Società

Belpaese: Economia assistita e welfare "delegato"

"i capitali fuggono e i cittadini pagano i debiti perdendo garanzie e reddito"

 

di Pino Rotta


Nei primi mesi di quest’anno, in economia, ne abbiamo viste veramente di belle!

Soprattutto negli Stati Uniti dove è scoppiato addirittura lo scandalo di Obama "socialista". Nessuno dei paesi occidentali, ad eccezione dell’Italia, è rimasto inerte davanti alla bolla speculativa, creata e fatta esplodere dalla finanza internazionale.

Ma perché la finanza internazionale decide che è il momento di far saltare il banco? Due le rispose possibili.

La prima è che dopo avere accumulato immense fortune con speculazioni rapaci l’America Latina e i mercati orientali e aver goduto del boom di profitti legato alla triplicazione del prezzo del petrolio, in conseguenza della guerra in Iraq, si è trovata a gestire immensi flussi che nel vero senso della parola sono "virtuali" poiché non poggiano come dovrebbero su attività produttive reali quindi ora è tempo di "ristrutturare" i mercati..

La seconda è che, data l’esposizione debitoria (soprattutto verso la Cina), la finanza dei paesi occidentali si è riproposta di mettere a posto i conti espellendo dal mercato quelle aziende che in questi ultimi quindici anni sono nate e vissute solo come sistema di intermediazione di prodotti ad alto tasso di "creatività" e poi sono esplose! In altre parole comprando debiti e crediti finanziari, cioè facendo profitto da quello che per una persona comune sarebbe attività di strozzinaggio e quindi perseguita penalmente. Invece… ecco la soluzione! Il mercato liberista e capitalista riscopre lo Stato! Sotto il ricatto di devastanti conseguenze sociali, in termini di perdita del lavoro o della casa, lo Stato interviene e acquisisce i debiti di queste scatole vuote, nessuno di quelli che hanno prodotto il danno paga perché i costi vengono scaricati su tutti i comuni cittadini, vedi caso Alitalia o sanatoria per i capitali italiani esportati all’estero per non pagare le tasse. Altro che Obama socialista! Nulla di nuovo sotto il sole: questa è storia del capitalismo. Soprattutto nei periodi di crisi, nei paesi democratici c’è la necessità di interventi a sostegno delle fasce deboli attraverso una serie di politiche sociali che vanno a costituire il cosiddetto Stato Sociale (Welfare). Ma chi e come sostenere? In questo campo possiamo individuare tre modelli: quello americano, quello europeo e quello italiano (molto interessante anche il modello Greemen Bank fondato da Muhammad Yunus in Bangladesh, che merita un capitolo a parte. Vedi Sommario).

Quello americano sta dimostrando proprio in questi giorni quanto sia lontano il mercato dagli interessi delle persone mettendo pesantemente in campo tutte le lobbies e gli interessi delle multinazionali farmaceutiche e finanziarie contro la battaglia storica dei Democrats sulla riforma sanitaria. Negli Stati Uniti 47 milioni di persone non hanno polizza sanitaria semplicemente perché non hanno i soldi per pagarsela; sono vincolate al reddito anche la scuola e l’università. In Europa le cose sono un poco diverse. Si va dai paesi scandinavi dove, a fronte di un alto prelievo fiscale, viene offerta a tutti i cittadini la completa garanzia sociale, dalla nascita alla morte, fino al Portogallo o alla Grecia dove il principio di garanzia sociale è comunque fissato nella forma ma diventa difficile applicarlo nella pratica a causa delle scarse risorse economiche pubbliche e private. L’Europa è tale in ogni caso perché si fonda sulla solidarietà sociale, anche se gestita con strumenti diversi da paese a paese, questo è il tratto distintivo dell’Europa nata dall’Illuminismo: lo Stato garantisce ad ogni cittadino le tutele fondamentali in particolare la salute e l’istruzione.

Infine c’è il modello italiano dove si è riusciti ad accumulare un enorme debito pubblico senza garantire parità di accesso e qualità alle protezioni sociali, di fatto quindi si è creata una situazione di diseguaglianza sociale in cui il ceto medio si vede sempre più schiacciato verso la fascia di precarietà economica con la paura costante della povertà, che già tocca più di 4 milioni di persone. La sfida di un paese civile e democratico diventa oggi riuscire a coniugare diritti civili e diritti sociali, in forma laica senza condizionamenti etici di parte, perché i diritti sono elementi fondamentali della tutela della persona, di ogni persona e non di categorie sociali quali la famiglia, i generi (quali che siano), le etnie, le associazioni, i sindacati, ecc. Da tempo in Italia (ma anche l’Europa comincia a mostrare il fianco) la politica è screditata perché non riesce più a svolgere la sua unica funzione: far progredire nella qualità civile ed economica gli italiani a cominciare dai più deboli. Il risultato è che due generazioni, nate tra il 1970 ed il 1980, sono già state private del diritto al futuro, mentre per le generazioni più vecchie e più giovani di queste, vale ancora solo l’inesorabile legge delle lobbies economiche a cui la politica non riesce più a fare da argine.

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