Recensioni

Carol Topolski - L’amore è un mostro (Bompiani editore)

"...la bambina sottraeva tutta la luce e aspirava il colore..."

 

di Cristina Marra


I coniugi Gutteridge "molto belli, molto gelidi e molto riservati" sono una giovane coppia innamorata. Splendida casa, giardino curatissimo, auto di lusso, gioielli costosi. Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari per rendere la loro dimora e la loro vita perfetta.

Brendan e Sherilyn, i protagonisti del romanzo di Carol Topolski, psicoterapeuta londinese alla sua prima esperienza di scrittrice, si conoscono al lavoro, si innamorano, si sposano e si trasferiscono da Londra a Manchester nel quartiere residenziale di Crescent. "Come dei disegni che ti veniva voglia di colorare o scarabocchiare" i Gutteridge conducono una vita riservata con qualche saluto cordiale ai vicini, e qualche cena di rappresentanza. Lei: minuta, bionda, sempre elegante e truccata, lui: alto, fisico possente e altrettanto impeccabile ed elegante. Ma cosa si nasconde dietro tanta perfezione? E soprattutto perchè l’arrivo di una figlia interferisce nel loro legame di coppia? E’ questo il tarlo che perseguita la vicina di casa Charlotte che, insospettita da comportamenti inusuali e dalla prolungata assenza della piccola Samantha chiama la polizia. Ciò che vede l’agente Alun e che lo sconvolge psicologicamente, è quel che rimane del corpicino della piccola. Il tremendo infanticidio è raccontato con freddezza e trionfo dagli stessi genitori mentre la loro storia è narrata da coloro che li hanno conosciuti. La tremenda vicenda turba o mina totalmente le menti e gli animi di quanti, seppur indirettamente, ne sono stati coinvolti. Vicini di casa, assistenti sociali, colleghi di lavoro, familiari, amici, ogni personaggio racconta dal suo punto di vista e dalla sua esperienza, chi sono Sherilyn e Brendan. Shirley, Kaye, Marylin, Angela, Peter, Ronalf si sentono per molti aspetti coinvolti o complici dell’atroce omicidio. L’autrice ricostruisce attraverso i ricordi dei personaggi l’infanzia difficile, i traumi e l’incomunicabilità vissuti dai Gutteridge bambini. Traumi che hanno lasciato il segno e hanno fatto crescere il germe della follia. La scrittrice con una scrittura asciutta ed essenziale, fa entrare il lettore nella mente di ogni personaggio consentendogli di comprenderne stati d’animo e paure, colpe o rimorsi. "L’amore è un mostro" non ha la struttura narrativa tipica del romanzo ma scorre nella vita dei protagonisti e dei testimoni come una cronaca dettagliata e finalizzata all’analisi psicologica. La mancanza di un io narrante e dei dialoghi rendono le descrizioni ancora più incisive perchè spogliate dalla possibilità di una partecipazione emotiva che possa in qualche modo "giustificare" i fatti. La prima parte del romanzo sviscera momenti di vita della coppia, nella seconda sono Brendan e Sherilyn a raccontarsi partendo dal loro incontro fino alla complicità nell’omicidio. A unirli fino alla fine è il loro amore patologico, il loro sentirsi insieme una sola persona vincente su tutti gli altri. Entrambi si sono costruiti un’identità diversa, "la loro casa sembrava inespugnabile e anche loro erano così", tutto calcolato per raggiungere una perfezione cercata dalla malattia mentale. Si considerano "anime gemelle, anzi anime fuse" e paragonano la loro vita "a dei diari chiusi con un lucchetto" fino a quando incontrandosi ne trovano la chiave. L’amore che ha unito la coppia è forte e patologico e non permette a nessuno neanche a una piccola innocente di interferire con la loro nuova vita "la bambina sottraeva tutta la luce e aspirava il colore" della loro vita fasulla e malata. L’autrice rende più manifesta la malattia mentale dei Gutteridge man mano che la narrazione si sposta dal racconto a più voci a quello personale di Sherilyn e Brendan. La follia e le sue manifestazioni vengono amplificate dal legame di coppia e, nello stesso tempo, abilmente nascoste da una vita ordinata e perfetta. La storia romanzata dei Gutteridge richiama alla mente del lettore italiano un recente fatto di cronaca che ha evidenziato il forte eppure patologico rapporto di una coppia capace di un efferato omicidio multiplo pur di salvaguardare la propria quotidianità, regolata da consuetudini ripetitive e disturbate dalla presenza di una famiglia chiassosa.

 

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