende
di alcuni abitanti del paese, "vittime" o "carnefici" dei loro destini. La
musica, dunque, da "Giovinezza" a "La canzone del Piave", o il "Silenzio", con
le sue stonature, i suoi accordi, le sue melodie, o i suoi crescendo, accompagna
le scelte dei personaggi. "La musica diventa quindi metafora della vita?",
chiedo a Vitali, che mi risponde: "circa la fanfara e la musica, la metafora e
sottointesa: ma non è tanto la metafora del fallimento quanto quella del fare
comune anche contro il destino. Il maestro Onorato sembra programmare, che è una
cosa soggetta a calcolo, invece, almeno nelle mie intenzioni, progetta, quindi
vola con la fantasia, come il Podestà che ambiva ad avere una linea aerea. Il
sogno"- "continua Vitali- "è sempre quello dell’evasione, dello sconfinare: per
rendersi conto, infine, che, tutto sommato, stiamo bene proprio nel luogo da
dove volevamo andare via. E ci ritorniamo". A proposito di luoghi, il lago di
Como è l’ambientazione ideale per le sue storie che nascono proprio sulle sue
rive. "Quanto conta, dunque, l’ambientazione, l’atmosfera del lago nella
costruzione del plot narrativo?" domando all’autore, "l’atmosfera del lago è
fondamentale" – risponde Vitali- "Il lago con le sue ubbie, le sue suggestioni,
i suoi umori, è presente nella mia vita sin da piccolo, da quando sono nato ed
ho abitato in una casa a picco sul lago. E’ un parente stretto che, per fortuna,
non morirà mai, a differenza di me. Ogni qualvolta ne ho bisogno è lì. Non posso
pensare di vivere altrove perchè quell’acqua, che non percorro nè in barca nè a
nuoto, è un bisogno dello sguardo. Quando, dopo un breve viaggio, ritorno a
casa, la cosa più bella è abbassare il finestrino della macchina non appena vedo
il lago e lasciare entrare l’aria. Sono a casa!".
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