Recensione

Editoria - Intervista a Marco Polillo, editore e scrittore

di Cristina Marra


Editore, autore e presidente dell’AIE ( Associazione Italiana Editori), Marco Polillo, è un cultore del giallo classico, delle detective stories della Golden Age che profumano di campagna inglese e di sobborghi americani. Polillo è il creatore della fortunata collana "I Bassotti", nata per una passione personale e diventata il fiore all’occhiello della casa editrice: un vero tesoro per gli appassionati del genere ed una tappa obbligata per chi si appresta a leggere un giallo per la prima volta.

La collana, dai volumi rossi contraddistinti dal logo con il bassotto nero, vanta già più di sessanta titoli e un gruppo di amatori su Anobii.com, i cui membri si confrontano, commentano i romanzi e avanzano suggerimenti e consigli di lettura. Come mi racconta lo stesso Polillo "quando nel 1995 fondai la mia casa editrice mi ripromisi, una volta che il periodo di rodaggio fosse terminato e ci fosse un minimo di consolidamento nei conti, di fare una collana che avevo sempre pensato come a un piacere personale:il meglio della narrativa gialla della Golden Age del mystery, i gialli, in altre parole che più amavo. Nacque così, i Bassotti che poi con mio grande stupore, è diventata la collana più affermata della Polillo Editore".

Quanto alla scelta dei romanzi da pubblicare, Polillo mi risponde " alterno grandi classici (almeno per gli appassionati del genere) – o comunque i libri che un amante del giallo deve avere nella sua biblioteca ideale – a testi di autori meno conosciuti (o del tutto sconosciuti) che letti oggi mantengono in pieno la loro freschezza. Non pubblico alcuni titoli o autori talmente conosciuti che non porterebbero nulla di nuovo o altri, magari circondati da un alone di grandezza che però, riletti oggi, sono molto meno godibili". A proposito di libri godibili una curiosità è d’obbligo: "quali sono secondo un intenditore come Marco Polillo, i tre gialli da salvare?", "davvero difficile"- risponde l’editore"- "in ordine sparso: "Il mastino dei Baskerville" di Arthur Conan Doyle, "Lassassinio di Roger Ackroyd" di Agatha Christie ( sebbene io non sui un grandissimo estimatore di questa autrice che ha alternato cose splendide ad altre davvero modeste) e un John Dickson Carr a scelta di chi legge (è il mio autore preferito e quindi dovrei pensarci bene, forse "Il terrore che mormora"). Marco Polillo oltre che lettore ed editore di gialli, è anche autore di due romanzi pubblicati a distanza di dodici anni, "Testimone invisibile" ed il recentissimo "Corpo morto" (Piemme edizioni). Protagonista di entrambi i romanzi è il vicecommissario Enea Zottìa, , "di media statura, dai folti capelli neri e dai grossi baffi"da cui il soprannome "Baffo", "baffoni che sembravano promettere chissà cosa e che invece erano solo un rifugio dietro a cui nascondersi" .Ambientato nel suggestivo scenario di Positano, "Corpo morto" è un romanzo in cui detection e delitto vanno di pari passo con sentimento e dolcezza, lo stesso Zottìa pur essendo un eccellente e serio investigatore, rimane un inguaribile romantico. Sposato con la problematica e pessimista Enza, Zottìa "è lo stimato vicecommissario della questura di Milano, un uomo le cui opinioni erano rispettate e le cui azioni osservate con grande attenzione" che si reca a Positano in vacanza, ospite in casa di amici di vecchia data e rimane coinvolto nell’indagine di tre delitti oltre a restare, ancora una volta e dopo tanti anni, vittima del fascino della bella Elena. "Il giallo va scaldato e non c’è nulla di meglio dell’amore per farlo."- continua Polillo- "altrimenti abbiamo gli ennesimi brutali serial killers o i police procedurals: grande tecnica, molto sangue e poco cuore...". E di cuore in "Corpo morto" ce n’è tanto, quello dell’autore per Positano, quello del suo protagonista che sin dalla giovinezza nutre un sentimento non palesemente corrisposto, quello degli altri personaggi coinvolti nella vicenda, colpevole compreso."Positano dunque è la location in cui Polillo ambienta il suo delitto, il mare, un cadavere abbandonato in una barca che si lascia dondolare dalle onde, e altre due morti che avvengono nello spazio di pochi giorni e turbano la tranquillità degli abitanti e dei turisti che a ottobre si godono le bellezze di Positano. Un intreccio che "il buono, paziente, effidabile, metodico" Zottìa riuscirà a chiarire a modo suo, prima di lasciare Positano e tornare a Milano. La location e le atmosfere evocate dai luoghi sono dunque essenziali per il plot narrativo, "i posti devono essere riconoscibili"- conferma Polillo- "il lettore deve (e in molti casi vuole) identificarsi con uno dei personaggi e se si trova a suo agio nel luogo dove si svolgono i fatti, perchè lo conosce o ne ha sentito parlare o gli piacerebbe andare, tanto meglio. E’ vero che in questo modo il lettore non può crearsi un suo spazio immaginario, ma secondo me tra la pura fantasia e il luogo vero, meglio il luogo vero".

 

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