Società

La Città Metropolitana e la Gomma (adesiva) del Ponte

"occorre una progettazione ed una pianificazione competente e partecipata"

 

di Pino Rotta (Coordinatore regionale di CONSCOM, Associazione disciplinare Sociologi e Consulenti della Comunicazione) 


Se questo dibattito lo facessimo a Neverland sarebbe (forse!) al riparo da implicazioni di carattere criminoso se non addirittura eversivo.

Ma non siamo a Neverland siamo in riva allo Stretto di Messina ed allora sarà necessario, in primis, distinguere il "grano dalla zizzania". Mettiamo subito in chiaro che il titolo non fa riferimento alla nota gomma da masticare che da sempre amiamo: è solo un’allegoria verbale!

La "città metropolitana" può essere un volano di sviluppo per un’area urbana (quella reggina) che fino ad oggi non è riuscita a trovare soluzione al suo stato strutturale di sottosviluppo. O meglio potrebbe, perché negli ultimi 50 anni la stessa area è stata un vero e proprio "buco nero" che ha risucchiato risorse economiche nazionali ed europee senza che di sviluppo si vedesse nemmeno l’ombra. La causa? Lo stretto connubio tra la criminalità organizzata e la cosiddetta "classe dirigente" locale e nazionale; indirizzare tutta l’attenzione sul ceto politico, credo, sia sbagliato, ingeneroso e soprattutto fuorviante.

Antiche esperienze e molteplici evidenze giudiziarie ci insegnano che ogni possibilità di illecito arricchimento mette in moto la fervida fantasia criminale.

E’ dai tempi dello sbarco alleato in Sicilia, della seconda guerra mondiale, che l’idea di un territorio separato dalla giurisdizione nazionale fa gola alla criminalità organizzata, perché non dovremmo allertarci oggi che siamo nel pieno del fermento federalista? Un fermento in cui tutto è ancora fumoso e indefinito tranne il fatto che la mafia c’è e le grandi opere, Ponte in testa, non sono solo "cosa nostra"!

Quindi avanti tutta con la città metropolitana ma con le armi (della giustizia) pronte all’uso.

Dopo questo che non è, a mio avviso, solo un prologo sull’ordine pubblico perché invece incide sulla capacità di decidere in libertà dello sviluppo e della qualità della vita di ognuno di noi, vorrei cercare di entrare nel merito più sociologico delle questioni poste dalla nascita di Reggio Calabria Città metropolitana.

Partiamo dal fatto: un articolo del decreto legislativo sul federalismo istituisce Reggio Calabria quale Città metropolitana, aggiungendola alle altre 9 più 3 siciliane già esistenti. Da qui tutto si deve ancora fare e sorgono questioni di carattere certo politico ma preliminarmente di analisi socioeconomica, di scelta metodologica della pianificazione urbana, e di scelta delle priorità derivanti sia sul piano politico che su quello scientifico.

Le questioni che si pongono sono rilevanti e le scelte metodologiche di progettazione e pianificazione avranno un sicuro impatto sul futuro assetto politico, istituzionale e culturale. Da cosa partiranno le istituzioni e la comunità scientifica per dare il via a questo progetto che al momento è solo un piccolo paragrafo nel contesto della legge di riforma federalista?

Cominceranno facendo riferimento alla collocazione geografica che vede lo Stretto come convenzionale epicentro del Mediterraneo, strozzato a Nord dalle impervie ed affascinanti alture aspromontane ed a Sud dalla grande ed importante isola di Trinacria, grande ma pur sempre un piccolo frammento di Mediterraneo?

O cominceranno dalla valutazione delle potenzialità offerte dal porto di Gioia Tauro, di Reggio e di Messina e dall’aeroporto dello Stretto? Dalle università che hanno già un ruolo di avamposto e che dovrebbero essere la punta di eccellenza in questo processo?

Forse questa dicotomia metodologica non è più in grado di dare risposte sufficienti ed occorrerà integrare approcci multidisciplinari più adeguati ai tempi e che, ad esempio, tengano conto della funzione dinamica del tempo passato e di quello che passerà fino alla realizzazione completa di questo processo.

Rimane inoltre apertissima un’altra questione. L’incipit per la costituzione di Reggio Città Metropolitana, proiettata in un’integrazione dell’Area metropolitana dello Stretto, è venuto dall’alto, seppure da rappresentanti democraticamente eletti, ma le scelte per il futuro assetto socioeconomico ed istituzionale saranno ancora calate dall’alto o vedranno coinvolte in maniera diffusa e democratica tutte realtà sociali interessate?

E’ una sfida che non bisogna lasciare cadere in atteggiamenti fatalistici aspettando solo di vedere quello che ci riserverà il futuro.

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