Scienza e società

Ambiente Ricerca e Territorio

A colloquio con il prof. Emilio Attinà, ricercatore presso la Facoltà di Agraria di Reggio Calabria

"i recenti finanziamenti di 20 mln di euro della Regione Calabria per la Ricerca agroalimentare daranno lavoro a 100 neolaureati"

il prof. Emilio Attinà


(redazionale)

D.: Professore quale è il rapporto la facoltà di Agraria ed il territorio in cui opera?

R.: La facoltà di Agraria è nata nel 1984, 25 anni circa di rapporti continui, ora intensi ora un pò distanti, una distanza marcata sia per quelle che sono state le esigenze del territorio che per la facoltà stessa. I primi approcci sono stati naturalmente con gli imprenditori agricoli, ma presto si è esteso a quello che rappresenta circa il 70% del territorio regionale la forestazione e l’ambiente. Un ruolo che si è ritagliata insieme alle altre due importanti facoltà meridionali: Napoli e Catania.

Col tempo la conoscenza del territorio e delle sue necessità è cresciuta ha affinato le nostre competenze ed ha permesso di guardare oltre il nostro territorio rivolgendosi ai Paesi del Mediterraneo con i quali si è aperta una collaborazione come ad esempio il recente master sull’olivicoltura destinato a ragazzi provenienti dai paesi del Nord Africa.

D.: I ragazzi che oggi si iscrivono alla facoltà di Agraria con che tipo di didattica si ritrovano?

R.: La nostra facoltà da subito è nata con la volontà di non essere una facoltà di tipo prettamente scolastico. Gli studenti si trovano ad operare in sinergia con i docenti per favorire un interscambio che coinvolge molto gli studenti. Oggi la facoltà ha ancor più accentuato questo metodo anche perché col tempo sono nate una serie di strutture che gli studenti hanno vissuto e contribuito a realizzare, come i laboratori di ricerca, i campi sperimentali dove vengo fatte attività di tirocinio e preparazione di tesi, attività che poi vengo fatte confluire nella didattica corrente. Queste attività puoi esce fuori dalla stessa facoltà ed ha raggiunto il mondo delle imprese in agricoltura e dell’artigianato presenti sul territorio.

D.: A proposito di rapporto tra la facoltà e le imprese, quali sono i rapporti anche progettuali tra queste due realtà?

R.: I rapporti esistono anche in virtù dei progetti finanziati con fondi regionali, comunitari ed anche ministeriali. Il problema con cui ci si è dovuti misurare è la carenza di aziende. Le iniziative che la stessa facoltà ha promosso sensibilizzando gli stessi studenti, invogliati a costituire aziende, hanno trovato le difficoltà, che per la verità sono comuni in tutto il Paese, e sono legate alla eccessiva lentezza burocratica che alla fine spesso fa perdere la voglia di continuare in queste esperienze. Per fortuna con il tempo, anche grazie ad una maggiore capacità progettuale, alcune iniziative si sta cercando di concretizzarle con una mentalità manageriale che non è più legata ad una gestione di microimpresa familiare ma tende verso un processo di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Per queste specificità sono nato ad esempio i corsi di laurea in Scienze e tecnologie alimentari dedicati proprio all’innovazione ed alla trasformazione dei processi produttivi che possono favorire la competitività dei prodotti sul mercato.

D.: Per tornare al Mediterraneo, in che modo la facoltà di Agraria può diventare punto di riferimento per la sua offerta di ricerca e di innovazione nei confronti dei paesi mediterranei in particolare del Magreb.

R.: E’ da tempo che in Italia, con la mediazione della Cooperazione Internazionale, esistono delle relazioni relative all’offerta di ricerca universitaria nei confronti di questi paesi. La facoltà di Agraria in particolare sta attivando un proprio canale, inserito in questa attività della Cooperazione Internazionale. Siamo in attesa di verificare la fattibilità soprattutto in termini di disponibilità finanziaria. Abbiamo esempi quali quelli dell’Università di Pisa, con io stesso ho una collaborazione, e lavoriamo sulla ricerca di base quale ad esempio la qualità e l’impatto ambientale nell’uso di fertilizzanti per pervenire ad un uso ottimizzato e meno invasivo di sostanze nocive per il territorio. Queste attività in particolare sono quelle che hanno una forte attrattiva su un buon numero di studenti che sono desiderosi di portare queste nuove tecniche in quei paesi che non hanno la possibilità di operare senza gli aiuti internazionali e che trovano in questa loro sensibilità verso la cooperazione internazionale anche uno strumento nuovo ma senz’altro efficace per il proprio inserimento nel mondo del lavoro.

In questa attività la facoltà di Agraria è molto impegnata e speriamo di vedere presto realizzate molte di queste iniziative.

(il video integrale è consultabile sulla Web Tv di Helios Magazine: www.heliosmag.it)

 

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